BéBert Edizioni: “Sex Work”, cosa si cela dietro il mestiere più antico del mondo

sex-work_bebert_chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Partendo proprio dall’espressione “il mestiere più antico del mondo”, la sociologa Giulia Selmi nel suo saggio Sex Work- il farsi lavoro della sessualità edito da BéBert, mostra come possa cambiare la percezione della dicotomia prostituta-soggetto deviante, alla luce di una scelta consapevole delle donne che ne sono coinvolte.
“Il mestiere più antico del mondo” è una definizione che la stessa autrice mette in discussione, perché ascrive il fenomeno ad un contesto spazio temporale assente, dove non viene preso in considerazione tutto quello che determina la circostanza in cui si sviluppa lo scambio, nega la soggettività dei casi e tutti gli elementi socio-politici che definiscono la specificità del singolo. Continua

Arduino Sacco, “L’amante della massaggiatrice cinese”: una lunga visione erotica

lamante-della-massaggiatrice-cinese_chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Esistono amori, falsi o veri, sventolati in piazza, urlati nei social, scritti sui marciapiedi. Esistono altri amori, falsi o veri, che si consumano in sordina, che si nutrono di fantasie e che è meglio lasciar segreti. Certe storie nascono nel silenzio di logori anfratti urbani e silenziosamente si consumano, lontane dalla ribalta. L’amante della massaggiatrice cinese di Rosa Santoro è una di queste storie. Comincia così:
Un pomeriggio ho visto Amneris. Bella, tonda e corposa.
Lei lavorava al Centro Massaggi Elisir. La mia finestra era sparata sul suo negozio. Una donna intelligente la cui bellezza esteriore non era da meno a quella interiore. I suoi due occhi morati radiavano tutto il viso, e i puntini di lentiggini sembravano spruzzati vivacemente sulla sua pelle”.
La finestra è quella di un professore sessantenne, in pensione, completamente solo e afflitto da una malattia che può placare solo a dosi di morfina. Amneris è giovane, non parla l’italiano, ma le sue mani parlano per lei e scivolano sul corpo stanco di quest’uomo, lo accudiscono, lo coccolano, forse lo amano. Continua

Giorgia Sbuelz, “Nippon Shots”: pillole di un viaggio fisico e sensoriale

Layout 1Giulia Siena
ROMA“[…] Il Giappone scatena in chi lo visita sensazioni forti. Se ne fai una meta di viaggio, molto probabilmente, te ne innamorerai. Se accarezzi l’idea di rimanere, o se solo provi a vivere per il tuo periodo di soggiorno alla maniera giapponese, entrano in ballo altri fattori. Io ho sperimentato sulla mia pelle l’alienazione, la frustrazione, la gioia pura e il massimo stupore, più qualcosa di sfuggente al nostro percepire occidentale, che definirei di compartecipazione a una coscienza superiore di struggente bellezza, un rapimento sensoriale che ti logora dentro e di cui non si può fare a meno”.

Il viaggio comincia dal desiderio di conoscenza, dalla curiosità prorompente e dal bisogno di attraversare altri luoghi. Il viaggio di Giorgia Sbuelz è segnato dalla necessità di incontrare quel mondo che fin da piccola l’aveva rapita con i suoi colori, disegni, storie. Continua

Odoya: “Storie straordinarie di italiani nel Pacifico”, i precursori di Corto Maltese

CuzziPacifico_odoya_chronicalibriGiorgia Sbuelz 
ROMA – Approfittando dell’imminente cinquantesimo anniversario dell’opera di Hugo Pratt, Una Ballata del mare salato, Marco Cuzzi e Guido Carlo Pigliasco omaggiano i viaggiatori italiani che dal 1850, e per un secolo, salparono da quella che era una “una mera espressione geografica” prerisorgimentale verso l’ignoto dei mari del Pacifico del Sud.
Storie straordinarie di italiani nel Pacifico, edizioni Odoya, è una raccolta di biografie di quegli italiani meno noti che non hanno fatto la storia, ma che senza dubbio aggiunsero un contributo alle cronache; persone che si lanciarono letteralmente alla grande avventura. Continua

“La terra chiama”: storia di un’emancipazione razziale e di una rivoluzione socialista fra blues e campi di mais

La terra chiama_Habanero edizioniGiorgia Sbuelz
ROMA – Nei primi decenni del Novecento, sebbene l’esercito nordista abbia avuto la meglio nella Guerra Civile, l’integrazione fra bianchi e neri, fra padroni e servitori, è pura utopia.

La schiavitù esiste ancora, nelle sferzate, nei salari da fame, nelle minacce e nei pestaggi inferti ai braccianti di colore. Negli Stati del Sud, dove le idee di Lincoln sono state accolte come un insulto ad un’intera cultura e recepite come un calcio all’economia latifondista, le ritorsioni del Klan sono più efferate, e i corpi dei neri ribelli penzolano dagli alberi in risposta all’emancipazione afroamericana.
Il popolo nero controbatte aggregandosi e suonando il blues.
La terra chiama, il romanzo di Luca Impellizzeri edito da Habanero, è la storia di una rappresaglia e di un sogno di libertà. Continua

Meridiano Zero: “Il romanzo di Matilda”, la vita e le imprese di una donna tenace

il romanzo di Matilda_Meridiano Zero _ chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Il romanzo di Matilda di Elisa Guidelli pubblicato da Meridiano Zero, rispolvera la figura storica della Grancontessa di Canossa, nota ai posteri per la parte da mediatrice che ebbe nel periodo delle lotte per le investiture e, soprattutto, per l’episodio che riguarda l’umiliazione del sovrano Enrico IV di Franconia, nell’ormai celeberrima rappresentazione che lo ritrae penitente al cospetto di papa Gregorio VII. Ma Matilda di Canossa fu molto di più e Elisa Guidelli, dopo una ricerca storiografica durata ben dieci anni, ci restituisce il ritratto di una donna sorprendentemente moderna, dalle eccezionali abilità politiche, conscia della sua femminilità e fiera della sua genealogia. Continua

Paul Gauguin: il selvaggio della pittura

Gauguin_odoya_recensione chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – “Questo è uno studio di Gauguin come uomo. Poiché l’uomo non può essere separato dalla sua opera, ci siamo soffermati, quando lo abbiamo ritenuto necessario, sullo sviluppo dell’artista.” Partendo da questo assunto enunciato in prefazione, i coniugi Lawrence ed Elisabeth Hanson compiono, nella biografia Paul Gauguin, Edizioni Odoya, un viaggio nella vita di uno tra i più avventurosi artisti mai esistiti, e nel periodo più movimentato che l’umanità abbia sperimentato. Continua

“La meccanica delle ombre” e generazioni alla ricerca di miracoli

Stefano Solventi_La meccanica delle ombre_chronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Benni ha quarant’anni, un divorzio, una figlia adolescente e la minaccia della cassa integrazione. Nulla di straordinario ci verrebbe da dire, tutto in linea con i soliti parametri generazionali, invece qualcosa di straordinario Benni la possiede.
La meccanica delle ombre di Stefano Solventi, pubblicato da Cicorivolta Edizioni, è la storia di un uomo che pare sventi le sciagure con la sua sola presenza: le persone escono illese da incidenti paurosi, le malattie regrediscono e le rapine non avvengono. Gli amici coetanei gridano al miracolo, Benni invece se ne infischia e ignora, o prova ad ignorare, il rumore che si fa intorno a lui, sulle sue “doti” di portafortuna in carne e ossa. Continua

“Lhotar e il risveglio del Murskull”: l’avventura di un elfo e una fata intrappolati sulla Terra

Lhotar-e-il-risveglio-del-MarskullGiorgia Sbuelz
ROMA – Agrilard è una mondo dove ancora viene praticata la magia. Lhotar ed Ellywick – protagonisti di Lhotar e il risveglio del Murskull, il libro di Gionata  Scapin edito da Marcianum Press – sono un elfo e una fata che, a causa dell’incantesimo di uno stregone, sono stati scaraventati nella terra degli umani, dove ci si è dimenticati della magia e dove le creature fatate sono state relegate a pure invenzioni fantastiche.  Lhotar ed Ellywick scortati da Matthias, un giovane archeologo che ha promesso di proteggerli, seguono una pista per ritornare a casa, non senza destare le attenzioni di Stephen, un magnate privo scrupoli ed ex capo di Matthias, che intende catturare le due creature per poterne trarre il massimo profitto.

La notizia del ritrovamento di quello che sembra essere proprio un uovo di drago, accende le speranze dell’elfo sulla reale possibilità di un ritorno ad Agrilard, tuttavia procede nelle sue indagini brancolando nel buio.

 

La svolta arriva da Margarete, una brillante quanto affascinante ricercatrice che si ritrova coinvolta nella storia. Decifrando delle enigmatiche incisioni nascoste in una grotta ad Amburgo che gli avi di Margarete custodiscono da secoli, Lhotar e gli altri raccolgono nuovi indizi per continuare la ricerca, sebbene nell’impresa venga per sbaglio rievocata un’ entità malvagia così spaventosa e potente da poter annientare persino un drago, l’essere magico più temibile che sia mai esistito. Il Murskull, questo è il suo nome, si è cibato per secoli di ogni briciolo di fonte incantata che ancora lega la Terra agli altri mondi, e lo fa con ferocia indomita, presentandosi sotto forma di vortice dalle mille fauci che sradica e fagocita ogni cosa o creatura al suo passaggio. Far ritorno ad Agrilard, seminare Stephen e i suoi scagnozzi, bloccare il Murskull prima che divori il pianeta, come fare senza l’aiuto di un drago? Ma i draghi esistono ancora? Le iscrizioni sulle pareti della grotta conducono i nostri al castello di Urquhart, sul lago Ness in Scozia e qui, attuando una serie di espedienti, si mettono in contatto con Tanzeum Sath di Myr Ness, l’ultimo drago nero esistente sulla Terra. Attirare la benevolenza di un drago dal cuore avvizzito pare un’impresa impossibile. Nel corso dei secoli, la vetusta creatura ha maturato una sequela di esperienze sul genere umano che ha sedimentato in lui una serie di amare convinzioni sul fatto che per la specie terrestre dominante non ci sia redenzione; così infatti si rivolge a Matthias quando il gruppo riesce a scovare la sua tana:

“Voi umani avete perso ogni relazione con il mondo trascendentale. Nei secoli della vostra storia non avete dato la benché minima possibilità alle entità degli spiriti di penetrare nelle vostre coscienze e di prosperare nell’equilibrio del mondo. […] A tal punto da invidiare, odiare, condannare, massacrare, sterminare qualunque altra specie erudita di capacità superiori alle vostre”.

 

Lhotar e il risveglio del Murskull  è un romanzo che segue le linee classiche della narrativa fantasy. L’autore, Gionata Scapin, dosa con equilibrio momenti d’azione e colpi di scena a riflessioni su mondi perduti e scenari passati. Ci parla dei draghi e della loro lingua, il draconiano, fa spostare i protagonisti di metropoli in metropoli fra inseguimenti e sparatorie, mentre rivisita il mito del mostro di Loch Ness e ci fa intenerire con una fata dalla luce azzurrognola capace di commoventi slanci altruistici. Sequenze adrenaliniche si snodano da un capo all’altro del globo e conducono ad un finale che lascia presagire dell’altro… il sospetto è che le avventure di Lhotar non termineranno qui.

“Codinobianco e il cappello pensante”: l’avventura di un leprotto come mezzo di crescita per ogni età

codinobianco_e_il_cappello_pensanteGiorgia Sbuelz
ROMA – Quanto coraggio occorre a un leprotto per attraversare il bosco insidioso alla conquista di un Cappello Pensante, o… di sé stesso?
Codinobianco è un leprotto che abita in una graziosa tana fra i cespugli di biancospino. Accudito dalla sua famiglia, vive in una cornice rassicurante che profuma di erbe selvatiche e pane appena sfornato, ha degli amici fidati e le sue giornate sono sempre uguali, proprio come si addice a un buon leprottino. Eppure Codinobianco sente di avere un limite che lo preoccupa: la memoria.
Quando Codinobianco poggia qualcosa da qualche parte, la dimentica, così come succede con le faccende ordinate da mamma e papà, per non parlare dei compiti di scuola! Un giorno viene a sapere dell’esistenza di un Cappello Pensante in grado di donare la memoria a chiunque lo indossi. Decide immediatamente che deve esser suo, ma… come ogni orpello magico, o strumento di crescita, non è facile da ottenere, e in questo caso Codinobianco dovrà raggiungere la bottega di un’anziana topolina, la Signora Agoefilo, sulle sponde del lago oltre i limiti del bosco. Non solo: la bottega compare e scompare a suo piacimento e occorre trovarla prima che scenda la sera.
Comincia l’avventura di Codinobianco, le cui imprese sono accompagnate dal canto del vento saggio, che sottolinea, commenta e suggerisce, un percorso che è quello di ogni bambino che si affaccia alla vita: “Per ottenere qualcosa di buono e bello è necessario non mollare mai, e non stancarsi di sognare. Anche la speranza ci aiuta a non smarrire la giusta strada, come l’amore”.
Codinobianco e il cappello pensante di Miriam Dompieri Negri, edito dalla veneziana Marcianum Press, è la favola per il bambino e il vademecum per l’adulto, poiché esiste un bosco per ogni età, con le sue prove e i suoi insegnamenti, e le storie come quella di Codinobianco aiutano a ricordare quale sia l’equipaggiamento essenziale per affrontare ogni sfida, indicando l’ atteggiamento giusto, che è quello vicino alla prodezza infantile, ma ben distante da ogni adulta ingenuità. Codinobianco sa distinguere per intuito gli amici buoni da quelli cattivi, il falso aiuto e soprattutto la falsa spavalderia dal coraggio. Il coraggio, del resto, è altro. Il coraggio è affrontare le personali paure attingendo alle proprie potenzialità e alla propria sorgente creativa. Lo sa bene il vento:
“ Quanto coraggio ha trovato Codinobianco dentro di sé per entrare nel bosco!
Tutto solo ha affrontato la paura per ciò che non conosceva. Se si vuol crescere e imparare bisogna trovare il coraggio di fare qualcosa di nuovo”.
Chi non ha bisogno di un Cappello Pensante per ricordare ogni giorno come superare gli ostacoli del bosco? Codinobianco quel cappello è riuscito a conquistarselo.