Pro Armenia: le voci inascoltate di un massacro annunciato

Pro ArmeniaGiulio Gasperini
AOSTA – Sono 100 anni, quest’anno, dal genocidio armeno: circa un milione di persone trucidate sistematicamente sotto gli occhi omertosi e indifferenti di un occidente che pensava a come curarsi dai disastri (e a come approfittare, conquistando) di una Guerra mondiale. Nel volume Pro Armenia. Voci ebraiche sul genicidio armeno, edito da Giuntina nel 2015, con prefazione di Antonia Arslan, sono raccolte a cura di Fulvio Cortese e Francesco Berti quattro testimonianze di quattro spettatori di stirpe ebraica sullo sterminio armeno, primo evento della storia a meritarsi l’appellativo di “genocidio” (coniato da Raphael Lemkin, giurista polacco di origine ebraica, nella sua opera “Axis Rule In Occupied Europe” del 1944).I racconti del volume, che si basano sul doppio concetto erodotea dell’autopsia e della testimonianza indiretta, sono preziosissimi documenti di quattro personaggi che più o meno indirettamente hanno vissuto in prima persona il dramma degli armeni, aprendo al lettore delle prospettive finanche inedite su uno dei capitoli più drammatici della storia europea e sottolineando le responsabilità turche, ma anche curde, e particolarmente tedesche. La Germania, infatti, nazione di riferimento per l’Impero ottomano, nonostante la sua autorità non si schierò mai, secondo queste testimonianze inedite in Italia, in difesa del popolo armeno; piuttosto, fomentò spesso questo atteggiamento e volse lo sguardo altrove durante quei drammatici giorni, rendendosi in questo modo complice e corresponsabile anche di questo genocidio. È una tesi ben documentata e sostenuta a gran voce da Aaron Aaronsohn, nel brano “Pro Armenia”, ma anche di Lewis Einstein in “I massacri armeni”.
Oltre alla lettura storiografica, che ci rivela responsabilità finora insospettate, pressioni e ruoli diplomatici inattesi, la documentazione delle sevizie subite dagli armeni e delle violenze a cui furono condannati lascia senza fiato, sbalorditi per la ferocia e la disumanità. E ancor più impressionante è l’inutilità delle altre nazioni, a cui ripetutamente gli armeni si appellarono, essendo la loro situazione instabile e insicura. Particolarmente drammatici i ricordi di Sarah, sorella di Aaron Aaronsohn, che proprio in seguito ai racconti della sorella decise di fondare il N.I.L.I., un gruppo clandestino di patrioti ebrei che operò a fianco della Gran Bretagna nei conflitti con l’impero ottomano in Palestina: la ragazza raccontò atrocità tremende, che il fratello descrive con estremo dettaglio nel molto toccante e commovente “Pro Armenia”, pur consapevole di rischiare di esser accusato di esagerazione ed esasperazione.
Impressionante è l’accelerazione dell’aggressività e della virulenza delle autorità turche contro il popolo degli armeni, sterminato sulla base di una pianificata ideologia, che voleva concludersi, secondo l’opinione di Raphael Lamkin nel suo “Dossier sul genocidio armeno”, con la risoluzione della “questione armena”: la cifra di circa 800.000 assassinati alla fine del 1915, tra uomini donne e bambini, su una popolazione compresa tra 1.600.000 e 2.000.000 di persone nel 1912, può rendere l’idea di come la Turchia sia andata pericolosamente vicino al suo intento. E di quanta responsabilità abbiano, in questo massacro, anche gli omertosi “soliti noti”.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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