"Al limite della notte": siete proprio sicuri che la Bellezza salverà il mondo?

Giulio Gasperini
ROMA –
È proprio certo che la Bellezza, quella con la “B” maiuscola, quella che non lascia spazio a dubbi e fraintendimenti, salverà il mondo? Che ci farà varcare i confini di quella notte sul cui limite sempre tentenniamo e perdiamo l’equilibrio? Peter Harris è un gallerista, che porta avanti il suo lavoro coraggiosamente, in tempi di recessione e crisi economica: chi meglio di lui potrebbe esser certo che il Bello, anzi: la Bellezza, può – senz’ombra di dubbio – innalzare l’animo umano sopra la barbarie dei tempi moderni?
Michael Cunningham esplora, in “Al limite della notte” (pubblicato da Bompiani nella collana Narratori stranieri), le anse mentali d’un esponente (in estinzione) d’un terziario che, dopo aver garantito soldi e potere, si ritrae di fronte alla crisi economica mondiale. Quasi ammirevole quest’adesione impietosa al contesto sociale ed economico, che evidenzia ancora di più la crudele e spietata analisi alla quale il personaggio, un po’ involontariamente (e sadicamente) si sottopone, con una sicurezza quasi granitica nella sua capacità, alla fine, di saper risolvere il sé stesso perplesso e dolorante.

Il mestiere di gallerista è, per Cunningham, uno status (come non ricordare, inoltre, Charlotte York, una delle quattro “stelle guerriere” di Sex and the City, che, per l’appunto, svolgeva codesta professione?) della scintillante ma passata New York City. Adesso, negli Anni Zero, è uno dei pretesti per accelerare narrativamente la crisi del protagonista, e sviluppare la conturbante e rapsodica messa a fuoco dei suoi interiori disastri. Peter conosce la Bellezza, sa quantificarla e mercificarla, la sa vendere e appendere; la sa anche rinnegare (per la dittatura del dollaro). Però, quando si trova di fronte alla perfetta bellezza classica (da scultura marmorea) del complicato fratello della moglie, smarrisce ogni sua difesa, abbandona ogni veglia e asseconda la sua crisi, rispondendo con sempre più partecipazione al presunto richiamo della Bellezza. Ma la Bellezza si rivelerà per quella che è veramente: un’entità che gioca sporco e non ti concede mai l’occasione per riscattarti.
Michael Cunningham ci ha abituato, ahimè, a ben altri capolavori. Ma anche in questo romanzo sentiamo la presenza dei suoi percorsi mentali, delle sua architetture narrative che così affascinano, per la loro arditezza e il loro rumoroso respiro. Per tutto il romanzo ricerchiamo, nell’accelerazione d’un’apnea, una risposta alla domanda. Alla fine, siamo solo certi che
la Bellezza tradisce; e che, ancor peggio, indisturbata ricatta.

TEA: L’amore secondo Torben Guldberg

Silvia Notarangelo

Roma“Tutti i miei viaggi nascevano dallo stesso desiderio. Tutte le storie che andavo raccogliendo le scovavo nel tentativo di trovare una risposta alla stessa domanda”. Queste parole sono di un cantastorie, un cantastorie immortale ma ormai stanco, dalle rughe profonde, che decide di fermarsi, perché è arrivato il momento di smettere di raccontare per cominciare ad ascoltare. Inizia con questa confessione “Tesi sull’esistenza dell’amore”, il romanzo d’esordio di Torben Guldberg, pubblicato da TEA. L’interrogativo che tormenta da sempre il protagonista è uno solo: capire che cos’è l’amore, come si manifesta, quali sono, se ci sono, delle leggi in grado di svelarne gli impenetrabili meccanismi. Cinque secoli di storia sono ripercorsi mediante il racconto di altrettante vicende, intimamente legate, eppure profondamente diverse l’una dall’altra.

Nel Cinquecento l’amore si esprime nella melodia di Frans e Amelie, nel suono della straziante nostalgia evocata dai due innamorati lontani, poi, nel secolo successivo, prende vita nei quadri di Gregarius, uno stravagante avventuriero stregato da un “angelo”, la bellissima Mari, ma incapace di resistere al richiamo del mare. Il desiderio di conoscere è irrefrenabile anche nel giovane Hans, capace di intuire una metafora suggestiva quanto fatale per la sua vita. L’amore è, per lui, come la luce, “invisibile mentre si muove” ma capace di farsi “sentire quando colpisce”. Filosofia, momenti di felicità difficili da decifrare e impossibili da trattenere, uno squallido scambio economico: sono queste le forme assunte dall’amore nelle storie degli ultimi due secoli. Henrik, il protagonista del Novecento, persegue un suo, personalissimo obiettivo, dimostrare che l’amore, al pari di tutte le cose, si può comprare e che il suo prezzo non è una “questione sentimentale”, ma è determinato da semplici e oculati investimenti. Una storia amara, priva di illusioni e senza lieto fine, che sembra prospettare un futuro tutt’altro che roseo.
Al termine di questo incredibile viaggio, i dubbi del vecchio cantastorie non sono ancora sciolti: magari è la domanda ad essere sbagliata, se si chiede cos’è l’amore, si presuppone che esista. Ma forse, come gli suggerisce l’amico Baldur, la risposta è proprio nella domanda, perché è nel momento stesso in cui sorge l’interrogativo che l’idea di amore è già lì, presente in ognuno.

"Morte nei boschi". Viaggio nell’animo umano in bilico tra bene e male

Agnese Cerroni

ROMA Da bambino, Nonno Goriot aveva sentito raccontare la misteriosa storia della bestia del Gevaudan che per molti anni aveva terrorizzato la popolazione sbranando donne e bambini”.
La storia proposta da Giorgio Celli e Costanza Savini nel romanzo “Morte nei boschi” pubblicato da Ugo Mursia Editore ci conduce in Francia, durante gli anni del regno di Luigi XV, nella tranquilla regione del Gevaudan, dove gli abitanti vivono di agricoltura e pastorizia e il tempo è scandito dal ciclo delle messi. Improvvisamente la quiete di quei luoghi viene turbata dal ritrovamento di corpi nelle radure della valle, dilaniati con lo stesso macabro modus operandi. Vox populi attribuisce i delitti ad una creatura mostruosa che pare si aggiri per boschi e prati, aggredendo le pastorelle e i bambini che portano le vacche all’alpeggio. La gente dei villaggi vive nel terrore di un gigantesco animale dalle fattezze di lupo assetato di sangue. O forse si tratta di un demone uscito dall’inferno o addirittura un flagello divino che già i parroci delle parrocchie di montagna da tempo avevano minacciato? Chi è dunque la Bestia del Gevaudan? Nessuno è in grado di rispondere alla domanda. Per circa quattro anni la bestia semina morte per tutta la regione, incutendo terrore tra la povera gente, in balia delle suggestioni della superstizione e del peccato. Poi, tutto d’un tratto, si dissolve nel nulla, lasciando dietro di sé un senso di vuoto e di inquietudine.
Sotto una pioggia fredda e torrenziale, un viandante dai capelli biondo-cenere e “lo sguardo benevolo e malevolo insieme” trova rifugio in una stamberga lungo il ciglio di una strada. I vestiti sono logori e malconci, ma ad uno sguardo attento non sfuggono le sembianze di ciò che resta di un abito talare. Ad accoglierlo in quell umile ricovero una ostessa compiacente, dalle mani tozze e gravate da anelli d’oro matto. L’ululato lugubre di un lupo scatena i ricordi di Stefan, questo è il nome dell’uomo, che comincia a raccontare una misteriosa storia, in cui realtà e delirio camminano parallelamente su un binario narrativo che conduce il lettore all’interrogativo finale: può il Male essere strumento del Bene? Può Dio redimere le anime per mezzo di mani macchiate di sangue?
Il delitto può diventare un vizio. Ho camminato tanto tempo nei boschi! Così tanto che a un certo punto mi sono smarrito (…) Mi chiamo Stefan. Avevo un amico. Si chiamava Elisè”. “Anche lui si è perduto nei boschi? Domandò la donna. “ Si ma poi l’ho ritrovato”.

"La gente che sta bene": tu cosa faresti pur di stare bene?

Marianna Abbate
ROMA – Giuseppe Sobreroni sta bene. Fa l’avvocato, frequenta il mondo bene e tra poco pubblicheranno un’intervista con lui su un noto magazine. 
Il romanzo di Federico Baccomo “Duchesne” edito da Marsilio parla proprio di lui, e di gente come lui. ”La gente che sta bene”, che affolla i salotti, che parla di cose importantissime e non vede l’ora di pugnalarsi vicendevolmente alle spalle. Perché il mondo bene è un grande bacino d’acqua, un po’ sovraffollato, dove bisogna lottare per rimanere a galla. E così accade un bel giorno, che il partner di una vita ti abbandona, che tua moglie è di nuovo incinta e che il lavoro promesso- la tua rivincita- si rivela una sòla clamorosa.
Ma l’uomo che sta bene non si arrende, cerca la sua rivincita, cerca la sua vendetta.
Portarsi a letto la moglie dell’uomo che l’ha ingannato, la soluzione ideale: ferire allo stesso tempo quell’uomo e la propria moglie. Eh sì, anche la moglie. Si è chiusa in un inspiegabile mutismo, dopo quell’aborto così necessario per la sopravvivenza della Famiglia.
E poi entrare nel vortice del Male, superare ogni limite della moralità più laica. Fino a toccare il fondo più nero e diventare un assassino.
Pur di continuare a stare bene.
Un romanzo coinvolgente, una storia così assurda da sembrare vera. E sul sito La gente che sta bene possiamo conoscere ancora di più Giuseppe Sobreroni e le sue massime di vita.

"Bambini nel bosco", la storia di bambini nati con le storie

Giulia Siena
ROMA
“Il problema con le storie era che molte parole erano misteri. Anche Tom faceva fatica a capirle tutte, quando le incontrava. Ma ogni tanto qualcuna riaffiorava, nitida, con il suo sapore, il suo odore, il suo colore. Zucchero, per esempio. Era bianca, forse appena rosa, e restava a lungo sulla lingua. Era una parola da succhiare.” Cosa succede quando ai bambini vengono tolte le storie, i giochi, i genitori e i sorrisi? Succede che non hanno più memoria né fantasia. La stessa cosa è successa ai protagonisti del romanzo di Beatrice Masini, “Bambini nel bosco”   pubblicato da Fanucci Editore. Al mondo è successo qualcosa: una catastrofe che ha spazzato via le famiglie, le ore, le case e i nomi delle cose; così tanti bambini sono costretti a vivere in un posto a tutti sconosciuto. Tra loro c’è un gruppo più vivace che vive seguendo gli ordini della ferrea Hana e tutto il giorno allontana la noia cercando bacche da mangiare o azzuffandosi fino alle lacrime. Ogni giorno così senza che nessuno dalla Base gli dica se tutto quella “cattività” sia normale. Ma Tom sa che è successo qualcosa, lui è diverso dagli altri: ha qualche anno in più, ha qualche ricordo o “Coccio” che riaffiora e ha un segreto che custodisce con cura. Il suo segreto è fatto di pagine ricche di storie. Il suo segreto è un libro che sveglierà gli altri bambini dal torpore del silenzio e li porterà lontano. Il libro di Tom farà diventare questi bambini i “Bambini nel bosco”. 

Beatrice Masini ci porta in un romanzo che è privo di elementi spaziali e temporali; la sua scrittura ci catapulta in un mondo negato dove solo la forza della lettura e dell’immaginazione ti spingono ad andare più in la. Oltre ogni riga fino all’ultima pagina della sua storia per tutte le età.

“La figlia del reverendo”. Una profonda esplorazione dell’animo umano edito da Neri Pozza

Alessia Sità
Roma – “Ci sgretoliamo anno dopo anno e tutto rimane uguale a se stesso”.
Lo scorrere del tempo e la stasi di un insignificante villaggio, sito nelle contee orientali dell’Inghilterra, fanno da sfondo a “La figlia del reverendo” di Flora Macdonald Mayor, pubblicato da Neri Pozza Editore, nella collana I narratori delle Tavole. Il romanzo, oggi considerato un capolavoro del XX secolo, fu pubblicato per la prima volta nel 1924 da Leonard e Virginia Woolf .
La vita vuota e banale della non più giovane Mary è completamente sconvolta dall’arrivo di Robert Herbert, un vecchio amico dell’accidioso reverendo Jocelyn. Improvvisamente, per la protagonista rifioriscono tutte le emozioni soffocate durante gli anni trascorsi nella canonica di Dedmayne. L’esistenza silenziosa e prevedibile di una donna, abituata a vivere in un microcosmo chiuso, viene improvvisamente sorpresa dalla passione. Fondamentale diventa anche l’amicizia con la spigliata Kathy, che aprirà a Mary una finestra sul mondo, quello vero, lontano dalla condizione di governante – padrone della propria casa. Il legame con il padre, comunque, resterà costantemente presente in ogni nuova esperienza. Pagina dopo pagina, il lettore viene sempre più coinvolto in questo rapporto, in cui gradualmente emerge l’insensibilità di Jocelyn e la perenne soggezione della figlia.
Con una prosa elegante, Flora Mayor riesce ad indagare nel groviglio dell’animo di ogni singolo personaggio, soffermandosi particolarmente sull’impotenza di esso di fronte alle rigide regole sociali. “La figlia del reverendo” è un romanzo introspettivo, capace di esprimere in ogni sfumatura il difficile rapporto fra un padre egoista e il silenzio di una figlia che non trova il coraggio per porre fine alla propria condizione di sottomissione.

Novità editoriali, tutti i nuovi libri

ROMA –  Bompiani ha pubblicato da qualche giorno “Il respiro della musica” di Paolo Terni; inoltre, per la stessa casa editrice, sono presenti sugli scaffali di tutte le librerie d’Italia anche “Bolle balle e sfere di cristallo” di Stefano Cingolani e “La rivoluzione dei gelsomini” di Tahar Ben Jelloun. Fandango presenta due nuovi libri, “L’arte dell’inganno” di Vittorio Giacopini e “Chuco” di Gregoire Polet. Arriva “Sex and the Vatican. Viaggio segreto nel regno dei casti” l’attesissimo libro di Carmelo Abbate pubblicato dalle Edizioni Piemme. La stessa casa editrice porterà all’imminente Salone Internazionale del Libro di Torino “Le mani sugli occhi” di Ugo Barbàra (giovedì 12 ore 20.30 – Caffè Letterario), “Il bosco di Aus” di Chiara Palazzolo (venerdì 13 ore 14 – Caffè Letterario), “Come due stelle nel mare” di Carlotta Mismetti Capua (sabato 14 ore 17.30 – Sala Book), oltre che altre tantissime novità. Neri Pozza Editore arruola nel proprio catalogo “Gridano i gufi” di Janet Frame, “Il libro delle bugie” di Mary Horlock, “Non sono stato io” di Kristof Magnusson e “L’isola degli animali” di Geral Durrel. Tra le novità della casa editrice milanese Ponte alle Grazie possiamo trovare “La questione del metodo” di Jaques Bonnet, “Filosofia. Corso di sopravvivenza” di Girolamo De Michele e “Crepuscolo di un idolo” di Michel Onfray. A venticinque anni dal disastro nucleare di Chernobyl arriva oggi in libreria per l’Editrice La Mandragora “A braccia aperte”, il volume con fotografie di Daniele Paradisi e Renzo Magri e gli interventi del Comitato Minori Stranieri e del dottor Solci dell’Università di Verona. Aldo Putignano presenterà suo ultimo libro “La sindrome di Balzac” (Edizioni Cento Autori) il prossimo 3 maggio ore 18 presso la Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia di Napoli. Giovedì 28 aprile ore 19 presso lo Spazio Tadini di Milano, Alan Zamboni presenterà il suo recente romanzo, “L’ultimo quadro di Van Gogh” pubblicato da Infinito Edizioni.

"La solitudine degli anni dispari", lo speciale taccuino di Luca Pisanu

Silvia Notarangelo

Roma Un titolo curioso, “La solitudine degli anni dispari”, per il libro d’esordio di Luca Pisanu, appena pubblicato da Fermento.

Gli anni dispari sono quelli in cui la metà, forse i due terzi della popolazione italiana, si sente orfana, in balìa di uno strano malessere legato ad un’assenza che in tanti faticano a metabolizzare: da maggio tutti in vacanza, niente Europei, niente Campionati del Mondo, al massimo una insignificante Confederations Cup, in una sola parola, niente calcio.
E allora cos’altro fare se non seguire le ultimissime del calciomercato e attendere con trepidazione l’inizio “dell’inverno”, e cioè la prima del campionato 2009-2010?
Lo speciale taccuino di Luca Pisanu ripercorre le 38 giornate della stagione dal suo particolare punto di vista, quello di tifoso cagliaritano trapiantato nella Capitale.  

Nella città di Totti e Zarate, là dove “Il Corriere dello Sport” diventa la “Gazzetta Ufficiale”, è davvero difficile riuscire a sopravvivere per quanti coltivano una fede diversa da quella giallorossa o biancoceleste. E così, anche l’autore, deve rassegnarsi alle certo non favorevoli circostanze: sorbirsi le partite delle “grandi” con gli occhi puntati sui risultati che lampeggiano in sovrimpressione, arrendersi alla snervante attesa di un messaggio amico che lo aggiorni sulle vicissitudini rossoblù, aspettare la telefonata di turno condita da insulti o aperte manifestazioni di gioia.
Il tutto è ovviamente scandito da riti, scaramanzie, particolari casualità che un vero tifoso non può tralasciare e che rendono una partita già segnata in partenza, nel bene o nel male. Non si tratta di discutibili designazioni arbitrali, non c’entra l’assenza di giocatori infortunati o squalificati, Luca, come ogni tifoso degno di questo nome, ha le sue “particolari sensazioni” pre-partita, dettate da una logica discutibile ma che spesso si rivela infallibile. Perché, è vero, c’è sempre quella persona che ti chiama quando non dovrebbe farlo, che si sbilancia su un risultato “sicuro”, che si dice certa di una “stagione importante” perché i numeri parlano chiaro. Se poi, a queste profezie non richieste, si aggiunge una squadra avversaria reduce da imbarazzanti prestazioni o che, all’ultimo momento, schiera in campo proprio quel giocatore che non segna da una vita, allora le speranze stanno a zero: meglio dedicarsi ad altro perché il Cagliari denota una singolare capacità, quella di “resuscitare” calciatori ormai sul viale del tramonto concedendo, spesso, un’ultima possibilità ad avversari con un piede e mezzo in serie B.

E allora, come consolarsi da una domenica storta? Luca non ha dubbi, basta una Guinness nel solito pub, una serata a suonare con gli amici di sempre e, magari, un’occhiata in giro alla ricerca di una dolce compagnia capace di alleviare le sue sofferenze calcistiche.

Piemme: "Falli soffrire 2.0. Gli uomini preferiscono le stronze. La versione aggiornata"

Alessia Sità

ROMA Al giorno d’oggi, riuscire a costruire una relazione duratura e solida, che vada oltre il primo appuntamento o la routine quotidiana, non è una cosa semplice.
Se siete stanche di elemosinare misere attenzioni da chi è troppo preso solo da se stesso, “Falli soffrire 2.0” di Sherry Argov, pubblicato nel 2011 da Piemme, fa proprio al caso vostro. Troverete ottimi spunti di riflessione sul perché gli uomini, in realtà, preferiscono le stronze.
Attraverso una serie interviste, che l’autrice riporta, si intuisce quanto sia fondamentale per le donne riuscire ad acquisire maggiore sicurezza nei rapporti sentimentali. Talvolta, mettere da parte la ‘brava ragazza’ che è in noi non può che essere un bene.
Se lui non chiama, non preoccupatevi cercando di capire che cosa sia successo o se avete fatto qualcosa di sbagliato, piuttosto coltivate altri interessi. La prima legge del fascino dice che tutto quello a cui nella vita le persone danno la caccia, fugge”. La stessa regola vale anche per gli uomini. “Comportatevi come un dono del cielo e lo trasformerete in devoto credente”. La Argov, però, ci ricorda che essere “stronze” non vuol dire essere maleducate o cattive, ma indipendenti e fiere di mantenere la propria dignità sempre al primo posto. Il successo in amore non si raggiunge curando l’aspetto esteriore, ovviamente anche quello conta, ma la carta vincente, che ogni donna dovrebbe giocare, è quella dell’atteggiamento. Essere uno ‘stimolo intellettuale’ è la caratteristica che gli uomini trovano più attraente. “Una donna viene percepita come uno stimolo intellettuale nella misura in cui l’uomo non sente di avere il cento per cento del controllo su di lei”. Basta mollare le amiche o passare le ore a fare e a rifare trucco e parrucco prima di un appuntamento! Il segreto per piacere veramente all’uomo dei vostri sogni consiste essenzialmente nella vostra personalità, “pensate sempre con la vostra testa e ignorate chiunque tenti di definirvi in termini limitativi”.

“Falli soffrire 2.0 ” non vuole essere una guida su come vendicarsi di chi vi ha spezzato il cuore, ma una sorta di vademecum su come migliorare il proprio comportamento con l’altro sesso, senza dover rinunciare alla propria individualità e alle proprie abitudini.

Con uno stile brillante e spiritoso, Sherry Argov ci regala tante dritte intelligenti per capire quali errori bisogna evitare nel rapporto di coppia per essere realmente felici e soddisfatte.

Anteprime: leggi in esclusiva "Brivido eterno", romanzo sensuale e peccaminoso

ROMA – Grazie alla collaborazione con Leggereditore puoi leggere su ChronicaLibri l’esclusiva anteprima di “Brivido eterno”, l’ultimo libro di Larissa Ione in tutte le librerie dal 31 marzo. Il romanzo è il primo volume di una saga intrisa di sensualità, avventura e azione, solo per un pubblico adulto.

1.
Il demone è un principe dell’aria e può assumere diverse forme, ingannare i nostri sensi per un certo periodo di tempo; ma il suo potere è limitato,può terrorizzarci ma non farci del male.
Robert Burton, Anatomia della malinconiaSe non fossero stati in ospedale, Eidolon avrebbe ucciso il
tizio che implorava per la propria vita.

Ma visto che le cose stavano così, avrebbe dovuto salvare
il bastardo.Il paziente rispose con un gemito. «Derc.»
«Ascoltami bene, Derc. Curerò questa brutta ferita, ma farà
male. Parecchio. Cerca di non muoverti. E non gridare come
un diavoletto spaventato.»
«Dammi qualcosa per il dolore, pezzo di merda di un parassita.»
«Dottor parassita.» Eidolon fece un cenno al vassoio degli
strumenti e Paige, una delle poche infermiere umane, gli passò le pinze vascolari.
«Derc, amico, hai mangiato uno dei figli di quell’Umber prima che ti scoprisse?»
L’odio defluì dal corpo di Shade quando Derc scosse il capo,
mostrando i denti affilati, mentre gli occhi brillavano arancioni.
«Allora oggi non è proprio la tua giornata fortunata. Non
hai fatto uno spuntino e non avrai nemmeno qualcosa per il dolore.»
Concedendosi un ghigno sinistro, Eidolon clampò l’arteria
danneggiata in due punti mentre Derc gridava ignobili imprecazioni
e lottava contro le cinghie di contenzione che lo tenevano fermo sul tavolo metallico.
«Bisturi.»
Paige gli passò lo strumento e Eidolon incise sapientemente
tra le due clamp. Shade si chinò per osservarlo mentre tagliava
il tessuto arterioso a brandelli per poi ricongiungere i
due capi nuovamente intatti. Un brivido caldo gli percorse il
braccio destro lungo i segni che aveva sulla pelle fino alle punte
delle dita guantate, e l’arteria si fuse. Il mangiatore di bambini
non avrebbe più dovuto preoccuparsi dell’emorragia.
Dall’espressione di Shade, però, avrebbe dovuto preoccuparsi
di sopravvivere non appena avesse messo piede fuori dall’ospedale.
Non sarebbe stata la prima volta che Eidolon salvava la vita a
un paziente per poi vederlo morire subito dopo la dimissione.

sul monitor accanto al letto. «Potrebbe collassare.»
«C’è un’altra perdita di sangue da qualche parte. Stabilizza la pressione.»
Riluttante, Shade mise il palmo della mano sulla cresta ossea
della fronte di Derc. Le cifre sul monitor scesero improvvisamente,
poi si alzarono ancora e infine si stabilizzarono,
ma il cambiamento sarebbe stato temporaneo. I poteri di Shade
non potevano sostenere una vita che non c’era, e se Eidolon
non avesse trovato il problema, l’intervento di Shade non
sarebbe servito a nulla.
Una rapida valutazione delle altre ferite non rivelò nulla
che potesse spiegare il calo delle funzioni vitali. Poi, proprio
sotto la dodicesima costola, trovò una cicatrice fresca. Sotto
il taglio netto qualcosa gorgogliava.
«Shade.»
«Per le fiamme dell’inferno» disse Shade in un sospiro. I
suoi occhi si mossero in modo frenetico mentre si passava le
dita fra i capelli quasi corvini che, arrivandogli alle spalle, erano
più lunghi ma dello stesso colore di quelli di Eidolon. «Potrebbe
non essere niente. Non è detto che siano stati i ghoul.»
Ghoul. Non si trattava dei mostri che secondo il folklore
umano si nutrivano di cadaveri. Così venivano chiamati coloro
che facevano a pezzi i demoni per vendere le loro parti al
mercato nero degli inferi.
Sperando che il fratello avesse ragione, ma di certo non così
ingenuo, Eidolon premette delicatamente sulla cicatrice.
«Derc, che è successo qui?»
«Mi sono tagliato.»
«Questa è una cicatrice chirurgica.»
L’
la chirurgia sulla loro specie e Derc non era mai stato ricoverato
prima d’allora.
Eidolon percepì il puzzo pungente della paura. «No. È sta-
«La pressione sta scendendo.» Lo sguardo di Shade era concentratoUG era l’unica struttura sanitaria al mondo che praticasse10to un incidente.» Derc strinse i pugni, gli occhi privi di palpebre
erano disperati. «Devi credermi.»
«Derc, calmati. Derc?»
Le spie del monitor cominciarono a suonare e al divoratore
di bambini vennero le convulsioni.
«Paige, prendi il carrello delle emergenze. Shade, alza le funzioni vitali.»
Un misterioso lamento sembrò fuoriuscire da ogni poro
della pelle di Derc e un fetore di bacon andato a male e liquirizia
riempì lo spazio angusto. Paige vomitò la colazione nel
bidone dell’immondizia. Il tracciato dell’elettrocardiogramma era piatto. Shade tolse
la mano dalla fronte del paziente.
«Odio quando fanno così.» Chiedendosi cosa avesse spaventato
Derc a tal punto da fargli decidere di fermare da solo
le proprie funzioni vitali, Eidolon aprì la cicatrice con un
colpo deciso del bisturi, sapendo cos’avrebbe trovato, ma col
bisogno di esserne assolutamente certo.
Shade infilò la mano nella tasca della divisa e tirò fuori l’immancabile
gomma da masticare. «Cosa manca?»
«Il sacco di Pan Tai. Raccoglie i materiali di rifiuto e li reintegra
nell’organismo, così la sua specie non deve mai urinare o defecare.»
«Che praticità» mormorò Shade. «E uno cosa se ne farebbe?»
Paige si tamponò la bocca con una spugna chirurgica, aveva
un colorito ancora verdognolo, anche se il puzzo della morte
del paziente si era prevalentemente dissolto. «Il contenuto
viene usato durante alcuni riti vudu che colpiscono i movimenti intestinali.»
Shade scosse la testa e diede all’infermiera un pacchetto di
gomme. «Non c’è più niente di sacro?» Si voltò verso Eidolon.
«Perché non l’hanno ucciso? Hanno ucciso gli altri.»
«Valeva di più da vivo. La sua specie riesce a farsi ricrescere
un organo nel giro di qualche settimana.»
«Cosa da cui avrebbero tratto profitto.» Shade si lasciò sfuggire
una sfilza di imprecazioni, incluse alcune che Eidolon
non aveva mai sentito nonostante i suoi cento anni d’età. «Deve
trattarsi dell’Aegis. Morbosi bastardi.»
Chiunque fossero i bastardi in questione, erano stati piuttosto
occupati. I paramedici avevano portato in ospedale dodici
corpi mutilati nelle ultime due settimane e la violenza era
andata crescendo. Alcuni segni sui corpi delle vittime indicavano
che erano state squartate mentre erano ancora vive… e coscienti.
Peggio ancora: alla maggior parte dei demoni non importava
nulla, e quelli a cui importava non avrebbero cooperato con
i Consigli delle altre specie per aprire un’indagine. AEidolon
importava, non solo perché era implicato qualcuno con conoscenze
mediche, ma perché era solo una questione di tempo
prima che i macellai acciuffassero qualcuno che conosceva.
«Paige, informa l’obitorio perché vengano a prendere il
corpo e comunica loro che voglio una copia del risultato dell’autopsia.
Ho intenzione di scoprire chi sono questi stronzi.»
«Dottor E.» Eidolon non aveva fatto più di dieci passi
quando Nancy, una vampira che faceva l’infermiera da prima
di essere trasformata, lo chiamò dalla postazione dietro al
banco dell’accettazione. «Ha chiamato Skulk, ha detto che sta
portando qui un Cruentus. Arrivo stimato fra due minuti.»
Eidolon si lasciò quasi sfuggire un gemito. I Cruenti vivevano
per uccidere, il loro desiderio di carneficina era così incontrollabile
che persino durante l’accoppiamento a volte si
facevano a pezzi a vicenda. L’ultimo Cruentus che avevano
avuto come paziente si era liberato delle cinghie di contenzione
e aveva distrutto mezzo ospedale prima che riuscissero a sedarlo.
«Prepara la sala emergenza 2 con le cinghie rinforzate in
oro e chiama il dottor Yuri. Alui piacciono i Cruenti.»
«Ha detto anche che porta un paziente a sorpresa.»
Questa volta Eidolon gemette sul serio. L’ultima sorpresa
di Skulk si era rivelata un cane investito da un’auto. Un cane
che lui poi si era dovuto portare a casa perché lasciarlo uscire
dal pronto soccorso avrebbe significato offrire un bel pasto
a un certo numero di membri dello staff. Adesso quel piccolo
bastardo maledetto si era già mangiato tre paia di scarpe e
aveva preso il controllo del suo appartamento.
Shade sembrava combattuto tra dar sfogo all’irritazione
con Skulk, la sua sorella Umber, e flirtare con Nancy, con cui
era già stato a letto due volte per quel che ne sapeva Eidolon.
«La uccido.» Chiaramente, alla fine aveva vinto l’irritabilità.
«Non se la becco prima io.»
«Lei è off limits per te.»
«Non hai mai detto che non posso ucciderla» puntualizzò
Eidolon. «Hai solo detto che non posso andare a letto con lei.»
«Vero.» Shade si strinse nelle spalle. «Uccidila tu, allora.
Mia madre non mi perdonerebbe mai.»
Shade aveva ragione su questo. Sebbene Eidolon, Wraith e
Shade fossero demoni di pura razza Seminus figli dello stesso
padre ormai defunto, le loro madri erano tutte di specie
differenti e tra loro quella di Shade era la più materna e protettiva.
I segnalatori alogeni rossi ruotarono sui montanti attaccati
al soffitto, per segnalare l’arrivo dell’ambulanza. La luce cremisi
inondò la stanza, portando in evidenza le scritte sulle
pareti grigie. Quella tonalità non era stata la prima scelta di
Eidolon, ma tratteneva gli incantesimi meglio di qualsiasi altro
colore, e in un ospedale in cui tutti erano il nemico mortale
di qualcuno, ogni vantaggio era decisivo. Per questo i simboli
e gli incantesimi erano stati modificati per aumentare i
loro poteri protettivi.
13Invece della pittura, erano scritti col sangue.
L’ambulanza penetrò nei recessi della struttura sotterranea
e l’adrenalina iniziò a scorrere con violenza nelle vene di
Eidolon. Amava questo lavoro. Amava gestire quell’angolino
d’inferno personale, per lui era quanto di più vicino al paradiso
avesse mai trovato.
L’ospedale, situato sotto le strade affollate di New York e
nascosto con la magia proprio sotto al naso degli umani, era
la sua creatura. Ma era anche la sua promessa al genere demoniaco,
che vivesse nei meandri della terra o in superficie insieme
agli umani: sarebbe stato curato senza discriminazioni, la
sua razza non era abbandonata da tutti.
Le porte scorrevoli del pronto soccorso si aprirono con un
sibilo e il paramedico che faceva coppia con Skulk, un lupo
mannaro che odiava tutto e tutti, spinse dentro una barella cui
era stato legato per sicurezza un Cruentus sanguinante. Eidolon
e Shade si misero al passo con Luc: sebbene fossero entrambi
sul metro e novanta, i dieci centimetri in più e la corporatura
imponente del licantropo li faceva sentire dei nani.
«Cruentus» ringhiò Luc, perché non produceva mai altro
suono quando era in forma umana, come in quel momento.
«Trovato privo di coscienza. Frattura esposta di tibia e perone
alla gamba destra. Ferita lacerocontusa alla base della nuca inferta
da un colpo. Entrambe le lesioni si sono rimarginate. Profonde
lacerazioni non rimarginate all’addome e alla gola.»
Eidolon sollevò un sopracciglio. Solo l’oro o armi perfezionate
con la magia avrebbero potuto causare ferite del genere.
Tutte le altre lesioni si richiudevano da sole mentre il Cruentus si rigenerava.
«Chi ha chiamato aiuto?»
«Li ha trovati un vampiro. Il Cruentus e…» indicò con l’unghia
lunga del pollice l’ambulanza alle proprie spalle, dove
Skulk aveva tirato fuori la seconda barella «quella
Eidolon si fermò di colpo, e Shade con lui. Per un istante,

Uno dei medici le aveva tagliato i vestiti di pelle rossa che giacevano
sotto di lei come se fosse stata scuoiata. Adesso aveva
addosso solo le cinghie, reggiseno e mutandine neri e una vasto
assortimento di fodere per armi legate alle caviglie e agli avambracci.
Un brivido gli percorse la spina dorsale a doppia articolazione:
cazzo, no, questo non doveva succedere. «Hai portato
una cacciatrice dell’Aegis nel mio ospedale? Che diavolo ti è saltato in mente?»
Skulk sbottò esasperata, lo fulminò con i penetranti occhi
grigi che si accordavano con la pelle e i capelli cinerei. «Che
altro avrei dovuto farne? La sua partner è finita in pasto ai topi.»
«Il Cruentus ha neutralizzato una cacciatrice?» chiese Shade,
e quando la sorella annuì percorse con lo sguardo l’umana
ferita. I comuni esseri umani costituivano una minaccia insignificante
per i demoni, ma quelli che appartenevano all’Aegis,
un’associazione guerriera volta a sterminarli, non avevano
nulla di comune. «Non avrei mai pensato di ringraziare un
Cruentus. Avresti dovuto lasciare pure questa ai topi.»
«Le sue lesioni potrebbero risparmiarci un po’ di lavoro.»
Skulk snocciolò la lista delle ferite, tutte serie, ma la peggiore
– il polmone perforato – poteva anche accelerare il decesso.
Skulk le aveva praticato una decompressione con un ago e per
il momento la cacciatrice era stabile, il colorito era buono. «E
poi» aggiunse «la sua aura è debole, sottile. Non sta bene da molto tempo.»
Paige si avvicinò a loro, nei suoi occhi nocciola brillava
qualcosa di simile alla soggezione. «Mai vista una Buffy prima
d’ora. Non una viva, comunque.»
«Io sì. Diverse.» La voce roca di Wraith arrivò da qualche
parte alle spalle di Eidolon. «Ma non sono rimaste vive a lungo.
» Wraith, praticamente identico ai fratelli tranne che per
entrambi fissarono la femmina umanoide priva di coscienza.
alle spalle, prese il controllo della barella. «La porto fuori
e la faccio sparire.»
Farla sparire.
che l’Aegis aveva fatto a loro fratello, Roag. Una perdita
che Eidolon ancora sentiva come una crepa nell’anima. «No»
disse, digrignando i denti per quella decisione. «Aspetta.»
Per quanto lo allettasse l’idea di lasciare che Wraith facesse
a modo suo, solo tre tipi di creature potevano essere respinte
dall’
macellai dell’Aegis non erano tra queste. Una svista cui aveva
intenzione di rimediare. Certo, in qualità di quello che era
l’equivalente del capo dello staff medico in un ospedale umano,
lui aveva l’ultima parola: poteva lasciar morire la donna,
ma era stata concessa loro una rara opportunità. I suoi sentimenti
nei confronti dei cacciatori dovevano essere messi da parte.
«Portala in sala emergenza 1.»
«Ascolta,» disse Shade abbassando il tono per la disapprovazione
«averla catturata per poi lasciarla andare non mi
sembra una buona idea in questo caso. E se è una trappola?
E se ha addosso un dispositivo di localizzazione?»
Wraith si guardò attorno come se si aspettasse di vedere i
cacciatori dell’Aegis – loro si facevano chiamare Guardiani – comparire dal nulla.
«C’è l’incantesimo di Protezione.»
«Solo se ci attaccano dall’interno. Se ci trovano, potrebbero
cercare di far saltare l’edificio.»
«Occupiamoci di lei e dopo penseremo al resto.» Eidolon
spinse la barella nella sala predisposta, i fratelli paranoici e
Paige subito dietro di lui. «Abbiamo l’opportunità di imparare
qualcosa su di loro. La conoscenza che potremmo acquisire
supera di gran lunga gli eventuali pericoli.»
Allentò le cinghie e le sollevò la mano sinistra. L’anello argento
e nero che portava al mignolo aveva un’aria piuttosto
innocua, ma quando lo sfilò lo stemma dell’Aegis inciso al suo
interno confermò l’identità della donna e gli provocò un brivido.
Se le dicerie erano vere, qualsiasi gioiello che recasse inciso
quello scudo era imbevuto di poteri che conferivano ai cacciatori
la visione notturna, la protezione da certi incantesimi,
l’abilità di vedere attraverso i mantelli dell’invisibilità… e solo
gli dèi sapevano chissà che altro.
«Sarà meglio che tu sappia quello che fai, Eidolon.» Wraith
chiuse la tenda con uno strattone per lasciare fuori il personale sbalordito.
A giudicare dal numero degli astanti, probabilmente la
voce aveva cominciato a circolare. Venite a vedere Buffy, l’incubo«Non fai così tanta paura adesso, vero, piccola assassina?»
mormorò Eidolon infilandosi i guanti.
Il labbro superiore della donna si arricciò, come se lo avesse
sentito, e lui d’un tratto ebbe la certezza che non avrebbe
perso la paziente. La morte disdegnava forza e cocciutaggine,
qualità che si sprigionavano da lei a ondate. Incerto se la
sua sopravvivenza fosse una cosa positiva o negativa, le tagliò
il reggiseno per controllare le lacerazioni al torace. Shade,
che era rimasto in giro a ciondolare in attesa che iniziasse
il suo turno, stabilizzò le funzioni vitali, attenuando i suoi respiri faticosi e gorgoglianti.
«Paige, determina il gruppo sanguigno e portami una sacca
di gruppo 0 umano mentre aspettiamo.»
L’infermiera si mise al lavoro e Eidolon allargò la ferita più
grave della cacciatrice con il bisturi. Sangue e aria gorgogliarono
attraverso il polmone danneggiato e le pareti del torace
mentre inseriva le dita e univa i lembi lacerati per la fusione.
Wraith incrociò le braccia sul petto, i bicipiti si contraevano
come se volessero partire alla carica e uccidere la cacciatrice

Leggereditore tutti i diritti riservati.
appostato nei nostri armadi e pronto all’agguato.
Era la cosa giusta da fare. Dopotutto, era quellogli occhi azzurri e i capelli biondi – quasi bianchi – lunghi finoUG, in base allo statuto che lui stesso aveva redatto, e i.

«Avolte essere un medico è uno schifo» borbottò, e trafisse
il demone in abiti umani con una siringa piena di enoxacina.
Il paziente urlò quando l’ago penetrò nel tessuto lacerato
della coscia, iniettando nella ferita il medicinale per prevenire
eventuali infezioni.
«Non lo hai sedato prima?»
Eidolon ridacchiò per le parole del fratello minore. «L’incantesimo
di Protezione mi impedisce di ucciderlo. Non mi
trattiene dal dispensare un po’di giustizia durante la terapia.»
«Non riesci a lasciarti il vecchio lavoro alle spalle, eh?» Shade
aprì completamente la tendina che separava due dei tre
cubicoli del pronto soccorso e si avvicinò. «Questo figlio di
puttana mangia i neonati. Lascia che lo accompagni fuori io
in sedia a rotelle, poi gli spaccherò quel culo sciancato.»
«Si è già offerto di farlo Wraith.»
«Se fosse per lui, Wraith liquiderebbe tutti i pazienti.»
Eidolon borbottò. «Probabilmente è un bene che il nostro
fratellino non abbia intrapreso la strada della medicina.»
«Non l’ho fatto nemmeno io.»
«Tu avevi altri motivi.»
Shade non aveva voluto passare troppo tempo sui libri, soprattutto
perché il suo potere di guarigione si addiceva di più
al mestiere che aveva scelto, il paramedico. Tutto quello che
faceva era togliere i pazienti dalla strada e tenerli in vita finché
lo staff dell’Underworld General non li avesse sistemati.
Il sangue gocciolò sul pavimento di ossidiana mentre Eidolon
esplorava con lo specillo la ferita più grave del paziente.
Una femmina di demone Umber – la stessa specie della
madre di Shade – aveva sorpreso il paziente dopo che si era
intrufolato nella camera dei bambini e in qualche modo era
riuscita a trafiggerlo diverse volte con lo scopettino del water.
D’altra parte, i demoni Umber erano straordinariamente
forti nonostante la corporatura minuta. Soprattutto le femmine.
In diverse occasioni Eidolon aveva tratto piacere dall’impiego
di quella forza sotto le lenzuola. In effetti, quando non
sarebbe più riuscito a resistere al ciclo di maturazione finale
in cui era entrato il suo corpo, pensava di scegliere una femmina
Umber come sua prima infadre. Le Umber erano ottime
madri e raramente uccidevano la progenie indesiderata di un demone Seminus.
Mettendo da parte i pensieri che lo affliggevano sempre
più spesso con l’avvicinarsi del Cambiamento, Eidolon diede
un’occhiata al viso del paziente. La pelle, che sarebbe dovuta
essere di un intenso color ruggine, ora era pallida per il
dolore e la perdita di sangue. «Come ti chiami?»