Favola del castello senza tempo

Daniela Distefano
CATANIA – “Così strabiliante è il numero di nozioni su ciascuno di noi che rimane nascosto a chiunque pur presuma di conoscerci meglio e ci sia perfino vissuto accanto lunghissimamente; così vasta la zona d’ombra dove ci nascondiamo a noi stessi, da vanificare ogni intreccio con gli altri fondato sulle presunzioni reciproche. Siamo invitati a una perenne festa di specchi, un carnevale dove si mischiano familiarmente scaglie di coscienze e memorie, di amori e di disamori. Qualcuno, più ingenuo, perfino ammazza o si ammazza in questo girotondo di maschere senza aver sospettato l’equivoco”.
Nato il 15 novembre 1920 a Comiso, Gesualdo Bufalino esponente di spicco del mondo letterario italiano, intorno al 1950 comincia a lavorare sul progetto di un romanzo – “Diceria dell’untore” – ripreso negli anni ’70, divenuto caso letterario e premiato con il Campiello 1981. La casa editrice Bompiani, da sempre attenta alla sua produzione, un’attività diversificata in molti campi, generi, e sotto-generi, ci ripropone in questo periodo di incertezze, appannaggi e appannamenti, la raccolta Favola del Castello senza Tempo contenente anche Il guerrin meschino- Frammento di un’opra dei pupi, Il malpensante- Lunario dell’anno che fu.
Nel primo romanzo, Dino insegue una farfalla gialla e nera che porta un teschio sul dorso e si addentra in un bosco nero: riesce a serrarla nel pugno ed è allora, quando l’ha catturata e sta per destinarla alla prigionia di una piccola scatola, che la sente parlare. La farfalla si chiama Atropo, appartiene alla Notte e gli racconta del Castello Senza Tempo, un luogo sinistro abitato dagli Immortali, anime scampate al diluvio universale e condannate all’eternità, Gesualdo Bufalino costruisce una fiaba intessuta di elementi culturalmente radicati. Le illustrazioni sono affidate a Lucia Scuderi, artista catanese, mentre l’introduzione a Nadia Terranova.
“Sappi che noi da sempre soffriamo questa nostra esangue, immutabile beatitudine. Uscire dal castello non ci è stato concesso, ma solo passeggiare lungo labirinti di corridoi, premendo inutilmente le guance contro i vetri ciechi delle finestre. Condannati a non morire da un signore invisibile che ci ha voluto eterni, per non essere solo nella sua sterile eternità”.
Nel Malpensante – Lunario dell’anno che fu, lo scrittore siciliano raccoglie aforismi, note, pensieri, goliarderie, malumori e umori, disposti a mo’ di ventaglio “Uno zibaldone o anche un diario travestito da libro sapienziale, un’opera dei pupi in bilico tra divertimento e passione”
Con Il Guerrin meschino l’autore si riaggancia alla creatura di Andrea da Barberino, narrando le vicende di un trovatello che non conosce i genitori, rapito dai corsari, protagonista di imprese cavalleresche, spadaccinesche, alla ricerca di un mondo che chiarisca le sue origini.
“Quel che Guerrino disse al suo nuovo compagno, Non più desideri, lassù, né memoria né carne. Tutto era vapore, soffice evanescenza, ondosa quiete dei nervi. E ne sorgeva una
musica di mai uditi strumenti: non suono, ma liquefazione del suono, in un irraggiarsi di cerchi sempre più ampi verso L ineffabile incendio d’un punto. Qui fu tale l’immaginato
cociore che la fantasia si corruppe ed egli riaprì le pupille. Era già giorno, scosse Babele, era tempo di ripartire”.
Tra i tanti interessi d’avanguardia di Bufalino, “certamente il cinema fu uno di quelli che caratterizzarono maggiormente la sua formazione. Conobbe questa diversa lettura della realtà in pieno periodo fascista. Il cinema americano e francese degli anni trenta fu il grimaldello che ci consentì di evadere dalle nostre battaglie di universitari fascisti” (web).
Il primo regista a cimentarsi con i testi di Bufalino è stato Beppe Cino. Da Diceria dell’untore Cino trae il film omonimo (Diceria dell’untore), uscito nel 1990. Nel 2007, Cino realizza Quell’estate felice, liberamente tratto da Argo il cieco. Nel 2010, il musicista, pittore e regista Franco Battiato ha realizzato un docufilm sullo scrittore utilizzando materiale e interviste inedite.