Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.

Il manicomio di Villa Azzurra e la violenza sull’infanzia

Giulio Gasperini
AOSTA – Le Edizioni Gruppo Abele si distinguono per la loro attenzione chirurgica al sociale e alle sue problematiche: attraverso documenti, che sono cocenti testimonianze, le Edizioni permettono di sondare le questioni più scottanti e finanche fondanti e offrono ricerche accurate e documentate per non dover commettere errori di giudizio. Con la pubblicazione de Il manicomio dei bambini si confermano in questa coraggiosa linea di documentazione, contribuendo a creare una collettiva coscienza sociale. L’autore, Alberto Gaino, apre di nuovo i cancelli di Villa Azzurra, situata a Torino, tra Grugliasco e Collegno, al termine di Viale Lombroso, che per anni, tantissimi, troppi, è stata il “manicomio dei bambini”, anche se in alto, sulla sua facciata, continua a troneggiare la definizione di “Sezione medico-pedagogica”.
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Le istuzioni d’uso di una Vita futura.

Giulio Gasperini
AOSTA – Difficile definire cosa sia Vita: istruzioni per l’uso di Ahmed Nàgi, edito da Editrice Il Sirente nella collana Altriarabi dedicata alle voci contemporanee in lingua araba. Il romanzo, pubblicato in traduzione con il Patrocinio della Sezione italiana di Amnesty International e arricchito dalle imprescindibili illustrazioni di Ayman Al Zorgani, ha causato all’autore, nel 2016, la condanna a due anni di carcere per oltraggio al pudore; sicché è sicuramente un romanzo scomodo, un testo che racconta una Cairo convulsa, in preda alla violenza e alla follia, attraverso una narrazione fortemente metaforica e parzialmente traslata in un futuro fin troppo anteriore.
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Dove finisce tutta l’acqua della Terra.

Giulio Gasperini
AOSTA – L’acqua è un bene preziosissimo. Ogni sua goccia è più importante, più essenziale alla vita, di qualsiasi altra umana presunzione. E non è mai troppo tardi per capire l’importanza del suo spreco. D’acqua a là, realizzato da Dario Villa e Laura Trovalusci, con le illustrazioni di Emiliano Ponzi, e edito da Gribaudo, più che un libro è una presa di consapevolezza, attraverso un trucco artistico: assieme al libro si trova un piccolo pennarello azzurro e chiunque – non importa se grande o piccolo – è chiamato a colorare le tavole del libro in successione, che rappresentano diversi usi e consumi dell’acqua. Se il pennarello si scarica prima della fine è evidente che l’acqua non basti per tutto, e che bisognerebbe ripensare alle umane “abitudini”.
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Tanti gesti, perché le parole non bastano

Giulio Gasperini
AOSTA – Gli italiani sono più famosi di altri nell’utilizzare gesti, come strumento paralinguistico di comunicazione. Ne conoscono tanti, molti diventati famosissimi anche in film e video. Ma il ricorso al gesto è pratica comune in ogni lingua; e persino indispensabile, laddove la lingue non basta, dove i fonemi sono insufficienti e il lessico poco performante. Iacobelli Editore ha dato alle stampe Il dizionario dei gesti, compilato da Lilia Angela Cavallo, una sorta di inventario – compilato in tre lingue – che raccoglie ben 243 gestualità diverse, di diverse culture e provenienze, con un ricchissimo apparato fotografico (a ben spiegarle e descriverle) e un’esaustiva parte esplicativa, nella quale si indagano i significati, i contesti d’uso, le radici, le provenienze, le sfumature.
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Sulla pelle di Roma le tracce della Storia

Giulio Gasperini
AOSTA – Roma è uno di quei luoghi dove la Storia è passata, tutta, e ha lasciato tracce inestinguibili. Non solo nei monumenti, che l’hanno resa una delle città più belle e visitate al mondo, ma anche nei luoghi: di passaggio, di soggiorno, di visita, semplicemente di tangenza. Tante personalità del passato hanno popolato Roma, abitato le sue stanze, calpestato i suoi sampietrini: di queste, non rimane niente se non il ricordo, comunque un’enorme portata comunque emotiva e sentimentale. Fabrizio de Prophetis accompagna per mano il lettore in una passeggiata alternativa per le vie di Roma, con lo sguardo sollevato a cogliere tutte le epigrafi di cui i muri e le strade dell’Urbe sono seminate. Di qui passò…, edito da Iacobelli Editore, ci insegna un nuovo modo di vivere la Città Eterna, arricchendosi con le letture di testimonianze particolari della storia universale.
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Quando l’uomo è libero nel suo diverso abitare

Giulio Gasperini
AOSTA – L’abitazione rientra nella definizione dell’essere umano. Nel senso che, per certi versi, ne contribuisce a definire i limiti, i contorni. Ogni popolazione del mondo ha un diverso modo di abitare, una diversa idea della casa: nessuna di queste è più vera né più legittima. L’insegnamento dell’antropologia è questo, da sempre; ma adesso Andrea Staid, nel suo volume Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente, edito da Le Milieu Edizioni, sposta lo sguardo su un aspetto del vivere umano che spesso passa in secondo piano: l’abitazione e la casa.
L’abitare ha da sempre condizionato la storia del genere umano. Il tentativo di cercare un luogo è sottinteso al bisogno di “esserci”, tra una divisione – come sostiene Remotti – tra un’esigenza di intimità e una spinta all’aprirsi al mondo intero, che sta fuori. L’etimologia del verbo abitare, come ben sottolinea Staid nel primo capitolo del suo pamphlet, si riferisce all’“aver consuetudine in un luogo”; ovvero, a frequentarlo così tanto e così compiutamente da conoscerlo bene, in tutti i suoi aspetti.
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Gli anni che restano e il ricordo che forma

Giulio Gasperini
AOSTA – Una delle più grande avventure che gli uomini e le donne possono affrontare è quella del recupero del passato: che sia un’elaborazione del ricordo, un lungo e doloro processo di cancellazione, oppure una missione di riesumazione di luoghi, volti e parole, andare alla ricerca del proprio passato innesca sempre una ri-presa di consapevolezza del sé e dell’altrui che non può mai lasciare indenni né inalterati. Non è un caso che non ci si decida quasi mai di propria iniziativa a intraprendere quest’esperienza, ma si sia sempre costretti – la maggior parte delle volte – da un evento esterno, indipendente e che, spesso, è sentito come costrittivo; proprio quello che accade al protagonista della graphic novel Gli anni che restano, di Brian Freschi e le illustrazioni di Davide Aurilia, edito da Bao Publishing.
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La nuova attualità della vecchia disobbedienza civile.

Giulio Gasperini
AOSTA – Il pamphlet di Henry David Thoreau è anagraficamente datato. Proclamato nel 1848 nella Sale delle assemblee di Concord, nel Massachusetts, e pubblicato l’anno successivo negli Stati Uniti per protesta contro la politica estera. Thoreau si rifiutò di pagare le tasse allo stato, finendo – per questo – in carcere, ma aprendo la strada a un atteggiamento che fu definito di Disobbedienza civile e che tanto alimenterà la dottrina e l’ideologia dei movimenti di non violenza, come quelli di Martin Luther King, Gandhi e don Milani. Oggi, a distanza di oltre un secolo e mezzo, Piano B edizioni è tornato a pubblicare il pamphlet, che si viene a costituire, in questo modo, come una lettura di nuovo attualissima e indispensabile per capire gli ansiosi e angoscianti cambiamenti di questi ultimi anni.
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Elevator, l’indolenza del quotidiano.

Giulio Gasperini
AOSTA – A volte, tutto il mondo può stare in uno spazio ridotto all’impossibile. In Elevator, edito da Prospero Editore, Lucia Grassiccia gioca divertita con il lettore, di volta in volta calandolo e sollevandolo da storie che, come in un gioco a incastri inconsapevole, popolano – affollandoli – pochi metri quadri di scenario comune. Assecondando il movimento di un ascensore, che sale e scende tra vari piani, accompagnando il ritmo quotidiano di tutti gli inquilini, la Grassiccia costruisce, lentamente, dettaglio dopo dettaglio, sequenza su sequenza, una storia che si attorciglia ma mai si perde, che si piega su sé stessa ma lascia sempre aperta la prospettiva profonda di un finale non scontato né banalizzante.
Ogni uomo e ogni donna sono confinati nelle loro solitudini tangenti, nei loro micromondi che, dipanandosi intorno a sé stessi, alla fine per qualche maldestro colpo di destino (o di caso) si sfiorano e si intrecciano, per poi sciogliersi di nuovo.  Continua

Tutti in America, cercando di sopravvivere

Giulio Gasperini
AOSTA – 61 anni fa, a Marcinelle, in un incidente di miniera, morirono 262 minatori, di cui 136 italiani. Oramai sono considerati eroi, simboli di un’Italia che andava a lavorare all’estero, piuttosto che morire di fame, in cerca di un futuro migliore. Ma, in realtà, i grandi esodi degli italiani – perché di esodi si tratta, essendo partiti quasi 30 milioni di persone dall’Unità di Italia a oggi – sono stati tutt’altro che eroici. Spesso gli italiani (e Sciascia ce lo svela con la sua leggendaria profondità nel racconto “Il mare color del vino”) venivano attratti verso un supposto e ipotetico Eldorado da falsi volantini e procacciatori di esseri umani (essì, anche in passato esistevano i trafficanti e la carne da contrattazione erano nostri connazionali). Parimenti, però, numerose associazioni ed enti benefici cominciarono a scrivere una serie di guide, per aiutare i connazionali che volevano partire e, soprattutto, sopravvivere nelle nuove terre oltremare. Hermann W. Haller ha raccolto, nell’interessantissimo volume Tutti in America, edito da Franco Cesati Editore, alcune delle “guide elaborate per gli emigranti italiani durante il periodo del grande esodo”. Continua