Laureata in Editoria e Giornalismo, da sempre coltiva l’amore per il teatro, la lettura e la poesia. Passioni che si sono concretate nel gruppo culturale “Il Carro dell’anima”, nato molti anni fa nel suo piccolo e splendido paese. Per lavoro, si interessa anche di televisione, intrattenimento e serie TV. Ama trascorrere il tempo libero andando al cinema o facendo un salto in libreria (adora, infatti, immergersi nella letteratura chic lit e perdersi in tutte le forme che la cultura può assumere). La sua filosofia di vita si ispira essenzialmente a una delle poesie più belle di Emily Dickinson: “Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane né corsieri come una pagina di poesie che si impenna questa traversata può farla anche il povero senza oppressione di pedaggio tanto è frugale il carro dell’anima.”

“I 10 Libri per San Valentino”: letture da amare

 

Alessia Sità
ROMA – Non è mia abitudine attribuire molta importanza alla festa di San Valentino. Vorrei, comunque, cogliere l’occasione per segnalare qualche piacevole e romantica lettura da fare o regalare per questa particolare ricorrenza. E chissà che l’amore non possa sbocciare anche da un romanzo o da un semplice verso di poesia …
Buona lettura

1) Stieg e Io di Eva Gabrielsson, Marsilio
2) Tutto per amore o quasi di Emily Griffin, Piemme
3) Ho il tuo numero di Sophie Kinsella, Mondadori
4) Innamorarsi a Manhattan di Kate Parker, Leggereditore
5) Un regalo da Tiffany di Hill Melissa, Newton Compton
6) Cento Sonetti d’Amore di Pablo Neruda, Passigli
7) Delirio Amoroso di Alda Merini, Sperling & Kupfer
8 )Poesie d’amore di Emily Dickinson, Bompiani
9) Poesie d’amore e libertà di Jacques Prévert, Guanda
10) Poesie d’amore di Rabindranath Tagore, Newton Compton

“L’enigma della pietra”: l’intrigante romanzo di Maurizio Agostini

Alessia Sità
ROMA – “Aelia Laelia Crispis/né uomo ne donna, né androgino / né bambina, né giovane, né vecchia / né casta, né meretrice, né pudica /ma tutto questo insieme. / Uccisa né dalla fame, né dal ferro, né dal veleno, / ma da tutte queste cose insieme. / Né in cielo, né nell’acqua, né in terra, / ma ovunque giace, / Lucio Agatho Priscius / né marito, né amante, né parente, / né triste, né lieto, né piangente, / questa / né mole, né piramide, né sepoltura, / ma tutto questo insieme / sa e non sa a chi è dedicato”.
Un intrigante mistero legato a un’antica iscrizione latina, probabilmente del XVI secolo, fa da sfondo a “Aelia Laelia Crispis. L’enigma della pietra”, il nuovo romanzo di Maurizio Agostini pubblicato dalle Edizioni Pendragon.

La  tranquilla vita di Marcello viene scombinata dalla misteriosa morte dell’amico Piero.L’improvvisa tragedia spinge l’uomo a fare chiarezza sulla strana vicenda che, sorprendentemente, sembra essere collegata alla falsa iscrizione funeraria della Pietra di Bologna. Ad alimentare i sospetti sulla morte di Piero contribuiscono anche una serie di mail datate simbolicamente venerdì 13 ottobre 2007, e alcuni doni apparentemente casuali. Il desiderio di scoprire cosa si nasconda dietro tutta questa strana vicenda, spinge Marcello a coinvolgere anche l’affascinante e sagace Francesca. La loro determinazione e il loro desiderio di verità li porterà fino ad Edimburgo; ed è proprio nella bellissima città, sede di un importante esperimento genetico, che l’indagine giunge finalmente ad una svolta importante e decisiva.
Con grande capacità narrativa, Maurizio Agostini ci riporta indietro nel tempo, alla scoperta di uno dei misteri più noti della Bologna esoterica, facendoci rivivere i segreti dei Templari e, al contempo, scoprire i misteri dell’Ordine dei frati Gaudenti.
Con uno stile brillante e lineare, l’autore ci regala un romanzo-verità sull’intrigante mistero di Aelia Laelia Crispis, un ‘giallo’ che da secoli è al centro delle divergenti interpretazioni degli studiosi e che ancora oggi suscita la curiosità di molti studenti.

“Romeo e Giulietta” dal 30 gennaio 1595 al 30 gennaio 2012, la storia d’amore senza tempo

Alessia Sità
ROMA – “Il suo unico  pensiero era scoprire chi fosse quella bellezza che insegnava al fuoco come risplendere, chi fosse quella gemma che pendeva sulla guancia della notte come un orecchino prezioso. Una bellezza troppo preziosa per questa terra. Era come una bianca colomba in mezzo a un branco di corvi: sì, così si mostrava quella giovane donna in mezzo alle sue coetanee, nel suo vestito bianco e alato.”
La tragedia dei due sfortunati amanti veronesi,  resa immortale dal grande dramma di William Shakespeare, ritorna il libreria con “Romeo e Giulietta. Adattato in prosa per tutti” di Davide Orsini edito da Fermento.
Nella bella Verona del XIV secolo, si consuma la toccante vicenda dei due adolescenti innamorati che, per un “disegno beffardo della vita”, decidono di porre fine alla propria esistenza, seppellendo così definitivamente l’odio lacerante che divide le rispettive famiglie: Montecchi e Capuleti.
L’intramontabile capolavoro shakespeariano, messo in scena  per la prima volta il 30 gennaio 1595 dalla compagnia Lord Chamberlain’s Man, ha fornito nel tempo il pretesto per numerosi libretti, balletti, musical, fino alle svariate trasposizioni cinematografiche e teatrali. Tra queste la versione diretta nel 2004 dallo stesso Orsini, intitolata “Verona – non giurare sulla luna”. Con grande maestria e straordinaria sensibilità, l’autore ci regala un vero e proprio romanzo in cui i sentimenti sono al centro dell’intreccio. Pagina dopo pagina, il lettore assiste a eclatanti scene di duelli, vite che si incrociano, fugaci sospiri amorosi e drammi familiari …
Dalla suggestiva descrizione del primo incontro fra Romeo e Giulietta al galeotto ballo di casa Capuleti, fino alla tragica e struggente morte dei due, si ha come la sensazione di percepire  e condividere ogni emozione e ogni turbamento che accompagna i due giovani all’epilogo del loro travagliato amore.
A 417 anni esatti dalla prima messa in scena, Orsini ha il merito di aver saputo narrare in prosa moderna e accessibile a qualsiasi lettore la passione che lega i due amanti, riuscendo a penetrare nel cuore e nella mente di ogni singolo personaggio.

L’intervista di ChronicaLibri a Marco Santochi, autore di “Rinascere per caso”

Alessia Sità

ROMA – Ho sempre pensato che i libri che riescono a lasciarti qualcosa dentro, anche a distanza di tempo, sono veramente pochi. Le letture che non si dimenticano, sono quelle che entrano nel profondo dell’anima e che una volta terminate lasciano una strana sensazione, paragonabile quasi al vuoto. A me è successo con “Rinascere per caso”, l’ultimo lavoro di Marco Santochi pubblicato da Felici editore. Un romanzo imprevedibile fino all’ultima pagina e illuminate su molti aspetti sociali e industriali legati all’ecologia.
Per saperne di più, ChronicaLibri ha intervistato il docente universitario di Tecnologie e sistemi di lavorazione, che ci racconta come la sua attività di ricerca scientifica si sia intrecciata a quella di scrittore.

Cosa ha ispirato il suo romanzo “Rinascere per caso”?
L’attività di ricerca scientifica che ho svolto nel campo del riciclaggio dei prodotti di consumo giunti al termine del loro ciclo di vita è stata la prima fonte di ispirazione: credo che in alcune pagine di descrizione tecnica, indispensabile per far entrare il lettore nella tematica, questa origine si percepisca. C’è stata anche la voglia di divulgare, di far conoscere ai non addetti ai lavori che cosa accade al nostro computer o cellulare, quando si getta via: certamente una mia deformazione professionale.
L’altra fonte d’ispirazione sono state le immagini, facilmente reperibili in rete e che hanno fatto il giro del mondo, di discariche a cielo aperto di prodotti elettronici in paesi orientali o africani: una varia umanità, molti bambini, che rovista in cumuli di spazzatura elettronica (e-waste), alla ricerca di qualcosa di ancora sfruttabile o riciclabile con metodi certamente pericolosi per loro e per l’ambiente circostante: immagini crude, inaccettabili ai nostri giorni.

Tecnologia e consumo, un binomio ormai inscindibile. Leggendo il suo libro si è portati a fare, inevitabilmente, una profonda e attenta riflessione sull’ambiente e sull’ecologia. Esiste, secondo lei, una vera coscienza sociale a riguardo?
La coscienza sociale su ambiente ed ecologia sta aumentando e sono certo che le nuove generazioni ne saranno dotate in misura maggiore. Siamo in piena Green Economy, secondo alcuni la terza rivoluzione industriale. I media insistono molto sull’aspetto “verde” di prodotti, servizi, abitudini, stili di vita. Le aziende sanno che oggi un prodotto di largo consumo si vende bene solo se rende il consumatore partecipe alla lotta contro l’inquinamento e lo spreco di risorse naturali e lo fa sentire meno responsabile del degrado ambientale. Fino a 10 anni fa, chi acquistava un’auto preoccupandosi dell’emissione di CO2? Oggi questo è un dato tecnico presente in qualunque pubblicità di nuovi modelli. Inoltre un prodotto o servizio “verde” oggi fa tendenza.
Da considerare anche la legislazione europea e degli stati membri, che prevede già obblighi e limitazioni che riguardano il consumatore: per fare qualche esempio ben noto, la raccolta differenziata, la necessità di rivolgersi alle isole ecologiche per certi tipi di rifiuti,  la chiusura dei centri storici al traffico. Il cittadino di oggi non può non essere coinvolto.
Una forte coscienza sociale deriva comunque da una conoscenza dei problemi, è un fatto culturale. Se da un lato i media da vari anni fanno bene la loro parte, una vera e diffusa coscienza sociale è ottenibile solo con l’educazione scolastica fin dalle prime classi. Per questo credo che i programmi di insegnamento anche nei primi cicli scolastici debbano prevedere lo studio di questi temi: si tratta di preparare i futuri cittadini e consumatori. In alcune pagine del libro ho toccato questo aspetto pedagogico.

Qual è il messaggio che vuole dare con “Rinascere per caso”?
Rispondere che il messaggio dato è l’importanza dell’ecologia, del corretto smaltimento dei rifiuti elettronici, della lotta ai metodi illegali di gestione di questi rifiuti sarebbe banale e riduttivo oltre che poco invitante per un lettore di romanzi. Direi invece che alcuni prodotti da noi usati quotidianamente, come il computer e il cellulare, sono contenitori di nostre idee, sensazioni, piccoli segreti: dati che crediamo gelosamente custoditi in questi prodotti. Con questi strumenti hi-tech si crea un connubio che non si distrugge facilmente quando li gettiamo via perché vecchi o non funzionanti: essi conservano sempre una parte, spesso importante, della nostra vita. Rinascere per caso si basa proprio sul fatto che un cellulare viene gettato via senza togliere la SIM e i messaggi registrati. Quando viene trovato, esso provoca imprevedibili cambiamenti di vita per le due protagoniste. Effetto casuale, ma possibile, delle informazioni che contiene!

Ha già in programma qualche nuovo libro?
Sto pensando a un libro su alcuni effetti perversi della globalizzazione, in continuità con il mio primo romanzo Vittime globali. In particolare sulla concorrenza tra i lavoratori del mondo industrializzato occidentale e quelli dei paesi emergenti: spesso una lotta tra poveri che fa perdere il lavoro ai primi e fa lavorare in condizioni stressanti e inaccettabili i secondi. Mi piace indagare sulle conseguenze sociali e umane delle scelte tecnico industriali, magari spingendo alcune situazioni ai limiti estremi. Spero di riuscire a portare a termine questa mia terza fatica, ma soprattutto di interessare i miei lettori.

Tre aggettivi per definire “Rinascere per caso”.
Avvincente. Non un thriller come il primo, ma comunque un intreccio di due storie parallele di cui si capisce il legame solo nelle ultime pagine. Un finale difficilmente prevedibile, a detta di alcuni lettori.
Eco-globale. L’ecologia è il tema dominante. La necessità di affrontare le problematiche ambientali, in questo caso il problema dei rifiuti elettronici, in ottica globale è una seconda chiave di lettura.
Sentimentale. Uno dei mie primi lettori lo ha considerato una storia d’amore: non mi aspettavo questo giudizio. In effetti ciò che spinge una delle due protagoniste verso la ricerca caparbia del cellulare è l’amore per il marito da poco deceduto.

 

Libri in uscita, le novità editoriali proposte da ChronicaLibri

Alessia Sità
ROMA – Se siete alla ricerca di un buon libro e non avete idea di cosa leggere, non temete! Prendete carta e penna e annotate le interessanti proposte editoriali che ChronicaLibri ha selezionato per questa settimana. Per gli amanti dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, Edizioni Ambiente suggerisce “La terza crisi” di Danilo Bonato; mentre per gli appassionati di storia, Ortica editrice segnala l’uscita de “La Rivoluzione” di Carlo Pisacane nella collana Le Erbacce. Fra le sue novità, Mondadori annovera  anche l’ultimo lavoro di Andrea Camilleri “Il diavolo certamente”, “L’amore quando c’era” di Chiara Gamberale e “La chiave di Sara” di Rosnay Tatiana, un romanzo da 5 milioni di copie ora anche sul grande schermo. La Giuntina porta in libreria “La foto sulla spiaggia” di Roberto Riccardi, “Una strana fortuna” di Maurice Grosman e “Un cammino lungo un anno” di Drudi Emilio. Ad arricchire il vasto panorama editoriale contribuisce anche Giulio Einaudi editore con I Frank” di Mirjam Pressler, “Violazione” di Alessandra Sarchi e “Voci dal lager” di Mario Avagliano e Marco Palmieri. Inoltre, da non perdere sono le novità di Cavallo di Ferro che propone “Il settimo sigillo” di José Rodrigues Dos Santos e per i prossimi mesi segnala l’uscita dell’inedito romanzo di Josè Donoso“Lucertola senza coda”, “Ovunque io sia” di Romana Petri e “Il ritratto di Venere” di Riccardo de Palo.

Per chi volesse scoprire e ricostruire le figure magiche della tradizione orale in Maremma, edizioni Effiggi consiglia  l’uscita del libro il “ Cerchio magico” a cura di Paolo Nardini.
E per finire il nostro viaggio alla scoperta delle tante novità editoriali, segnaliamo due fra i libri stranieri che il 2012 ci offre: l’attesissimo “Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy” di Eva Gabrielsson, edito da Marsilio, e “Tutte le famiglie sono psicotiche” di Douglas Coupland, pubblicato da Isbn edizioni.

“Brutti, sporchi e cattivi. L’inganno mediatico sull’immigrazione”: stereotipi culturali e copioni mediatici del nostro tempo

Alessia Sità
ROMA
«Nel Paese arriva la guerra, arrivano a valanga le bugie» diceva un vecchio proverbio tedesco, citato nel libro “Riflessioni di uno storico sulle false notizie sulla guerra” di March Bloch. Potremmo fare verosimilmente la stessa affermazione alla ciclica notizia dell’arrivo di profughi e migranti?

Questa è solo l’inizio della lunga riflessione del giornalista Giulio Di Luzio in “Brutti, sporchi e cattivi. L’inganno mediatico sull’immigrazione”, pubblicato dalla casa editrice Ediesse nella collana Saggi. Con grande rigore scientifico, l’Autore indaga sul ruolo rivestito dai media nella diffusione dell’immagine stereotipata e negativa dell’immigrato, ormai chiamato esclusivamente clandestino.
“Nel villaggio globale l’informazione – è superfluo ribadirlo – assume un ruolo centrale e invasivo delle coscienze”. Lo scrittore definisce un vero “killeraggio mediatico” quello fatto contro l’immigrato; ogni giorno siamo bombardati da sondaggi, diagrammi e percentuali che non perdono l’occasione di mettere in evidenza il crescente numero di dati allarmanti che sottintendono una vera e propria ideologia xenofoba.
Con grande passione civile, Giulio Di Luzi analizza le diverse forme di intolleranza, soffermandosi anche sul linguaggio e sulle “mille forme dispregiative di connotazione”: extracomunitario, clandestino, immigrato, irregolare, profugo, disperato, rifugiato.
Il clima di sospetto nei confronti dei nuovi arrivati, riporta alla memoria l’analogo trattamento riservato in passato ai migranti meridionali, sbattuti in prima pagina dalla stampa italiana come “calabresi, siciliani o pugliesi”.
Con “Brutti, sporchi e cattivi”, l’Autore tenta di ripristinare la “verità storica”, distaccandosi totalmente dall’immagine mediatica, arricchita dai soliti cliché narrativi, che col tempo ha contribuito ad alimentare la visione dell’extracomunitario – clandestino – criminale.  In conclusione, Di Luzi si sofferma anche sul panorama fotogiornalistico italiano, definito come riduttivo e superficiale, dal momento che “l’immagine viene meno al compito di rappresentare i mutamenti in corso, presentandosi a simbolizzare vecchi copioni”.

“Magna Roma. 110 ricette per cucinare a casa i piatti della tradizione romana”: un viaggio alla scoperta di antichi sapori intramontabili

Alessia Sità
ROMA – Si intitola “Magna Roma” l’ultimo libro di Ilaria Beltramme edito da Mondadori nella collana “Come fare”. Se amate la cucina casereccia e non volete rinunciare ai piaceri della tavola, questo valido ricettario vi farà scoprire i sapori e i profumi della cucina romana, regalandovi allo stesso tempo un imperdibile percorso storiografico.
Tante ricette gustose da sperimentare e degustare, riscoprendo anche antichi sapori prelibati: dagli Spaghetti alla gricia alla Trippa alla romana, dai Rigatoni con la pajata alla Coda alla vaccinara.
Il cibo è sempre più la chiave d’accesso al vero cuore di una città. Nella cucina c’è la storia, la geografia, il gusto e più in generale l’identità di un’intera comunità. Per quanto riguarda Roma, già Livio Jannattoni, Ada Boni e Aldo Fabrizi hanno pubblicato i ricettari definitivi, quelli con le vere ricette della tradizione romana: l’abbacchio, la coda alla vaccinare, i carciofi, la gricia e altre leccornie. Ilaria Beltramme con Magna Roma recupera in modo molto rispettoso questo patrimonio culinario, aggiungendo due elementi molto importanti: il primo è la sostituzione degli ingredienti che nel frattempo sono scomparsi dai supermercati; il secondo è svelare curiosità e aneddoti legati alle singole ricette. Anche l’appendice è molto gustosa perché contiene appunti sull’alimentazione ai tempi di Roma antica, notizie sui menu dei Conclavi, i giochi da osteria e la vera storia della “società dei magnaccioni”.

“I Promessi Vampiri. The dark side”: l’imperdibile sequel di Beth Fantaskey

Alessia Sità

ROMA – Se siete amanti di “Twilight”, di “The vampire diaries” o se amate il genere fantasy in generale, non potrete non apprezzare il nuovo intrigante romanzo di Beth Fantaskey: “I promessi vampiri. The dark side”, edito per Giunti Y nel 2011.
Avvincente, ricco di suspense, l’attesissimo sequel dei “Promessi vampiri”, il romanzo di esordio della scrittrice americana, non sembra deludere le aspettative dei lettori, che saranno catapultati nella suggestiva atmosfera della Transilvania, alla scoperta delle segrete dello spettrale castello dei Vladescu.
Tutto è ormai pronto per il matrimonio fra il bel tenebroso Lucius e la timida Jessica, che per amore ha deciso di stravolgere totalmente la propria esistenza, divenendo Anastasia.
Dopo le nozze, per i due si prospetta un romantico futuro per l’eternità, ma la loro felicità sembra non trovare pace a causa di una presenza oscura, determinata ad ostacolare in tutti i modi la loro ascesa al trono.
Le notti della futura regina delle tenebre iniziano ad essere sempre più tormentate da inquietanti e ricorrenti immagini. I terribili incubi, che si riveleranno essere sogni premonitori,  segneranno soltanto l’inizio di una nuova avventura, che metterà ancora una volta a dura prova il legame fra i due neosposi.
Aiutata dalla fedele Mindy e dal rinnegato cugino di famiglia – l’intraprendente Raniero – Jessica dovrà trovare il modo di salvare il suo amato Lucius, vittima di un losco complotto ordito per distruggere la pace fra i Vladescu e i Dragomir.
Con grande abilità, Beth Fantaskey dà vita ad un intrigante romanzo che ha il merito di saper unire all’intreccio narrativo anche una notevole capacità di approfondimento dei singoli personaggi.
Nuovi legami, nuovi possibili amori, l’imperdibile sequel vampiresco vi terrà col fiato sospeso pagina dopo pagina.

10 Libri per Natale, letture da mettere sotto l’albero

Alessia Sità
ROMA – A Natale, fra i miei numerosi regali, non può mai mancare anche un buon libro. Se siete a corto di idee o se state cercando qualche buon consiglio di lettura per il nuovo anno, vi propongo alcuni libri che mi hanno accompagnata in diverse fasi della mia vita. Tanti auguri di buone feste e buona lettura a tutti.
1) La meraviglia delle piccole cose di Dawn French
2) Rinascere per caso di Marco Santochi
3) Innamorarsi a Manhattan di Kate Parker
4) Le nonne di Doris Lessing
5) Ferito a morte di Raffaele La Capria
6) Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg
7) Altre prove di risposta di Erri de Luca
8 ) Il piccolo principe di Antoine de Saint -Exupéry
9) Cento sonetti d’amore di Pablo Neruda
10) Scacco a Dio di Roberto Vecchioni

ChronicaLibri intervista Nadia Turriziani

Alessia Sità
ROMA Nadia Turriziani, autrice del romanzo “Gli occhi dell’Amore, pubblicato da Sangel Edizioni, si racconta a ChronicaLibri. In modo vero e sincero, la scrittrice parla della propria esperienza personale, spiegando come essa rappresenti il filo conduttore di tutti i suoi racconti.

Cosa ha ispirato “Gli occhi dell’amore “?
Il libro “Gli occhi dell’amore” è stato ispirato da storie vissute personalmente o da racconti ascoltati con maniacale interesse da amiche e conoscenti. Racconti strazianti che mi hanno colpito direttamente al cuore lacerandolo o, in altri casi, racconti esilaranti o di pura fantasia che mi hanno fatto sorridere e a volte riflettere.

Nel suo libro, lei affronta tematiche molto delicate, che ancora oggi rischiano di essere dei veri tabù sociali. La scrittura può, dunque, essere un modo per esorcizzare la paura, l’ipocrisia, l’indifferenza? Può essere utile nella lotta contro “il male di vivere” che affligge sempre più spesso l’anima e il corpo?
Il vero scopo di questa raccolta di racconti era appunto quello di lasciare un segno.Non sempre è facile parlare di tematiche delicate quali ad esempio l’omosessualità, il tradimento, le sette sataniche, il sesso vissuto dai propri figli, ma farlo e riuscire ad andare oltre quelle barriere psicologiche che la società ha creato attorno a noi è stata una grande soddisfazione.
Lei mi chiede se la scrittura può essere un modo per esorcizzare la paura, l’ipocrisia e l’indifferenza ed io senza ombra di dubbio le rispondo di sì.
Quale arma migliore abbiamo, se non la scrittura, per evidenziare i disagi dell’anima e del cuore non tralasciando ovviamente i disagi del corpo. Da ex anoressica posso confidarle che scrivere un racconto di anoressia mi è stato di grande aiuto per uscire, con sforzi e tante lacrime, da quel periodo bruttissimo in cui, a causa della morte di mio padre, ero caduta.
Mi sono resa conto di aver chiesto aiuto a un’infinità di persone: a mio marito, al mio medico di fiducia, a un bravo psicologo ma un giorno a tavola con la mia famiglia ho guardato in volto i miei tre figli ed ho giurato a me stessa che ce l’avrei fatta da sola.
Così è stato. Un rigatone alla volta, una porzione sempre più abbondante sul piatto, tanti sforzi e tanta pazienza ma alla fine ne sono uscita.
Mi sento una privilegiata però, molte altre ragazze, i cui racconti ho ascoltato con attenzione, o non ce l’hanno fatta o stanno ancora combattendo questo terribile male.

Lei parla dell’amore a 360 gradi, analizzandone i mille volti che esso può avere: da quello fra uomo e donna, a quello di una madre, a quello disperato… Quanto è difficile scrivere di amore? Non ha avuto il timore di scadere nel banale o nel retorico?
Scrivere d’amore può essere difficile solo se non si ama veramente.
Io amo la vita, il mio lavoro, la scrittura, la mia famiglia e in particolare i miei figli, lo sport e tanto altro e scrivere di quello che provo raffrontandomi con queste realtà non mi ha mai spaventata.
Il timore di scadere nel banale o nel retorico l’ho avuto a ogni frase scritta ma ho voluto correre questo rischio perché l’amore non è mai banale e parlarne non deve assolutamente rappresentare un male.

La sua esperienza personale si riflette in qualche modo sui personaggi da lei descritti?
Indubbiamente sì. Ogni personaggio rispecchia una parte di me e del mio essere donna.La madre che lotta per i figli, la donna moglie e amante, la scrittrice, la mamma che soffre per i propri figli. Ho sofferto nello scrivere il racconto sui gay. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato cosa possa mai provare un genitore nello scoprire la vera natura sessuale del proprio figlio. Ho sofferto anche nell’immaginare come possa essere difficile per un adolescente rendere partecipi i propri genitori delle sofferenze subite a causa della propria natura. Rispetto le scelte di ognuno ma ammiro il coraggio di quei genitori. Sono terrorizzata dall’AIDS e nel racconto “Dagli occhi una sola lacrima” ho parlato di una storia realmente accaduta che mi ha sconvolto molto. Sono spaventata dal futuro e sapere consapevolmente che si invecchia e che i propri figli invece crescono e diventano indipendenti mi ha ispirato nella scrittura di “Amore eterno o sesso?”. Vorrei poterle parlare di tutte le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere ogni racconto ma rischierei di diventare logorroica e quindi posso solo invitare i lettori a leggere e, chiudendo gli occhi per un attimo, a immedesimarsi in quegli scenari e nelle storie descritte.

Come definisce la sua scrittura? Qual è il tratto caratterizzante?
Vera. Mi viene solo questo aggettivo. Quando scrivo di fiabe navigo inventando e sognando, in questo caso con “Gli occhi dell’amore” ho descritto la vita reale e mi sono discostata dalla realtà pochissime volte e solo per evitare di palesare storie vere e facilmente riconoscibili. Il mio tratto caratterizzante? Sono una donna semplice, in primis una mamma, e quando scrivo lo faccio solo per appagare me stessa e soprattutto con una grande speranza nel cuore, colpire il cuore dei lettori e renderli partecipi dei miei racconti senza annoiarli.

Tre aggettivi per definire “Gli occhi dell’amore”.
Toccante: ogni storia ha dietro di sé un vissuto e a volte delle grandi sofferenze.
Autentico: parla di storie vere, genuine, vicine alla realtà.
Esilarante: alcuni racconti sono bizzarri ma divertentissimi.