Giulio Gasperini
AOSTA – La realtà del mondo, in ogni sua declinazione ed espressione artistica, è popolato da Ninfe, che da sempre travalicano i miti della polverosa mitologia e si scontornano nelle loro manifestazioni di presenza. Ecco cosa sembra dirci Fabrizio Coscia, nella sua opera I sentieri delle Ninfe nei dintorni del discorso amoroso edito da Exòrma Edizioni. Le Ninfe, da sempre, sono entità magiche e incantate, che popolano il mondo naturale, tanto da dividersi proprio per provenienza e impegno: le ninfe delle acque, quelle dei boschi, quelle delle valli, quelle dei fiori e così via, verso un campionario che rasenta l’infinito mutevole.
Le Ninfe hanno, pertanto, da sempre, popolato narrazioni, miti e racconti tradizionali, giocando sempre un ruolo importante e impegnato: basti pensare al “Sogno di una notte di mezz’estate” di Shakespeare o al ruolo prorompente avuto nella storia musicale o in quella cinematografica.
Coscia, nella sua opera, accompagna il lettore in un percorso di narrazioni parallele, intrecciate, che riguardano alcune figure femminili, che si richiamano e si sovrappongono alle suggestioni del mito e della leggenda. Sono figure femminili esistite o immaginate, ma poco cambia: perché si fanno exempla, come nelle migliori narrazioni epiche e ognuna diventa modello ideale nel quale ci si può rispecchiare e attingere sempre nuove considerazioni e analisi. La Ninfa, per sua natura, si trasforma, scompare, si fa simile allo sfondo ma rimane a significare la realtà e oltre, il senso sovrastrutturale, la potenza del senso che sempre muta ma mai si squalifica. La Ninfa si scontorna, si squaderna e – ampia – va a dare il suo contributo per la potenza del resto: la Ninfa è generosa, pronta a dimenticare la propria soggettività pure di manifestare il resto.
La narrazione di Coscia è rapsodica e poetica. Trasmette quello che l’epica ha come ruolo fondante: ricondensare il te il senso del tutto, dell’umanità intera, nelle sua forme più potenti. Per questo Coscia spazia dalla letteratura antica a quella contemporanea, all’arte, alla settima arte, quella cinematografica. Lo fa per offrirci un campionario esaustivo e profondo, chirurgicamente perforante e performante, con un apparato fotografico che permette alla suggestione di farsi immagine per l’occhio. In definitiva, è un percorso devoto attraverso le declinazioni dell’amore, perché l’amore è decisamente la forma più piena e completa dell’azione umana: l’amore muove tutto e quantifica tutto, l’amore ha la coscienza più perfetta.