“La strana collezione di Mr. Karp”, un’amicizia da collezione; ad Alta Leggibilità!

Mr Karp_biancoenero_recensione_chronicalibriGiulia Siena
ROMA
“Ti senti scoraggiato, è naturale. Temo capiti spesso ai collezionisti. Non restiamo mai a lungo soddisfatti di quello che abbiamo. Un nuovo acquisto ci entusiasma, ma solo per poco, e subito ne desideriamo uno nuovo. E’ come avere dentro un tarlo che non ti lascia mai in pace”. Randolph è un collezionista, ma questa considerazione di Mr. Karp non è molto chiara per lui, un undicenne con il tarlo per il collezionismo. Ma partiamo dall’inizio: questa è “La strana collezione di Mr. Karp”, la storia – scritta da Cary Fagan, tradotta da Flavio Sorrentino, illustrata da Mauro Ferrero e pubblicata da Biancoenero Edizioni – di una strana e curiosa amicizia tra Randolph e il Mr. Karp.

Randolph vive in una grande casa con genitori e sorelle “festidiose”, gioca a hockey e ha il pallino del collezionismo: ha cominciato la sua “carriera” a soli quattro anni collezionando sassi, poi sfere innevate e calzascarpe. Ora ha una certa esperienza e collezioni un po’ più elaborate; infatti, raccoglie tappi di bottiglie di birra, penne e parole. Le parole sono alquanto astratte, ma si possono collezionare facilmente – assicura Randolph – cercando sul dizionario e segnando quelle che non si conoscono facendole entrare di diritto nella propria collezione. A undici anni, comunque, Randolph è un po’ stufo di queste raccolte, vorrebbe cominciare una nuova collezione, avvincente e non banale. Per questo si rivolge a Mr. Karp. Mr. Karp è un uomo tranquillo e distinto, lavora all’Ufficio Reclami di un grande magazzino ed è il nuovo inquilino del terzo piano, la mansarda che la famiglia di Randolph ha dovuto affittare per riuscire a pagare spese e bollette in un periodo difficile. Randolph è attratto dalla figura misteriosa di Mr. Karp da quando ha saputo che l’uomo è un collezionista. Ma di cosa? Durante il trasloco la sua collezione è chiusa in scatoloni con la scritta “fragile”, “deperibile”… quali oggetti, se non i cibi sono deperibili? Allora comincia, quasi timidamente, il dialogo tra l’uomo e il ragazzo, un dialogo che porterà Randolph a scoprire una collezione preziosa e spossante che farà arrivare Mr. Karp fino in Giappone.

 

“La strana collezione di Mr. Karp” è una storia semplice, intensa e piena di colpi di scena.

Il libro, pubblicato nella collana Maxi Zoom, è stato impaginato seguendo i criteri di Alta Leggibilità per rendere più agevole la lettura di tutti.

 

 

LABirinti Festival – Narrazioni tra arte e vita: Torino dal 25 al 27 ottobre

LABirinti Festival_torino_2013_chronicalibriTORINO – LABirinti Festival – Narrazioni, tra arte e vita è in programma a Torino (presso l’OPEN 011 di corso Venezia, 11) da venerdì 25 a domenica 27 ottobre. Un’originale programmazione di incontri, in un’inconsueta e innovativa commistione fra letteratura, multimedialità e cinema, sarà l’aspetto caratterizzante dell’evento.
Gli editori presenti: Aguaplano, Avagliano, Ediciclo, La vita felice, Edizioni e/o, Voland, Quodilibet, Scritturapura Casa Editrice, Marsilio, Transeuropa Edizioni, Instar, Gaffi Editore, Kowalski, Edizioni La Linea, Whitefly, ‘Round midnight edizioni, Las Vegas Edizioni, Miraggi Editore, Mucchi Editore, Eris, Portaparole, Fernandel, Salvatore Sciascia Editore, Indiana.

 

Gli autori: Claudio Morandini, Matteo Marchesini, Vito Santoro, Vito Ferro, Anna Toscano, Daniela Marcheschi, Marco Lazzarotto, Fabrizio Elefante, Daniela D’Angelo, Andrea Pomella, Fernando Coratelli, Giuseppe Giglio, Grazia Valente, Tiziano Fratus, Franz Krauspenhaar, Francesco Signor, Andrea Caterini, Davide Rondoni, Anna Maria Carpi, Massimiliano Borelli, Giuseppe Lupo, Massimo Maugeri, Cristina De Laurentis, Vanni Santoni.

 

Leggi QUI il programma completo di LABirinti Festival 2013.

Via del Vento pubblica “L’inizio e la fine”, lo sguardo spietato di Irène Némirovsky

Irène Némirovsky_via del vento_chronicalibriGiulia Siena
ROMA
“E’ vero mi ero augurato ancora il dominio sugli uomini… La vita ci offre spesso la caricatura dei nostri sogni”. Eppure il procuratore Deprez non aveva mai osato sognare molto: già a vent’anni si era augurato di “avere per tutta la vita una camera imbiancata a calce e un letto in ferro” senza pretese di ricchezza e accontentandosi del futuro, pur vivendo una mezza povertà. Ora gli sta venendo meno anche il suo unico e incessante pensiero, l’avvenire. Da qualche giorno sa che non ha più molto tempo davanti a se. Il suo tempo verrà consumato presto da una malattia. Vorace e veloce. Il tempo, allora, da amico mansueto del procuratore si fa ricatto: lui, un uomo piccolo e gracile che negli anni ha acquisito sicurezza, forza e salute nell’indossare la sua toga rossa, dovrà decidere del tempo di un altro uomo; lui che di tempo ne ha ormai poco. Cosa fare mentre la debolezza incalza? Lasciarsi attorniare dal gioco beffardo oppure combattere il male altrui attraverso il proprio male?

 

Matematica, intensa e perfetta. Questa è la prosa di Irène Némirovsky ne “L’inizio e la fine”, il racconto pubblicato per la prima volta in Italia – a cura di Antonio Castronuovo – dalla casa editrice Via del Vento. “L’inizio e la fine”, apparso il 20 dicembre 1935 sul periodico parigino “Gringoire”, è solamente uno degli oltre cinquanta racconti che rappresentarono per l’autrice francese di origine russa un continuo e costante esercizio di eccelsa scrittura. In questo scritto, come nei suoi più famosi romanzi, la Némirovsky ci appare come un’osservatrice attenta e distaccata che utilizza la sua narrazione cristallina per farci entrare nel racconto da spettatori privilegiati.

“Street Food all’italiana”: il buono e il bello di mangiare con le mani

Street Food_Giunti_chronicalibriGiulia Siena
ROMA
– “Un viaggio lungo tutto lo stivale, emozionante e coinvolgente, alle radici della cucina italiana più verace, semplice e generosa, fatta di pochi ingredienti poveri, quella che ha nutrito il popolo per secoli. Le bevande e le pietanze dello “street food all’italiana” testimoniano una grande storia, ricca di umanità e creatività: ve la raccontiamo attraverso i tanti protagonisti che abbiamo incontrato”.
Comincia da qui il viaggio di Clara e Gigi Padovani lungo le strade italiane del gusto alla ricerca di pietanze autentiche, genuine e pronte da consumare. Questo viaggio è “Street Food all’italiana. Il cibo di strada da leccarsi le dita”, il libro della “coppia fondente del food writing italiano” pubblicato da qualche settimana da Giunti. Il volume, presentato il 5 ottobre a Cesena nel’ambito di Saporìe, Festival del Cibo di Strada, racconta le origini antiche, le evoluzioni gourmet e l’attuale notorietà dello street food.
“Con il termine street foods – definisce la Fao – si indica un’ampia gamma di cibi pronti da mangiare e di bevande, venduti e a volte preparati in luoghi pubblici, in particolare nelle strade”. Questo fenomeno, molto in voga negli ultimi anni, ha radici molto antiche che risalgono ai banchetti della Roma imperiale e alle feste regali di Lorenzo il Magnifico. La tradizione vuole, poi, che il cibo di strada – caratterizzato in ogni regione d’Italia dalla territorialità e dalla stagionalità dei prodotti – abbia conosciuto il declino e l’ascesa secondo guerre, carestie e sviluppo economico. Oggi lo street food è il simobolo di una cucina che torna alle sue radici seguendo la qualità e la crescente necessità di un cibo buono, gustoso, territoriale, veloce ed economico. Sono questi, infatti, gli elementi che contraddistinguono lo street food all’italiana dal fast food globalizzante; nei nostri cibi di strada c’è, poi, un tipo di ristoanzione che riflette le culture locali tradizionali e si accompagna alla perfezione con il piacere di mangiare in piedi usando le mani: un’azione, un’esperienza che riesce a coinvolgere tutti i sensi.

In questo viaggio culinario-emozionale si va dall’Alto Adige all’Abruzzo, dall’Emilia Romagna alla Sicilia, dalla Liguria alla Puglia alla scoperta degli artigiani del gusto, donne e uomini che ogni giorno nei loro chioschi e nei loro negozi interpretano e re-interpretano una cucina fatta di passione, fatica, idee e coraggio. I “Mangiari di strada” dello chef Giuseppe Zen di Milano (via Lorenteggio 269), il Lampredotto Pollini di Firenze (via De Macci) o la focaccia ligure di Zena Zuena di Genova (via Cesarea, 78); il pani ca’ meusa di Rocky Basile (piazza Caracciolo) o di Chiluzzo (Piazza Kalsa, 11) a Palermo, così come le specialità napoletane di Timpani e Tempura (vico della Quercia, 17) o la tradizione romana del filetto di baccalà nel centro storico di Roma dal Filettaro a Santa Barbara (Largo dei Librari, 88) sono le tappe del gusto che Clara e Gigi Padovani hanno esplorato per raccontare un’Italia che si lascia conoscere attraverso le specialità culinarie. Non ci sono – e non è una scelta casuale, ma un po’ ci dispiace – le nuove declinazioni di street food (guarda il Trapizzino di Stefano Callegari a Roma o le tante varianti italiche del kebab o del panino), perché “Street Food all’italiana” è un libro che va alla radice di questo fenomeno molto italiano, ne racconta la nascita, il percorso e i virtuosi protagonisti che portano avanti la storia.

 

“Street Food all’italiana” non è solo un libro; è un itinerario, è una guida, è un ricettario, è una testimonianza di come il cibo di strada sia espressione di alta cucina e spunto per l’alta cucina. Infatti, lo street food è stimolo e invettiva anche per grandi chef: Gualtiero Marchesi, Massimo Bottura, Fabio Picchi, Davide Scabin, Ciccio Sultano e Mauro Uliassi parlano in questo libro della loro passione e del loro legame con il cibo di strada, regalando al lettore-buongustaio rivisitazioni e ricette di piatti street. Il libro, poi, è un continuo viaggio che non si esaurisce all’ultima pagina, anzi! Grazie al pratico Qr Code (il simbolo è rintracciabile in oltre 40 pagine del libro) il lettore viene rimandato direttamente al sito di Street Food Italia con video interviste e approfondimenti che permettono un contatto diretto con tutti i protagonisti del volume.

 

“Si mangia per strada, da secoli, per necessità, per fare in fretta, per risparmiare. Ma anche per il piacere di condividere un’esperienza con persone che, diero al banco, sono lì tutti i giorni a fare il loro lavoro con passione e impegno”.

“Democrat. L’ambizioso sogno del partito mai nato”: Massimiliano Amato si interroga sulla reale esistenza del Pd

cop_democratAlessia Sità
ROMA – “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Nella vita ogni cosa ha un inizio e una fine. Così è stato anche per il Partito Democratico, deceduto a seguito dell’ennesima assenza di coesione. Ricordate il famoso parricidio in cui Bruto uccise Cesare? O quello di Edipo ai danni di Laio? Probabilmente, il parricidio che tutta l’Italia ricorderà per molto tempo sarà quello commesso dal Partito Democratico, quando il 19 aprile del 2013, nell’aula di Montecitorio, “centouno franchi tiratori affossarono la candidatura di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica”. In “Democrat. L’ambizioso sogno del partito mai nato”, edito da CentoAutori, Massimiliano Amato ripercorre le contraddizioni e le ambiguità di un partito che si è infranto nel peggiore dei modi, descrivendone minuziosamente le tappe che sancirono il ‘parricidio’ per eccellenza. Da Marini e Prodi, vittime dei propri alleati, a Napolitano, considerato il vero salvatore della Patria. Dall’illusione dello “smacchieremo il giaguaro” all’occasione perduta: Renzi. Per giungere, poi, all’ultima chance: da Monti a Letta, al governo con Berlusconi. Massimiliano Amato racconta il naufragio del Pd, analizzandone tutti gli elementi: dalla storia passata agli ‘inciuci’ del presente, ma con un occhio proiettato anche al futuro. L’immagine che emerge dopo la sconfitta alle urne è quella  di un Pd ormai afono e con le idee completamente annebbiate. Il ritratto offerto in “Democrat” è quello di un partito che, dopo mille sforzi, tenta di “ricucire lo strappo con quella parte di elettorato sfiduciata dalle incongruenze di una sinistra senza più anima e senza più prospettive”.

 

“Milano women-friendly”, la guida in tacchi a spillo.

Milano women-friendlyGiulio Gasperini
AOSTA – Una città si affronta in tanti modi, secondo diverse prospettive. Le guide Permesola della Morellini Editore ne offrono uno tutto particolare ed esclusivo: quello delle donne. Perché le donne hanno esigenze, interessi, passioni uniche; o, almeno, così parrebbe. Anna di Cagno, giornalista professionista per anche “Cosmopolitan”, conduce lettori e lettrici in un viaggio allettante nella capitale per eccellenza del fashion-style e delle notti-da-bere. La teorizzazione della Milanesity è d’obbligo in apertura di volume: capire cosa significhi essere milanese, abitare a Milano, vivere Milano ha delle regole precise, degli obblighi, dei doveri che bisogno tassativamente imparare e applicare; pena, il fallimento. O il fraintendimento.
La guida, accompagnata e impreziosita dalle foto di Monica Cappato e Anna Toscano, offre tutti i dettagli e le informazioni utili per affrontare la giungla urbana: quando partire, secondo anche un calendario di eventi e manifestazioni (e non soltanto seguendo i capricci e i dettami della meteo!), a cosa mettere in valigia, dando poi una serie di avvertimenti per tutte le donne che viaggiano sole. E poi si passano in rassegna, descritti con brevi e sapide pennellate, i luoghi più interessanti e suggestivi, dal Cenacolo vinciano alla Pinacoteca di Brera, dai Navigli all’Orto botanico, passando per le gallerie d’arte, i vari musei e persino Casa Sozzani.
guide women-friendlyDettagliate le sezioni su dove dormire e dove mangiare, mentre non poteva mancare (al di là degli stereotipi) mancare una parte dedicata alla “Milano con i bambini”. E non può neanche mancare una lunga lista di luoghi per gli “ape”, così tanto moderni e persino più sofisticati di ricche cene. Capitoli ricchi anche per lo shopping, in quella che è considerata, a ragione, una delle principali città modaiole: vestiti, gioielli e “the best vintage”, per le amanti dello stile retro ma sempre elegante e raffinato. Senza dimenticarsi, ovviamente, del wellness e del benessere personale: anche a Milano, infatti, ci sono luoghi dove potersi rilassare, tutti ben illustrati in “angoli di relax”.
Oramai le guide possono sembrare superate: è possibile scovare una app per i nostri smartphone su ogni aspetto del viaggiare. Dalle linee della metropolitane alle informazioni sui musei tutto scorre in internet, tutto scivola sugli schermi cinematografici dei nostri telefonini, sotto le nostre dita. Ma il piacere che dà la lettura di un punto di vista, di opinioni e suggerimenti è difficilmente scovabile, persino nelle migliaia e migliaia di deliranti valutazioni e commenti di TripAdvisor e simili.
Ovvio, comunque, che ogni città è unica e irripetibile proprio perché la varietà la nutre e l’alimenta. Pertanto, regole e teorizzazioni a parte, una città basta lasciarsela scorrere sottopelle. E buona Milano a tutt*!

Novità Topipittori: “Scompiripiglio”, la storia di Talfino la decidi tu!

ScompiripiglioGiulia Siena
ROMA
– “Quante avventure lungo la strada! Ma alla fine Talfino è arrivato sano e salvo. E a voi Talfini che cosa è successo?” Talfino, il protagonista di “Scompiripiglio” – un nuovo nuovissimo libro di Topipittori – è un animaletto curioso, un ibrido tra una talpa e un delfino. Questo simpatico personaggio, nato dalla fantasia nipponica dello Studio Euphrates, è il protagonista del primo di una serie di tre libri che ha già spopolato in Giappone. Così come Talfino, i suoi amici protagonisti di queste avventure, sono degli Scompiripigli, animaletti simpatici, divertenti mix molto diversi tra loro: c’è Formiglio, un formichiere + coniglio, il cuoco della Scompiripappa; Polnacchia, polipo + cornacchia, brava a cucinare le torte e il Girachiere, giraffa + formichiere addetta alla vendita delle ciambelle.

 

Il libro, diviso in tre mini avventure, ci fa entrare nel quotidiano di Talfino: per prima cosa il nostro simpatico amico deve decidere cosa mangiare, meglio le uova o le polpette? Dovrà scegliere tra l’hamburger, il gelato, le ciambelle e molte altre delizie. Ma la scelta continua; nella seconda storia Talfino deve portare un bel regalo alla sua amica Polnacchia, cosa regalarle e come arrivare a casa senza smarrirsi? Nell’ultima storia, poi, il protagonista decide di fare una passeggiata… ma il sentiero non è poi così semplice! Talfino è sempre molto indeciso, forse per questo la sua storia può seguire strade differenti e può farsi guidare dal lettore. Nel libro, infatti, ognuna delle tre mini storie ha percorsi alternativi che portano, sempre e comunque, al lieto fine.

Salone dell’editoria sociale 2013, a Roma dal 31 ottobre al 3 novembre

saloneditoriasociale_chronicalibriROMA – È dedicata a “La grande mutazione”, la quinta edizione del Salone dell’editoria sociale, l’iniziativa promossa dalle Edizioni dell’Asino, dalla rivista “Lo Straniero”, dalle associazioni Gli Asini e Lunaria, dall’agenzia giornalistica Redattore sociale e dalla Comunità di Capodarco. Il Salone dell’editoria sociale (31 ottobre 3 novembre presso Porta Futuro, via Galvani 108 Roma – Testaccio) sarà uno strumento per orientarsi nelle trasformazioni che hanno investito il rapporto tra politica ed economia, cultura e società, etica e democrazia, dentro una cornice internazionale. Saranno, infatti, oltre 40 gli appuntamenti che spazieranno dalla politica all’integrazione, dai diritti alla ripresa economica, per passare, poi, alla grande protagonista della manifestazione: la letteratura.

La diagnosi sull’Italia è affidata agli studiosi Franco Cassano, Luigi Ferrajoli e Mariuccia Salvati, coordinati da Luca Rastello, nella discussione intorno alla domanda “Che fine ha fatto la democrazia?”. Sulla via d’uscita dalla crisi, Giulio Marcon e Mario Pianta, autori di Sbilanciamo l’economia, replicheranno alle domande dei giornalisti Alessandro Gilioli e Alessandro Leogrande.

Nei quattro giorni di manifestazione, la letteratura rivestirà grande importanza: l’omaggio allo scrittore cileno Roberto Bolaño, con Ilide Carmignani, Goffredo Fofi, Nicola Lagioia, Jaime Riera Rehrene le letture dell’attore Fabrizio Gifuni; l’intervento dello scrittore tajiko Andrej Volos, autore del romanzo epico Churramabad. Infine, nella serata conclusiva di domenica 3 novembre, il dialogo su “Letteratura e denaro” tra il critico Alfonso Berardinelli e lo scrittore Walter Siti, premio Strega 2013 con “Resistere non serve a niente”.

 

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“Io. e l’Ilva” il monologo di un metalmeccanico

Marianna Abbate

ROMA – L’Ilva non rispetta le regole sull’impatto ambientale. L’Ilva è la causa di infiniti tipi di morbi, patologie, formazioni cancerose e problemi respiratori. L’Ilva porta sulla tavola di tutta Taranto un piatto di pasta. Coperto da uno strato sottile di diossina. L’Ilva ti fa comprare la macchina nuova. Che importa se è coperta dal medesimo strato di diossina?

È la “grande contraddizione di Taranto” quella al centro del “Monologo metalmeccanico- Io e L’Ilva” di Giuse Alemanno. pubblicato da Lupo editore. Sì, perché da una parte l’Ilva è il male, dall’altra non si può vivere senza Ilva.

Che poi Ilva è un concetto vago, troppo generalista. Dentro il più grande stabilimento d’acciaieria d’Europa si snodano settori, reparti, calore, facce, tecnologie e arretratezze. Un microcosmo vivace e vivo, estremamente autoreferenziale agli occhi di Alemanno: “partigiani dei cazzi propri”. Gli operai hanno perso quel senso di comunità che li aveva resi forti nelle rivolte socialiste. Ognuno guarda il suo benessere, inclusi i sindacati che cercano l’accordo a tutti i costi, pur di guadagnarci una promozione e tanta tranquillità.

Eppure senza Ilva, il destino di Taranto sarebbe segnato. “C’è uno psichiatra in sala?” continua a chiedersi l’autore del monologo, in un misto di disperazione ed impotenza. Non c’è soluzione neanche agli occhi di quell’operaio acculturato, di quello che conosce tutte le questioni interne ed esterne, che è Giuse Alemanno.

Un vicolo cieco. Un enorme, bruciante, polveroso e ricco vicolo cieco.

“Hamburger Gourmet”, tutto il gusto in un solo boccone

hamburger-gourmet (1)MILANO – Arriva dall’Ippocampo Edizioni “Hamburger Gourmet”, un nuovo e gustoso libro che vede il panino più famoso del mondo protagonista assoluto di queste pagine. All’inizio degli anni 2000 l’hamburger vive un cambiamento sostanziale: gli chef finalmente se ne interessano. La personalità di spicco è Daniel Boulud, chef francese stabilitosi a New York, che inserisce nel menu del proprio ristorante un hamburger al foie gras al costo di 29 dollari. Questo nuovo approccio acquisisce rilevanza internazionale e i cuochi di tutto il mondo cominciano a considerare l’hamburger con grande attenzione. Gli chef si concentrano sulla ricerca del blend perfetto, che determina la qualità dell’hamburger “gourmet”. Un blend è una miscela, la fusione di diverse qualità, e consiste nel selezionare differenti pezzi di manzo in base alle loro proprietà e punti di forza, mescolandoli per ottenere un equilibrio ottimale di consistenza e di gusto. Una volta ottenuto questo risultato, sono possibili infinite varianti.

58 ricette di hamburger di carne, pesce e vegetariani.