Intervista a Chiara Giacobelli, autrice del libro-guida dal cuore solidale: “Emilia Romagna. Una visione artistica”

Emilia-Romagna-una-visione-artisticaBOLOGNA“Emilia Romagna. Una visione artistica”, il libro di Chiara Giacobelli dedicato a una delle regioni più affascinanti della nostra Penisola, è un viaggio attraverso la voce, i ricordi e le emozioni di 16 personaggi di rilievo. Averardo Orta, Fabio Alberto Roversi Monaco, Francesco Amante, Andrea Merlini, Maurizio Marchesini, Michele Poggipolini, Renato Villalta, Fabio Bonifacci, Giuseppe Giacobazzi, Ivano Marescotti, Licia Angeli, Claudio Spadoni, Ivan Simonini, Beppe Carletti, Liliana Cosi e Maria Antonietta Venturi Casadei: sono loro gli imprenditori, attori, cantanti, chef, sportivi e creativi che hanno raccontato l’Emilia Romagna attraverso le proprie storie, le proprie esperienze e i propri ricordi. E’ nato, così, un libro che è un itinerario turistico che parte da Bologna, cuore pulsante di una regione ricca e misteriosa, schietta e coinvolgente, per poi proseguire a Ravenna, nelle valli del Comacchio, Rimini, Cesena, Modena, Reggio Emilia e nei piccoli centri in cui si conservano intatte le bellezze e le suggestioni naturalistiche. Il viaggio, però, comincia con uno scopo importante: il volume, presentato a Bologna nei giorni scorsi e in libreria da poco meno di 24 ore, è nato per dare un sostegno concreto al progetto “Melograno” dell’associazione Acacia, per la riabilitazione di giovani con gravi difficoltà psicomotorie.
Abbiamo intervistato l’autrice, Chiara Giacobelli, per farci raccontare “Emilia Romagna. Una visione artistica. Per la prima volta raccontata da 16 personaggi di rilievo”.

 

 

Come nasce il progetto “Emilia Romagna. Una visione artistica”?
Il progetto è nato perché volevo organizzare un’attività di beneficenza in collaborazione con Round Table, service che da anni si occupa di aiutare chi ne ha bisogno attraverso iniziative valide e concrete. In particolare, Round Table Bologna è stata fondatrice del Telefono Azzurro, oltre ad aver portato avanti molti progetti no profit negli anni. In questo caso ci interessava realizzare un prodotto editoriale che fosse accattivante e piacevole per tutti, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla provenienza, dall’estrazione sociale. Abbiamo così pensato a una guida turistica dell’Emilia Romagna, regione che ha decisamente tanto da offrire, raccontata tuttavia in maniera inedita ed emotiva, attraverso i ricordi di 16 personaggi considerabili ciascuno un’eccellenza nel proprio settore. Fanno da corredo delle bellissime immagini prestate da fotografi molto bravi.
chiara_giacobelli_intervista chronicalibriQuesto libro, oltre a raccontare le bellezze di Bologna, delle valli e delle coste della regione, è legato a un bellissimo progetto di solidarietà. Come mai questa scelta?
Personalmente svolgo diverse attività di beneficenza nel corso dell’anno, ma avendo tante proposte cerco sempre di privilegiare quelle concrete, in cui posso sapere dove vanno esattamente – a chi e per che cosa – i fondi che riusciamo a raccogliere. In questo caso mi fidavo di Round Table per la lunga esperienza alle spalle, per la serietà e la professionalità riconosciute; inoltre ho avuto modo di conoscere e apprezzare l’associazione Acacia, nello specifico il progetto Melograno, che si basa su una serie di attività psicomotorie in acqua per ragazzi con gravi problemi a seguito di eventi traumatici, come può essere un coma. Credo inoltre che il periodo natalizio sia probabilmente il migliore per pensare a un piccolo regalo in grado di fare del bene anche a chi è meno fortunato di noi.
In questo libro 16 personaggi di rilievo raccontano l’Emilia Romagna; sono imprenditori, artisti, donne e uomini di cultura. In cosa e come hanno arricchito questa guida?
Questa guida è a tutti gli effetti un lavoro di squadra: oltre al mio contributo e a quello di Round Table, giocano un ruolo fondamentale le immagini messe a disposizione dai fotografi e soprattutto gli spunti, le suggestioni, i ricordi, i consigli dei 16 personaggi che raccontano un’Emilia Romagna inedita, emotiva, artistica. Abbiamo parlato di luoghi legati alla musica e musicisti celebri con Beppe Carletti dei Nomadi, abbiamo scoperto le passeggiate più ambite dai motociclisti e i musei storici delle auto con Michele Poggipolini, abbiamo fatto una mappatura degli angoli cinematografici della regione con lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, e ancora abbiamo parlato di danza con l’ex Prima Ballerina della Scala Liliana Cosi, di sport con il Presidente della Virtus Renato Villalta, di arte con il Presidente di Arte Fiera e del MAR di Ravenna Claudio Spadoni, di pittura con Maria Antonietta Venturi Casadei, di luoghi legati al divertimento con Giuseppe Giacobazzi e così via toccando tutti gli ambiti, senza dimenticare l’eno-gastronomia, che ha un ruolo importante in tutte le interviste, specialmente in quella dello Chef Andrea Merlini.
I tuoi libri sono spesso viaggi, dopo “Emilia Romagna. Una visione artistica” hai qualche altro itinerario in cantiere?
A primavera ho in uscita due libri sulle Marche, uno su alcune dimore storiche e itinerari del Pesarese, un’altra su vini e territorio. Ma mi piacerebbe scrivere presto qualcosa sulla Toscana, la regione italiana che più amo.

 

 

“Io ero l’Africa”: l’istinto primordiale della madre terra.

Io-ero-l-AfricaGiulio Gasperini
AOSTA – Una saga familiare appassionante. Se si dovesse dare una definizione all’ultimo romanzo di Roberta Lepri, “Io ero l’Africa”, edito da Avagliano Editore nel 2013 probabilmente questa sarebbe la più calzante. Ma, in realtà, nelle pagine della Lepri c’è ben di più. Innegabile come le atmosfere del romanzo ci riconducano alle migliori pagine di Karen Blixen, fino addirittura al fallimento dell’attività e alla frustrazione umana di fronte alla potenza devastante (e ribelle) della natura. Ma l’esperimento della Lepri è affascinante innanzitutto perché calato nella nostra condizione di italiani migranti ed emigranti (che in giorni come questi passa sempre un po’ di mente) e poi perché ci offre uno sguardo d’insieme, una prospettive esterna e distaccata sulla narrazione e la trama.
L’Africa trasforma e cambia: è evidente. La sua potenza naturale, le sue emozioni scorrono sotto la terra e corrompono gli uomini, li cambiano. Sottopelle, sentono e scoprono nuovi tremori, nuove passioni; si scoprono finanche nuovi caratteri. Placano antiche ansie e smarcano da primitive schiavitù, come quelle della quotidianità, della routine, della vita borghese. In Africa, tutti diventano esploratori e conquistatori, alle prese con un mondo primordiale che non si conosce e che, a lungo andare, finisce per ubriacare.
Attraverso le pagine di “Io ero l’Africa” ci si avventura nelle vite più intime dei protagonisti, nessuno dei quali esce indenne da quest’esperienza di “esotismo”. Chi matura, chi regredisce, chi si scopre suo malgrado vulnerabile, chi viene inesorabilmente sconfitto. Tutti vanno incontro a una formazione individuale. E sono proprio i rapporti che per primi si sfilacciano e si spezzano, nel romanzo. I legami coniugali, quelli parentali, quelli fraterni, i rapporti di potere e di oppressione, lo scontro senza tempo del nero e del bianco, del civile e dell’incivile, del colonizzatore e del colonizzato. In “Io ero l’Africa” sono tutti tarati secondo nuovi concetti, nuovi modelli. Inconsapevolmente, soprattutto Angela, la vera attante di tutta la saga, dal nome prevedibilmente profetico, si conosce (e si sorprende) come donna nuova, insospettabile nel suo appena disvelato carattere, nelle sue (ri)nate aspirazioni e desideri. È una donna che nessuno conosce più, né il marito che dopo due anni la fa andare in Africa, né suo figlio che la ritrova dopo anni e ne avverte subito le nuove vibranti potenzialità. Ma tutti i protagonisti del romanzo sono tratteggiati con penna potente, guidati e mossi da una matura orchestrazione. La materia del romanzo è densa, corposa, e l’architettura narrativa accompagna il narratore quasi cullandolo, attraverso un ritmico alternarsi di analessi e prolessi. La storia è un fluire continuo, tumultuoso ma non disordinato, un appassionato fermento di eventi ed emozioni. Pare quasi di sentire una storia raccontata intorno a un fuoco, in una notte africa sotto un cielo denso di chiassose e pulsanti stelle.

La “Felicità perduta”, ogni volta ritrovata.

felicita-perduta-hopGiulio Gasperini
AOSTA – Accade sovente nella vita di sentire il bisogno di dare una brusca sterzata alla vita che si vive. Soprattutto quando si capisce che la felicità non potrà mai trovarsi lì. Il romanzo di Anne Percin, “Felicità perduta” edito dalla Hop! Edizioni nel 2013, ci fa immedesimare in Pierre, un giovane modello (per sbaglio) che abbandona la sua lussuosa vita parigina e si ritira, quasi moderno asceta, in un paesino della Provenza. Come a perdersi anche su una carta geografica. E qui vive, come in una sorta di contrappasso dantesco, raccogliendo oggetti scartati da altri, restaurandoli e vendendoli nei mercatini. Nel frattempo tenta di scrivere la biografia di una pittrice francese altrettanto dimenticata e maltrattata dei suoi improbabili tesori; una pittrice sfortunata già dal nome: Rosa Bonheur, famosa nell’800 pei suoi quadri che in gran parte ritraevano animali da campagna ma ancora di più nota per la sua beata relazione con una donna.
Il romanzo è una sorta di viaggio, un percorso attraverso la mente e la coscienza di questo ragazzo, che conduce a esplorare ogni singola piega, a gettare luce su ogni ruga, a stirare ogni increspatura più recondita. In realtà, è lui stesso che ci fa penetrare nel suo intimo più profondo con una calma e una capacità orchestrativa notevole, non concedendo mai più del minimo necessario. Per comprendersi, per giustificarsi, per significare la sua vita, il giovane Pierre ha bisogno di scandagliare i più variati aspetti della sua vita, a cominciare da un disturbato rapporto col cibo e da una svalutazione di sé stesso, un bellissimo ragazzo che non si pensa né si crede tale. I passi che ci conducono in quest’anima sono leggeri e soffici, come camminare sulla neve. Non c’è rumore che dia fastidio, non c’è intrusione, non c’è assedio. Le atmosfere sono calde, ovattate, come se l’ambiente si ripiegasse su sé stesso e il protagonista, a volerlo proteggere dalla sua stessa (presunta) fragilità.
Filo conduttore della ricerca, il nervo spesso che continua a dolere, il coltello operistico che continua ad aprire ferite e a infliggere sofferenze è il rapporto con R., che soltanto alla fine sarà battezzato col suo nome per intero, Rafaël, come se il processo di purificazione sia arrivato a compimento. La loro non è una storia canonica, ma un rapporto costellato di abbandoni, di lunghi silenzi, di smarrimenti, di luoghi ignorati. È un rapporto sempre al limite, che prosegue su un bordo affilato e sgretolato. Ma alla fine la felicità che si credeva perduta risorge, rinasce, risboccia potente. E di fronte a questo regalo immenso, percepito quasi immeritato, c’è la paura, il terrore di godersela subito per poi rimanerne privi, senza più la minima traccia: “La felicità, quando arriva all’improvviso, non bisogna divorarla troppo in fretta, bisogna farne piccole provviste, per i giorni che verranno. Perché arriveranno poi giorni interi, completamente neri”.


Copertina Heartcake ©Sylvia K

“Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo”: il profilo bio-filmografico di uno dei più grandi sceneggiatori italiani di tutti i tempi

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Alessia Sità

ROMA –  “Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo” –  il volume edito da Le Mani, scritto e curato dal giornalista di Sky Cinema Alessio Accardo, dal critico cinematografico Federico Govoni e dalla giornalista e scrittrice Chiara Giacobelli –  è il toccante ritratto di un grande uomo, diventato sceneggiatore e narratore empatico della realtà. Il libro è suddiviso in due parti. Nella prima si ripercorrono le tappe della vita e della carriera di Furio Scarpelli. Dagli esordi come vignettista nelle riviste umoristiche del dopoguerra al sodalizio artistico con Age (Agenore Incrocci); dalle prime esperienze come gagman ai film parodia; dal “Neorealismo rosa” alla Commedia all’italiana.  In quanto attento osservatore del mondo e dell’umanità, nel corso della sua lunga carriera Furio Scarpelli non ha tralasciato neppure un genere o un filone della cinematografia popolare. Fra i 140 titoli passati in rassegna, particolare riguardo meritano capolavori come “I soliti Ignoti”, “I compagni”, “L’armata Brancaleone” e “C’eravamo tanto amati”. La ‘personalità prismatica’ dell’autore delle più divertenti farse di Totò, non si evince solo dai suoi innumerevoli successi, ma anche dall’eredità che ha saputo lasciare alle future generazioni di registi – da Francesca Archibugi a Paolo Virzì –  che hanno avuto l’onore di conoscerlo e apprezzarlo nelle vesti di docente al Centro Sperimentale. Ai suoi allievi Scarpelli insegna a osservare, guardare e amare il mondo che li circonda, ad alimentare sempre il dubbio piuttosto che le verità assodate.  La sua vocazione didattica può essere facilmente sintetizzata in queste sue parole: “Come specializzazione la sceneggiatura si impara abbastanza presto, è anche piuttosto semplice farlo, però prima bisogna saper scrivere o avere la vocazione di narrare: è tutto lì. Se uno ce l’ha questa vocazione, può scrivere, forse anche in versi o fare lo sceneggiatore, se non ce l’hai è inutile che vada a imparare il mestiere di sceneggiatore”. La prima sezione del libro si conclude con l’illustrazione delle vignette realizzate da Scarpelli e con alcune fotografie che lo ritraggono in compagnia di grandi personaggi del cinema, da Monicelli a Scola (quest’ultimo autore della prefazione del volume). Ad arricchire l’interessante profilo bio-filmografico tracciato da Accardo-Govoni-Giacobelli sono, senza alcun dubbio, le testimonianze d’autore raccolte nella seconda parte. Sono in tutto trentacinque le personalità che hanno voluto omaggiare il grande sceneggiatore, maieuta e genio della cinematografia italiana, condividendo immagini e raccontando curiosità e sensazioni scaturite dall’incontro con la sua poetica e il suo temperamento carismatico. Fra i prestigiosi protagonisti del cinema e della contemporaneità, che hanno contribuito a comporre la toccante silloge di ricordi, spiccano i nomi di Francesca Archibugi, Dario Fo, Carlo Lizzani, Marco Risi, Stefania Sandrelli, Ricky Tognazzi, Armando Trovajoli, Walter Veltroni, Sandro Veronesi, Paolo Virzì, Giacomo Scarpelli e molti altri ancora. All’interno del libro oltre a tutto ciò che concerne il saggio cinematografico, si ritrova anche la bellissima storia fra Furio e sua moglie. Cora Scarpelli racconta, infatti, divertenti aneddoti e momenti particolari legati alla loro vita privata e alla personalità del marito.  Accardo-Govoni-Giacobelli hanno saputo onorare nel modo più opportuno la memoria di un grande uomo e  “di un genio – come affermò Leone Pompucci –  non ancora sufficientemente compreso, dal momento che troppa gente ignora che gli sceneggiatori sono il motivo principale per cui esistono i film”. Nonostante i prestigiosi premi e riconoscimenti che ebbe nel corso della sua carriera (ricordiamo anche la terza candidatura all’Oscar per la sceneggiatura de “Il Postino”), Furio Scarpelli non amava sentir parlare di cinema, perché, come era solito ribadire, “prima si scrive una storia … il cinema viene – sempre – dopo”.

“Un Libro un Quartiere”, con “I Promessi Sposi” torna la più grande maratona di lettura

Locandina Orizzontale Promessi Sposi Monteverde 13ROMA – La lettura come momento di aggregazione e condivisione. Con questi intenti è nato Un Libro Un Quartiere, il progetto ideato da Maria Teresa Carbone, Silvia Nono e Maria Cristina Reggio dell’associazione culturale Monteverdelegge nel 2011. L’iniziativa consiste nel proporre agli abitanti di una comunità (oltre 100.000 persone del quartiere romano di Montevede e municipio XII) di leggere lo stesso libro in un determinato arco temporale allo scopo di promuovere la pratica della lettura e di creare i presupposti per forme di socialità inedite e trasversali.

Per la seconda edizione del progetto, che parte oggi, mercoledì 11 dicembre e continuerà fino a maggio 2013, l’associazione culturale Monteverdelegge ha scelto il
romanzo italiano per eccellenza, “I promessi sposi”. La scelta de “I promessi sposi” vuole essere un invito alla (ri)scoperta di un grande classico che fa parte del linguaggio e dell’immaginario comune degli italiani e che si presta particolarmente bene alla dimensione di lettura condivisa e partecipata, elemento fondante di Un Libro Un Quartiere. Una dimensione nella quale saranno coinvolti anche gli studenti delle scuole nel corso di incontri in cui potranno confrontarsi con lettori delle generazioni precedenti.

L’attrice Paola Pitagora, celebre Lucia Mondello nei Promessi Sposi televisivi di Sandro Bolchi, leggerà l’incipit del romanzo (presso l’aula magna dell’Istituto Federico Caffè – in via Fonteiana 111). L’attrice verrà affiancata dagli studenti del Federico Caffè e del liceo Morgagni, che proporranno una lettura di alcuni brevi brani del romanzo per introdurne i personaggi principali – una piccola galleria di ritratti “dal vivo”, che anticiperanno l’edizione speciale del Mercante in fiera realizzata appositamente per Monteverdelegge, appunto con le figure più note del libro, per la Festa dell’Albero e delle Luci che si terrà domenica 15.
5(1) carta Promessi SposiNelle settimane e nei mesi successivi, oltre agli appuntamenti con i diversi gruppi di lettura
(sequenziali e tematici, in luoghi privati e pubblici del quartiere, come bar, ristoranti, centri anziani, DSM, ecc.), le attività di Un Libro Un Quartiere proseguiranno grazie a incontri con scrittori e scrittrici invitati a commentare pagine a loro scelta del capolavoro di Manzoni, un concorso per il miglior booktrailer de “I Promessi Sposi” (rivolto agli studenti delle scuole superiori), il laboratorio artistico “I Promessi Sposi” a Monteverde (dove verranno ideate e prodotte installazioni e fotografie per “ricollocare” il romanzo manzoniano nei luoghi del quartiere, con mostra alle Scuderie di Palazzina Corsini in concomitanza con la festa finale a Villa Pamphili il prossimo maggio 2014), incontri al Circolo delle Quinte (ascolti di brani musicali legati ai Promessi Sposi e di pagine tratte dalle versioni audio del romanzo) e molto altro ancora.
Così come nel 2011, anche questa nuova edizione di Un Libro Un Quartiere avrà un suo momento cardine in una serata che, il prossimo febbraio, sarà ospitata dal teatro Vascello con una inedita maratona di letture alternate alla visione di frammenti scelti di film e sceneggiati tratti da “I Promessi Sposi”, seguita dalla proiezione del film Come parli frate? di Nanni Moretti (1974), liberamente ispirato al noto romanzo manzoniano. La serata sarà conclusa da un momento più ludico in cui tutti i partecipanti potranno cimentarsi con un gioco a premi, ovviamente sulla base del testo di Alessandro Manzoni.

“Buon Natale, Gatto Killer!”, le divertenti avventure di un gatto irriverente

Buon-Natale-Gatto-Killer-chronicalibriGiulia Siena
ROMA“Questo Natale è stato terrificante. Spaventoso. Tremendo. Deprimente. Assolutamente ingiusto. Terribile, terribile, terribile. Ecco com’è stato. E ora ve lo racconto”.
Tuffy, il gatto più irriverente della letteratura per ragazzi, arriva in libreria con una nuova, nuovissima avventura: “Buon Natale, Gatto Killer!”. Questa volta, il protagonista della geniale penna di Anne Fine, combatte la sua personalissima battaglia contro il Natale. Sì, perché il Natale, come sostiene Tuffy, non è proprio una festa per gatti: non ci si può arrampicare sull’albero addobbato, non si può giocare con le decorazioni e con le mille lucine che sono appese troppo in alto e non si può neppure giocare in giardino, c’è la neve! Questo per Tuffy – pigro, brontolone e dissacrante – è un gran problema, deve stare tutto il giorno ad ascoltare la voce da cornacchia della sua padroncina Ellie e assecondarla negli stupidi giochi con i cuginetti Lucilla e Lance. Un vero e proprio incubo… ma conosciamo Tuffy e sappiamo che ne combinerà una delle sue. Nonostante le minacce del signor Diamo-La-Colpa-Al-Gatto-Per-Qualsiasi-Cosa (il padre di Ellie) Tuffy riesce sempre a combinare qualche danno, che si tratti della sua coda che spazza via i biglietti dai regali o dal ragnetto che fa volare inavvertitamente in bocca a Lance, con Tuffy tutto può succedere, fino a quando finirà in garage.
Accattivante, divertente, ironico, “Buon Natale, Gatto Killer!” è un libro imperdibile. La storia, raccontata in modo incalzante e impeccabile da Anne Fine, è magistralmente illustrata da Andrea Musso. Le immagini, infatti, sottolineano il carattere irriverente e simpatico di Tuffy, rimarcando i tratti salienti di un libro che merita di esser letto. Non solo dai più piccoli.

 

10 Libri Più Libri Più Liberi 2013, la fiera dei grandi numeri

Più Libri Più Liberi 2013_chronicalibriROMA – Grandi numeri quest’anno a Più Libri Più Liberi: 370 espositori, 310 eventi in programma, 900 ospiti e 54.000 presenze in quattro giorni. Un successo, quello della Fiera della piccola e media editoria 2013, dettato da scelte coraggiose degli editori, dell’alta qualità dei libri prodotti, dall’estrema attenzione alle tematiche da trattare, dal lavoro di editing e dalla cura per i dettagli. Ingredienti, questi, che hanno decretato successo di pubblico e di critica.

Noi di ChronicaLibri tra le tante proposte portate in fiera abbiamo scelto i nostri 10 Libri Più Libri Più Liberi 2013.

 

1. “Le cose cambiano” di Dan Savage e Terry Miller, ISBN Edizioni
2. “L’estate di Sgt. Pepper. Come i Beatles e George Martin crearono Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” di George Martin, La Lepre Edizioni
3. “E’ così bella cosa il ridere” di Giuseppe Verdi, L’Orma Editore
4. “Un tipo a posto” di Miriam Toews, Marcos y Marcos
5. “L’arte di piangere in coro” di Erling Jepsen, Voland
6. “La giostra del piacere” di Eric-Emmanuel Schmitt, Edizioni e/o
7. “Curarsi con i libri” di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio
8. “Mimose a dicembre” di Maria Rosaria Valentini, Keller Editore
9. “L’eco delle città vuote” di Madeleine Thien, 66thand2nd 
10. “Difendere la Terra di Mezzo. Scritti su J.R.R Tolkien” di Wu Ming 4 Federico Guglielmi, Odoya

A Natale, storie russe sotto l’albero

Marianna Abbate

ROMA – Cechov ci raccontò la storia dello sfortunato zio Vanja in un complesso dramma di quattro atti. Luigi Mancuso decostruisce la struttura teatrale dell’opera, trasformandola in narrativa, per regalare anche ai lettori più piccoli l’atmosfera irripetibile della campagna russa. Lo zio Vanja diventa così un racconto, molto più fruibile, per chi ancora non è abile nella lettura, ma anche per chi vuole soltanto dilettarsi con una bella storia, tè e biscottini.

Lo zio Vanja e altre storie russe” pubblicato da Nuove Edizioni Romane, è il regalo ideale per grandi e piccini.

Il libro ci regala altre due storie, questa volta atti unici: “Una proposta di matrimonio” e “Le nozze”. Inconfondibile il sapore della Russia di fine ‘800, in bilico tra modernità e tradizioni, tra gusto del passato e sete di modernità.

Come sempre, attraverso un libro possiamo aiutare i bambini a comprendere la realtà odierna, le contraddizioni e i problemi che da sempre accompagnano un popolo in gara con l’Occidente. E se anche non vogliamo addentrarci in dietrologie, possiamo sempre deliziarci con una bella storia magistralmente narrata.

 

L’alta letteratura del “Viaggio al termine della notte”

viaggio al termine della notteDalila Sansone
AREZZO – L’ossessione è il tema ricorrente, un’ombra pesante nascosta nelle pieghe del racconto. Louis-Ferdinand Céline è spietato. È lui in prima persona ad esserlo, lo sono i suoi personaggi, i luoghi, il clima, la storia. Perché l’ossessione? Perché non può esserci altra spiegazione al tormento di Bardamu, al suo incessante non fermarsi mai, non fermare mai la discesa negli inferi del cinismo, nella bassezza dell’umano. Non è facile Céline, non lo è affatto! Tralasciando gli aspetti propriamente letterari o linguistici, “Viaggio al termine della notte” (1932) è oggettivamente perfetto nell’essere quello che è e, allo stesso tempo, il suo contrario. Apparentemente non c’è un briciolo di sentimento eppure proprio la negazione dell’umano è prepotente nell’affermare il suo opposto, accennato nei lineamenti appena abbozzati di personaggi che hanno provato ad esserlo, umani, ma che sono finiti poi annegati nelle circostanze o sono stati abbandonati alle loro vite, vite che non potevano scivolare troppo a lungo accanto a quella di un giovane irrequieto, dapprima ingenuamente teso verso ideali sconosciuti (è il caso di dirlo) e poi alla continua deriva. Sarebbe riduttivo vivisezionare con intenti psicologici il lungo percorso dall’arruolamento impulsivo nell’imperversare della prima guerra mondiale, attraverso la diserzione/malattia, la fuga in Africa, lo sbarco in America, fino alla carriera di medico di periferia. Sta tutta lì dentro, in quel coacervo di (semi)vita, l’ossessione: ossessione per l’abiezione, la propria e di riflesso di tutto il resto. E’ vibrante il senso continuo di disagio per una condizione talmente naturale da apparire inevitabile quanto asfissiante. Se si sta annegando o perdendo completamente in qualcosa, l’unica necessità avvertibile è l’ossigeno che manca, la direzione che si è persa, eppure la volontà si scopre troppo debole per cercare sia l’uno che l’altra. Si sfinisce in una sorta di accidia latente, fisicamente ingombrante, quasi fosse un personaggio in carne ed ossa. In una spirale perversa ciò crea disgusto e spinge sempre indietro. Così l’alter ego di Céline non può che andare fino in fondo, al termine dell’oscurità e scoprire che non gli è rimasto niente del senso comune dell’essere uomo; scoprire di averlo sempre saputo che uomo non lo era mai veramente stato.
È una realtà tetra, gelata dal vuoto di umanità, offuscata dalla nebbia, dominata da scorci di vie notturne, quella che si materializza tra le righe. Lo sfondo perfetto, lo stesso con tratti diversi ma ovunque sistematicamente uguale. Nessuna distrazione, lo sguardo non si alza mai oltre il confine dei muri, lo scorrere delle strade e sulle strade e non c’è niente e nessuno in grado di salvarlo, semplicemente perché la salvezza non esiste. Solo la notte dell’anima esiste, da percorrere fino in fondo, ancora più in fondo di quanto si possa credere.
Che si ami o si disprezzi questo libro ha una classificazione inequivocabile: letteratura. Alta.

Al via Più Libri Più liberi 2013, scopri cosa seguire con il Piccolo Vademecum ChronicaLibri

più_libri_più_liberi2013_programmaROMA“E’ nel coraggio dei piccoli e medi editori l’antidoto per resistere alla crisi e per far vivere una società più matura e dunque più libera”. Si è aperta con queste parole, oggi, la XII edizione di Più Libri Più Liberi, la Fiera della piccola e media editoria in programma a Roma fino a domenica 8 dicembre. A parlare è stato il presidente del Senato Piero Grasso che, seppur a distanza, ha voluto mandare il suo saluto e il suo augurio alla nuova edizione della kermesse letteraria. Una kermesse, quella di quest’anno, che si è estesa anche al di fuori delle mura del Palazzo dei Congressi dell’Eur di Roma, diventando una manifestazione “espansa”, che oltrepassa le barriere per comunicare un messaggio culturale che, negli anni, ha sempre movimentato gli stand e gli incontri all’interno della fiera. “L’obiettivo è irradiare il clima che c’è in questa fiera in tutta la regione – ha spiegato Lidia Ravera, assessore alla Cultura della Regione Lazio – perché la cultura è sviluppo economico: per questo stiamo mettendo mano alla legge sulla promozione della lettura e del libro. Vogliamo – ha concluso – rifinanziare e riscrivere con gli addetti ai lavori”, partendo da Più Libri Più Liberi. Quattro giorni – tre quelli che ci aspettano – in cui il libro, in tutte le sue forme, e la scrittura, nelle varie declinazioni, saranno al centro delle curiosità del pubblico, dei dibattiti, delle presentazioni, delle critiche, delle speranze e dei progetti; saranno i protagonisti di una macchina che muove 374 espositori, 900 ospiti per 310 eventi in programma.

 

Ma cosa non bisogna assolutamente perdersi? Ecco a voi il Piccolo Vademecum di ChronicaLibri per Più Libri 2013

Venerdì 6 dicembre

– Alle ore 11.00 in Sala Corallo, a cura di Arkadia Editore, “Maria Luisa Spaziani racconta Le donne di Balthus”, conversazioni su letteratura e pittura con Maria Luisa Spaziani, Valentina Neri, autrice del libro “Le donne di Balthus ed Elisabetta Stefanelli

– Alle ore 13.00 al Caffè Letterario L’Orma Editore cura la presentazione di “E’ così bella cosa il ridere. Lettere, musica e libagioni per i due secoli di Giuseppe Verdi”, letture e musica con Marco Federici Solari, Lorenzo Flabbi e Guido Zaccagnini
a cura di L’Orma Editore

– Alle ore 15.00 Odoya Edizioni in Sala Turchese presenta “Difendere la Terra di Mezzo. Scritti su JRR Tolkien di Wu Ming 4”, interviene l’autore con Roberto Arduini

– Alle ore 16.00 nello Spazio Ragazzi, Sala Incontri c’è il Laboratorio di lettura (per bambini dai 5 anni) curato dalle Nuove Edizioni Romane: “Principersa, princispera, principazza”, una collana di libri per bambini ad alta (at)ten(s)ione per insegnare a mamma e a papà ad amare (e a comprare) i libri per bambini, con Laura Anfuso e Claudio Saba

– Alle ore 17.00 in Sala Smeraldo La Lepre Edizioni presenta il libro “L’estate di Sgt. Pepper. Come i Beatles e George Martin crearono Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” di George Martin intervengono Alessandro Orlandi e Paolo Somigli
Alle ore 17.00 presso lo Spazio Ragazzi a cura di Gallucci Editore e ANPI Roma verrà presentato il libro “Libertà: la bellezza della poesia contro la guerra. Il manifesto della Resistenza” di Paul Éluard tradotto da Franco Fortini intervengono Mario Bottazzi, Elena Improta e Daniela Poggi

– Alle ore 19.00 in Sala Ametista l’Avagliano Editore presenta “Oltre il vasto oceano. Memoria parziale di Bambina” di Beatrice Monroy; intervengono l’autrice e Giosuè Calaciura

– Alle ore 20.00 in Sala Ametista SEF – Società Editrice Fiorentina presenta il libro “Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea” di Giorgio Linguaglossa con Letizia Leone, Marco Onofrio e Aldo Onorati, coordina Dante Maffia