“Primi passi sulla luna”, frammenti e ricordi per nutrire il presente

primi passi sulla luna
Silvia Notarangelo

ROMAAndrea e Daria sono padre e figlia. Il loro è un rapporto forte, complice, fatto di sorrisi e di piccoli passi ma anche di quelle responsabilità di cui ogni genitore si sente investito. “Primi passi sulla luna” (Tic Edizioni) racconta la loro storia. Andrea Cosentino trasferisce su carta il suo spettacolo teatrale e il risultato è un testo inedito, delicato e sorprendente, capace di restituire emozioni e nitide immagini di vita, anche quando queste risultano sbiadite dal tempo o da ricordi ormai incerti.
Il confine tra realtà e finzione è molto labile ed è forse per questo che viene ricercato costantemente il dialogo con un lettore che non può e non deve essere passivo, ma seguire e lasciarsi coinvolgere dagli eventi. È una confessione drammatica quella che l’autore affida alle pagine del suo libro, un’esperienza personale che lo tocca da vicino e di cui sente, pressante, il bisogno di parlare. Nessuna ambizione letteraria, soltanto il desiderio di cristallizzare un dolore perché “non me ne voglio liberare, voglio tenermelo ancora dentro o addosso”. È ciò che cerca di insegnare, per motivi diversi, anche alla sua bambina: “evitare la rimozione, non sottrarsi ma venire a patti”.
Un papà attento, dunque, che all’improvviso, nel 2009, a quarant’anni di distanza dallo sbarco sulla luna, si ritrova ad affrontare una prova durissima. A fare la differenza è un clic. Il clic di una macchina fotografica che, involontariamente, coglie qualcosa, un riflesso anomalo, una “mezzaluna” proprio lì dove non dovrebbe essere. Ma è anche un clic più lontano nel tempo, quello di un occhiolino d’intesa che si chiude poco prima di sparire su una barella e intraprendere un viaggio forse senza ritorno.

 
Cosentino scrive da padre rivolgendosi alla sua “stellina” sveglia, curiosa e testarda, a cui la vita sembra stia tirando un brutto scherzo. Ma scrive anche nelle vesti di figlio, ripensando a quel padre taciturno, incapace di esprimere i suoi sentimenti e ora incredibilmente vulnerabile.
L’attesa dell’epilogo, di quel finale tanto caro all’autore, si dilata tra ricordi e “divagazioni”. Se poi la memoria viene meno, ecco subentrare l’immaginazione a ricostruire, scena dopo scena, passeggiate, dialoghi, persino gesti e parole probabilmente solo pensati.
La narrazione resta così sospesa fino a quando dall’imperfetto, il tempo dei giochi e delle favole, si passa al presente, il tempo della realtà. Il salto è brusco ma necessario, perché con la realtà non si scherza.
A volte la verità può essere sconvolgente, altre può riservare sorprese inaspettate. Eppure nessuno è mai pronto ad affrontare un dolore, forse il massimo che si può sperare è ciò che Cosentino si augura per la piccola Daria: addormentarsi sotto un cielo stellato e risvegliarsi con la consapevolezza che “la felicità è reale solo se condivisa”.

Lettera ai lettori

lettera_ai_lettoriAlessandro Perissinotto

Cari lettori,
da sedici anni, incontrando nelle librerie, nelle biblioteche o nelle scuole, le persone che hanno amato i miei libri, mi trovo a rispondere a una domanda ricorrente:
a che cosa servono i romanzi?
Talvolta la questione, magari posta da uno studente, nasconde un autentico desiderio di capire la funzione della letteratura; altre volte cela il desiderio di condividere quel sentimento apparentemente inutile che è l’amore per i libri. In ogni caso non è mai una domanda banale: riguarda il senso di ciò che faccio.
A cosa serve un romanzo?
Per come la vedo io, serve a dare spazio ai pensieri a sfuggire alla fretta. La cronaca ci obbliga a racchiudere i fatti e le idee in due colonne; un post su internet ci costringe a confinarli in pochi caratteri. Al contrario, un romanzo ci regala pagine e pagine in cui i pensieri diventano storie, diventano frammenti di vita. “Le colpe dei padri” racconta la storia di un uomo, Guido Marchisio, la cui esistenza viene sconvolta dal sopraggiungere improvviso di un ricordo e della presenza di un misterioso sosia. A poco a poco, quel ricordo aprirà crepe sempre più profonde delle sue sicurezze di manager senza scrupoli e il mondo che aveva sempre cercato di tenere lontano, il mondo di chi perde il lavoro, di chi non arriva a fine mese, di chi si suicida, farà irruzione nella sua vita: niente potrà più essere com’era stato.
Io spero che avrete voglia di addentrarvi con Guido nel labirinto del dubbio, di condividere con lui e con me le riflessioni sul presente e le immagini di un passato, quello degli anni ’70, con il quale non abbiamo ancora fatto i conti.
Per questo cammino insieme vi ringrazio di cuore.

Alessandro Perissinotto

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“Oriana Fallaci e così sia. Uno scrittore postmoderno”.

Oriana Fallaci e così siaGiulio Gasperini
AOSTA – La diffidenza della critica nei confronti di Oriana Fallaci è evidente. Sempre contesa tra giornalismo e letteratura, sono soprattutto gli ultimi anni della scrittrice ad averle attratto lo scetticismo di critici vari. E la sua strabiliante e stra-ordinaria carriera le ha, da sempre, attratto invidie e risentimenti. Nessuno se n’è ancora occupato in maniera sistematica e concreta, quasi a non voler correre il rischio di riconoscere i suoi meriti. Franco Zangrilli nel suo “Oriana Fallaci e così sia. Uno scrittore postmoderno”, edito nel 2013 da Felici Editore, è uno dei primi critici che con sistematicità offre la sua chiave di lettura dell’opera fallaciana, soffermandosi soprattutto sui cinque prodotti che secondo lui possono rientrare nel genere del romanzo, in particolare postmoderno, da “Penelope alla guerra” a “Un cappello pieno di ciliege”.
L’assunto di partenza è chiaro: i prodotti narrativi della Fallaci sono un chiaro (e sorprendete) esempio del romanzo postmoderno, in particolare di quella non-fiction novel che affonda le sue radici nel mutamento del giornalismo avvenuto intorno alla metà del ‘900, quando si affermò (anche un po’ disordinatamente) la corrente del New Journalism (quello, per intendersi, di Capote, Wolf, Talese). Sicché la Fallaci narratrice, sin dalle sue prime esperienze (con “Penelope alla guerra”), non sarebbe da rapportare alle esperienze italiane del neorealismo né della neo-avanguardia, ma più sicuramente ai tentativi del postmodernismo statunitense, rendendola in tal senso una grande sperimentatrice. Il merito della Fallaci è stato quello di saper rappresentare “con raffinato stile letterario la notizia giornalistica”: un lavoro sempre al confine, pertanto. Giornalismo e narrazione diventano due diversi comportamenti che la scrittrice utilizza quasi interscambiandoli, rendendo il giornalismo narrazione e la narrazione giornalismo.
Pochi sono gli esempi testuali che Zangrilli cita a sostegno delle sue tesi, e forse in alcuni punti le sue critiche alla Fallaci potrebbero essere rimodulate e ricalibrate, senza sconfinare nell’esagerazione. I “mezzi iterativi”, “le forzature, stonature e digressioni, divagazioni e deviazioni, elucubrazioni fluviali”, che Zangrilli individua come punto debole, potrebbero al contrario essere riconosciuti come una sua cifra distintiva peculiare, come un costrutto valido e potente, sempre incentrato sulla musicalità e il ritmo della frase, che mai cede né si fa vuota o zoppicante. Molto interessanti sono, all’opposto, i riferimenti meta-letterari e meta-narrativi che Zangrilli offre come strumenti per la decifrazione della Fallaci scrittore, dal confronto con gli esempi più luminosi di giornalismo femminile italiano fino a rimandi intertestuali con i grandi capolavori della letteratura italiana (“I Promessi sposi” sopra tutti). Il saggio di Zangrilli diventa uno strumento interessante per cominciare a realizzare come l’importanza della Fallaci sia comunque indiscutibile nel panorama letterario, se non italiano, sicuramente internazionale, in una prospettiva che la vede tra i pochi scrittori nostrani ad aver saputo cogliere un afflato e una potenza dal chiaro respiro extra-mediterraneo.

Le “Cattive ragazze” che hanno fatto la storia

Cattive-ragazze-di-Assia-Petricelli-e-Sergio-RiccardiROMA – “Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto”. Diceva così Oriana Fallaci in un periodo storico che profumava di cambiamenti e rivoluzioni. Ma le donne, forse, hanno sempre preteso e inseguito la loro vena rivoluzionaria, in qualsiasi secolo. E’ quello che scopriamo attraverso la vita e le lotte delle “Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative”, le 15 donne protagoniste della sorprendete graphic novel firmata da Assia Petricelli e Sergio Riccardi. Pubblicato da Sinnos, il libro inaugura Leggimi Graphic, una collana di graphic novel pensata anche per chi ha problemi di dislessia o difficoltà di lettura.

 

Così come racconta Cecilia D’Elia nell’introduzione del volume, “le storie di questo libro sono storie di libertà. Probabilmente nessuna di queste donne si pensava eccezionale, ma tutte erano determinate. Così, vivendo la loro vita hanno aperto strade nuove o mandato in frantumi tradizioni secolari”. Infatti Olympe De Gouges, Nellie Bly, Elvira Coda Notari, Nawal El Saadawi, Antonia Masanello, Marie Curie, Aleksandra Kollontaj, Alfonsina Morini Strada, Angela Davis, Claude Cahun, Domitila Barrios De Chungara, Franca Viola, Miriam Makeba, Hedy Lamarr e Onorina Brambilla non credevano, in quel momento, di fare la rivoluzione, ma le loro storie sono diventate le storie di ogni donna. Nellie Bly ha cambiato le sorti del giornalismo internazionale, ha ideato il reportage sotto copertura provando sulla propria pelle le ingiustizie del manicomio o la crudeltà della prima Guerra Mondiale in trincea; Antonia Masanello ha fatto credere ai suoi compagni e al mondo di essere un uomo pur di combattere con le camicie rosse di Garibaldi; Hedy Lamarr ha attraversato il Novecento con capacità e fascino dimostrando che il suo amore per la recitazione andava di pari passo con le sue ricerche scientifiche.

 

In diversi secoli e in diverse parti del mondo queste eroine hanno creduto nelle proprie idee e nelle proprie potenzialità, non si sono abbassate al poter del più forte, hanno dovuto fingersi uomini, hanno dovuto lottare mettendo in pericolo la propria vita fino anche a perderla.
Le “Cattive ragazze” – che oggi viene suggerito nella nostra rubrica Leggendo Crescendo ma è un libro per tutti – sono state donne che ci hanno fatto diventare le donne che siamo, perché la loro audacia ha cambiato il nostro presente.

Babel Été, la letteratura al cospetto del Cervino

cervinoVALTOURNENCHE – Anche in estate in Valle d’Aosta si celebra la letteratura. Dopo la manifestazione primaverile aostana di Babel, il festival della parola, è a Valtournenche, ai piedi del monte Cervino, che si leggono e si festeggiano i libri e i suoi autori. Quest’anno la manifestazione “Babel été, parole illuminate dal Cervino” si terrà nel mese di agosto, organizzata dalla Biblioteca di Valtournenche in collaborazione con il Comune, il Consorzio del Cervino, le Associazioni Albergatori e Commercianti e le società impianti Cervino Spa.
Gli incontri, curati dal critico Arnaldo Colasanti, consistono in tre presentazioni di libri, tra i quali spicca la presenza di Simona Sparaco, recente finalista del Premio Strega, che il 2 agosto presenterà il suo “Nessuno sa di noi”. Gli altri incontri saranno su “Il suicidio perfetto” di Franco Matteucci (il 16 agosto) e “Pensare il calcio” di Elio Matassi (il 23 agosto).
Ad anticipare “Babel été” saranno, già in luglio, una serie di conferenze: il 6 sarà presentato il libro “Rifugi e bivacchi della Valle d’Aosta” di Massimo Martini e Luca Zavatta, il 17 luglio il libro “Il chiosco romanico di Sant’Orso e la sua interpretazione” di don Paolo Pepone; il 24 “Lettera a Bianca” di Gabriella Tabbò e il 27 “Dal Resegone al Cervino passando per il tunnel del Monte Bianco” di Loris Campagnoli; il 25 luglio, invece, Mirko Fresia Paparazzo presenterà il suo “Una principessa sul Cervino”, libro fotografico su Maria Josè di Savoia che amava trascorrere le sue vacanze in Valle d’Aosta.

Suoni di Parole 2013, un intero mese con libri e musica

suoni di parole_casa del jazzROMA – Da ieri la capitale ospita un nuovo evento. E’ Suoni di Parole, una fiera dell’editoria aperta per un mese intero. Fino al 31 luglio, infatti, la Casa del Jazz di Roma sarà la cornice di una manifestazione che unisce letteratura e musica attraverso un programma ricco di eventi.

 

 

“Libri, musica e integrazione: in queste tre parole è racchiuso l’intero senso della rassegna – affermano gli organizzatoriInfatti, Suoni di Parole si esplica in due momenti principali: la fiera della piccola e media editoria e la rassegna musicale, due momenti che sono stati progettati fin nei minimi dettagli all’insegna dell’integrazione, fra di loro e, in senso più ampio, nei confronti di cose come luoghi e libri, e delle persone quali pubblico, artisti, editori e giornalisti. Per dare ulteriore concretezza a questo principio – concludono – abbiamo voluto coinvolgere anche la cooperativa Prigionieri dell’arte presieduta da Cosimo Rega (ergastolano, regista, scrittore e attore) che sarà coinvolta fattivamente nella gestione dell’appuntamento capitolino”.

 

All’interno di Suoni di Parole 43 case editrici indipendenti saranno protagoniste di una vera e propria fiera dell’editoria che si svolge ogni giorno dalle 18 alle 24. Inoltre, il festival musicale della Casa del Jazz ogni sera proporrà appuntamenti musicali, dal Dixieland all’avanguardia, affiancando artisti di calibro internazionale a musicisti emergenti del panorama jazzistico.

 

SUONI DI PAROLE_Programma

SUONI DI PAROLE_Case editrici partecipanti

 

Festival Caffeina, la carica della cultura

viterbo_caffeina_festivalVITERBO – Continua fino a domenica 7 luglio la settima edizione del Festival Caffeina. Il quartiere medievale di San Pellegrino a Viterbo è da alcuni giorni il quartier generale della cultura: 25 palchi di diverse dimensioni accolgono ogni giorno oltre 40 eventi con scrittori, editori, artisti, giornalisti e appassionati da tutta Italia.

 

Tra i grandi eventi in programma anche la serata speciale di martedì 2 luglio con i cinque finalisti del Premio Strega: Paolo Di Paolo, Alessandro Perissinotto, Romana Petri, Walter Siti, Simona Sparaco, con letture di Ennio Fantastichini, Alessandro Haber e Laura Morante. Inoltre, venerdì 5 luglio, in esclusiva nazionale, il vincitore del Premio Strega tornerà a Caffeina e si confronterà con Giuseppe Antonelli (Radio Rai, il Sole 24 Ore), Mario Baudino (La Stampa), Raffaella De Santis (la Repubblica), Paolo Fallai (Corriere della Sera), Piero Santonastaso (Il Messaggero).

“Immagino che nei due incontri con i finalisti e con il vincitore si parlerà delle dinamiche che ci sono attorno e dietro il premio, ma credo e spero che a Caffeina si parlerà soprattutto dei libri che concorrono, libri importanti che raccontano il nostro Paese, le nostre radici – dichiara Stefano Petrocchi, coordinatore esecutivo della Fondazione Bellonci – Lo Strega non premia gli editori, ma i libri, e questo è sempre il dato da cui partire. Siamo felici di poter collaborare ancora con gli amici di Caffeina, un Festival ogni anno più bello e più grande nonostante la scarsezza di risorse che ha colpito tutto il mondo culturale.” 

 

QUI il programma

Novità: “L’Ammezzato” arriva alla Milanesiana

bompianiMILANO – Arriva in occasione della Milanesiana – l’ormai storica rassegna in programma a Milano con 40 appuntamenti fino al 9 luglio – “L’Ammezzato” di Nicholson Baker. Pubblicato da Bompiani,  il romanzo parla di Howie, un impiegato alquanto ordinario.

Dopo l’intervallo per il pranzo – un biscotto, un bicchiere di latte – il giovane Howie, torna al lavoro: attraversa l’atrio, sale, diretto al suo ufficio nell’ammezzato, sulla scala mobile… Tutto pare ovvio, consueto – ma oggi, forse, non è un giorno come tutti gli altri. Oggi, prima di rientrare, Howie ha dovuto fare un acquisto: un paio di lacci da scarpe, per sostituire quelli che gli si sono rotti – una stringa ieri, una l’altroieri. Un caso strano, in verità… a partire da questo spunto, la brevissima ascesa del protagonista – una manciata di secondi – si trasforma, per libera associazione, o dissociazione, di idee, in un eccentrico, divertente e insieme spietato itinerario del pensiero e della memoria. Mentre si chiede quando ha imparato a legarsi le stringhe da solo; quali altri tappe hanno segnato la sua crescita; come si usurano le stringhe (nel legarsele o nel camminare? e in modo simmetrico o no?), il quotidiano, il banale, i tic propri e altrui vengono catalogati, spiati, commentati, chiosati con lucido sarcasmo, in una sorta di delirante volontà di dare ordine al caos.

La “Fisica della malinconia” e l’empatia, questa sconosciuta.

Fisica della malinconiaGiulio Gasperini
AOSTA – È francamente sorprendete leggere un romanzo che comporta un uso sfrenato dell’empatia. Oltre che gradevolissimo escamotage narrativo, il romanzo “Fisica della malinconia” dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, edito da Voland nel 2013, fa riscoprire una parola che nel nostro vocabolario è sempre più bistrattata, se non addirittura ignorata, quando – ancora peggio – usata a sproposito. Perché empatia è una parola potentissima, che germoglia dal greco antico: en e pathos sono i due significati che la compongono e l’idea è quella di “sentire dentro”; ma un sentire in senso lato, una compartecipazione emotiva tra due o più entità umane. Anticamente si utilizza il termine per definire il rapporto emozionale stabilitosi tra poeta e pubblico, tra artista e spettatore. Al di là di queste mere riflessioni etimologiche – ma fondamentali per capire la portata e l’importanza del romanzo di Gospodinov – lo scrittore bulgaro ha un’idea folgorante: scrivere dal punto di vista di un bambino che riesce a calarsi nelle vite degli altri, tramite questa dote dell’empatia, e a rivivere le varie situazioni da angolature diverse, conquistando di volta in volta punti di vista diversi: “La tendenza all’empatia è più forte tra i 7 e i 12 anni. Le ultime ricerche riguardano i cosiddetti neuroni specchio, localizzati nella parte anteriore della corteccia insulare”.
L’avventura è un continuo sovrapporsi di situazioni, di eventi, di emozioni che devono essere ricostruite ma che si ricollocano nel piano temporale e logico con una facilità da fiaba. A fare da macrocornice il recupero del mito del Minotauro: un essere mostruoso, ma che forse è stato fin troppo punito dalla tradizione mitica per non provarne pietà e compassione (anche qua, nel senso più alto e tragico del termine). Ci si dimentica spesso della componente umana del Minotauro: era anche un uomo, è stato un bambino, è cresciuto ragazzo. Quale potrebbe esser stata la sua reazione al rifiuto genitoriale? Quale la sua sofferenza nell’esser chiuso in un labirinto senza uscita, senza amicizia, senza amore? “La storia di una stirpe può essere descritta attraverso gli abbandoni di alcuni bambini. Lo stesso vale per la storia del mondo”. Con l’età la tendenza all’empatia diminuisce, si scarnifica e cessa: ecco allora che è il bambino a creare e plasmare le storie e a teorizzare, prima che sia tardi, le grandi regole del racconto, del ricordo: dalla fisica della malinconia alla fisica del pulviscolo, che sedimenta e copre ogni racconto della storia.
E le storie dei protagonisti, soprattutto della famiglia del bambino, si dipanano attraverso guerre e sofferenze, toccando vari momenti della storia bulgara ed europea. Ma non soltanto le azioni sono i dati importanti; Gospodinov trasforma i suoi attanti in saggi, che distillano sapienza da ogni esperienza e che hanno come loro arma ultima la parola, con cui filtrare e comunicare le esperienze maturate e che spesso carica di un potente afflato lirico ogni aspetto del più insignificante quotidiano: “Ho imparato le lettere al cimitero di quella cittadina riarsa dal sole. Posso anche dire che la morte è stato il mio primo sillabario. I morti mi hanno insegnato a leggere. […] Non sapevo che sotto la lingua potesse covare tanta morte”.

Novità Guide e Viaggi, tanti itinerari tutti da scoprire

newton_guidaROMA – Tempo di viaggi. Tempo di scegliere da quale terra vogliamo farci affascinare e quale guida accompagnerà la nostra avventura. Tra le diverse proposte in libreria partiamo dalla“Guida segreta ai paradisi naturali d’Italia”, di Gabriele Salari con la prefazione di Fulco Pratesi. Il volume, pubblicato da Newton Compton racconta l’italia come un paradiso naturale, ricco di sorprese: la montagna e il mare che si sfiorano e poi  passare dai tremila metri dell’Etna ai fondali di Ustica senza bisogno del passaporto.

 

 

touring_liguriaTouring Club porta in libreria “Cinque Terre e il Golfo dei Poeti”, la prima Guida social (sulla pagina Facebook, raggiungibile anche tramite QRCode dalla copertina, è possibile condividere foto), una guida e una web community per scoprire e vivere al meglio la vacanza. Grazie al formato maneggevole, alla grafica fresca e alle pagine apribili a finestra, questa guida è  simpatica e facile da usare: in apertura curiosità, tradizioni, storia del territorio, mappa d’insieme e info pratiche; nelle pagine seguenti decine e decine di segnalazioni per tema e località aggregate per macro Aree: Arte, Natura, Mare, Relax e Divertimento, Gustare, Escursioni/Trekking e puntualmente localizzate sulle mappe di dettaglio; in chiusura il meglio per dormire a seconda dei propri gusti e budget.


salento_itinerari_addaDalla Liguria alla Puglia, Adda Editore propone “Salento Itinerari ed escursioni” di Carlos Solito, una guida ai luoghi da non perdere:
 dopo il tour urbano alla città di Lecce, il primo “on the road” riguarda la costa adriatica partendo da San Cataldo fino a Santa Maria di Leuca. Segue la costa ionica risalendo dal capo di Finibus Terrae fino a nord di Porto Cesareo ai confini con la provincia di Taranto. Nell’entroterra, a nord di Lecce, si passa dalle campagne e paesi del Tavoliere Messapico fino all’isola linguistica e culturale della Grecìa Salentina, appena sotto il capoluogo. Ancora un itinerario copre quei luoghi che dalle campagne neretine seguono la dorsale delle Serre Salentine. L’ultimo parte da Maglie e arriva a lambire il Capo di Leuca muovendo nell’immediato entroterra della costa adriatica meridionale. Completano il viaggio 15 escursioni brevemente introdotte nelle loro caratteristiche salienti e dettagliatamente descritte nel percorso e nel tempo di percorrenza riferito a un escursionista medio.
isole tremitiSi snoda tra la Puglia e il Molise “Isole Tremiti e Termoli”, il libro di Donatella Langiano ed Edoardo Agresti pubblicato nella collana Guide d’Italia di Polaris. Natura, turismo e cultura uniscono queste due terre: Termoli con il suo antico borgo marinaro, i caratteristici vicoli stretti e l’affascinante sistema della pesca al trabucco è una piacevole sosta prima di partire verso le Isole Tremiti, dove storia e mito si fondono nel mare blu cobalto. Qui, l’isola di San Nicola è testimone della storia, iniziata con i Greci per continuare, in un susseguirsi di eventi, con l’insediamento dei tre diversi ordini monastici e la realizzazione dell’abbazia-fortezza, monumento tra i più enigmatici della Puglia medioevale. La più selvaggia isola di San Domino, invece, con i suoi sentieri ombreggiati dai pini d’Aleppo e le sue innumerevoli cale, anfratti e grotte offre al viaggiatore un totale contatto con la natura e momenti di pieno relax. Completano il testo cartine geografiche, disegni e mappe dei percorsi consigliati nonché informazioni utili per itinerari di visita a piedi, canoa e barca, per consentire così una perfetta organizzazione del proprio viaggio. Inoltre le fotografie di Edoardo Agresti ne fanno un volume piacevole anche per una rilettura successiva: esse colgono infatti l’essenza dei luoghi, permettendo al turista viaggiatore di sentirsi ancora parte del viaggio stesso.

 

meridiani_sudtirolRisaliamo la Penisola per scoprire “Alto Adige-Südtirol. Speciale”, la nuovissima pubblicazione di Editoriale Domus nella collana Meridiani. Il volume guarda al mondo con occhi curiosi, e più che descriverlo, lo interroga lasciando che siano i luoghi a raccontarsi attraverso la natura, i monumenti, i paesaggi urbani, i volti e le storie della gente, le espressioni artistiche e culturali, la moda e lo sport. Ogni numero è un viaggio non convenzionale in città e paesi che pagina dopo pagina, attraverso reportage giornalistici, servizi fotografici, racconti di famosi scrittori svelano la loro anima più profonda.