“Le finestre del mistero”, con Zoom Gialli il divertimento del libro è per tutti

Le finestre del mistero_biancoeneroGiulia Siena
ROMA
– Marta è sola a casa e per le prossime settimane ci dovrà stare spesso, anzi sempre. Tutta colpa della sua gamba ingessata che la costringe alla solitudine, mentre la mamma è a lavoro, suo fratello Eugenio a comportarsi da secchione a scuola e il suo amico Francesco tra la scuola e il coro. Per fortuna la mamma è stata così buona da spostarle il letto vicino la finestra, in modo che ora non sia più così estraniata dal mondo. Dalla finestra può vedere la vita del quartiere che continua tranquilla. Ma qualcosa attrae, più di altre, la sua attenzione. E’ la finestra di fronte, quella dell’appartamento dei signori Rossi.

Comincia così, come ogni buon giallo che si rispetti, “Le finestre del mistero”, il libro di Alberta Nobile con le illustrazioni di Eleonora Marton, pubblicato nella collana Zoom Gialli della biancoenero edizioni.

 

Marta non ha dubbi, da quello che lei può vedere dalla sua finestra, i signori Rossi si comportano in maniera alquanto curiosa: non lavorano, ricoprono le finestre con pezzi di carta e sono alquanto schivi poiché non salutano nessuno e sono sempre sospettosi. Allora Marta decide di condividere i suoi dubbi con Eugenio e Francesco. I “2+1” – questo il nome del trio – passeranno all’azione: dapprima con un’osservazione hitchcockiana dalla finestra, poi passeranno a un metodo infallibile, la perlustrazione della spazzatura. Qui scopriranno che i coniugi Rossi non cucinano, mangiano cibi in scatola, latte e banane. Gli elementi per l’indagine aumentano e loro sono pronti a mettersi a lavoro: Marta continuerà la sua osservazione, Eugenio farà ricerche in biblioteca e Francesco si farà aiutare dalla zia a esaminare alcuni campioni di elementi sottratti dalla spazzatura. Tutto questo li porterà a una grande scoperta.

 

“Le finestre del mistero” è un racconto spassosissimo (consigliato per ragazzi di 10-11 anni) di un piccolo grande mistero che nasce dall’osservazione dell’altro. Di chiara ispirazione hitchcockiana, la storia di Alberta Nobile pone l’attenzione sul gioco di squadra dei tre protagonisti, sulla loro capacità di analisi e sulla stessa capacità di dialogo e discussione con gli adulti. All’interno del libro – in modo semplice e curioso – vengono abbattute le barriere tipografiche e la comprensibilità del testo è facilitata dall’inserimento di parole “difficili” spiegate e inserite nel contesto.
Dopo Zoom, la collana di “storie divertenti” ad Alta Leggibilità pensata per ragazzi dagli 8 agli 11 anni, la casa editrice biancoenero – una delle prime realtà ad affrontare il tema della dislessia con un progetto editoriale ad Alta Leggibilità – porta in libreria Zoom Gialli. Zoom Gialli è divertente come Zoom, è leggibile come Zoom (grazie alla nuova font biancoenero©, disegnata rispettando accorgimenti visivi che facilitano la lettura di tutti, in particolare dei lettori dislessici) e così come tutti i libri della collana Zoom anche questa collana è Letta e approvata dalla Redazione Ragazzi all’interno di un progetto che biancoenero edizioni porta avanti con le scuole e le biblioteche. Ma a differenza di Zoom questa nuova collana è dedicata ai gialli: tiene il lettore sulle spine e racconta storie strabilianti di piccoli detective e segreti da svelare.

Nella stessa collana anche “Detective al mare”, il libro di Mila Venturini con le illustrazioni di Sara Gavioli, perfetto per una facile e avvincente lettura anche sotto l’ombrellone.

Aspettando Pordenonelegge: 18-22 settembre

pnlegge2013PORDENONE – Dal 18 al 22 settembre 2013 si rinnova l’appuntamento con pordenonelegge, la Festa del Libro con gli Autori. Giunta quest’anno alla sua XIV edizione, pordenonelegge è una tra le più attese manifestazioni dell’agenda culturale italiana poiché è l’evento che ha la forza di immaginare il mondo di oggi e di raccontarlo con immediatezza e profondità attraverso voci qualificate e parole che “pesano”. L’idea di cultura che il festival propone è infatti inclusiva, senza pregiudizi: dalle provocazioni letterarie alle discussioni d’accademia fino alle contaminazioni con cinema e teatro. Ciò che conta è la qualità del racconto e la sua capacità di afferrare le linee di tendenza, i dubbi, gli stimoli e le innovazione della realtà che ci sta davanti tutti i giorni e che spesso non comprendiamo. Lo scorso anno, distribuiti nei cinque giorni del Festival, gli oltre duecento appuntamenti sono stati affollati da una pacifica invasione di appassionati del libro, che cercavano nella ricca offerta del programma quel particolare percorso di dialoghi, incontri e conferenze in grado di diventare un itinerario della propria immaginazione: la “loro” pordenonelegge.

 

Tra i nomi di questa edizione: Enrico Brizzi, Patrizia Cavalli, Lidia Ravera, Paolo Giordano, Carlo Lucarelli, Chiara Gamberale, Romana Petri e Antonio Pascale.

 

“Lampedusa”: un’iniziazione alla bellezza.

LampedusaGiulio Gasperini
AOSTA – Troppo spesso, negli ultimi anni, ricordata nelle cronache per essere il primo suolo d’Europa dove migranti approdano rischiando il mare e aggrappandosi al sogno di una libertà e di un benessere altrove negati. Il suo mare è spesso accostato a un cimitero, a una tomba impietosa che inganna e non restituisce. Ma Lampedusa è ben altro rispetto a questa immagine dei nostri Anni Dieci: Rafael Argullol, nel suo romanzo breve “Lampedusa. Una storia mediterranea”, edito in Italia nel 2012 da Lantana Editore, ci restituisce una visione ben diversa dell’isola, in un tempo più lontano ma non troppo remoto.
Argullol fu sull’isola nel 1975, quando non era che un “frammento di deserto in mezzo al mare”. Sulla nave che lo stava portando, conobbe Leonardo Carracci il quale donò allo scrittore una storia straordinaria, quella della sua vita e del suo legame con Lampedusa. Sicché il romanzo registra una virata decisiva: attraverso un cambio di narratore (e di punto di vista) è il Carracci stesso a farsi narratore, a svelarci i motivi per cui la sua storia è così indelebilmente allacciata con l’esistenza (e l’essenza) dell’isola. Il Carracci ci riporta indietro nel tempo, alla fine degli anni ’30, quando “l’indigenza degli abitanti dell’isola era totale. Non avevano elettricità e la pochissima acqua, sempre salmastra, doveva essere estratta con fatica da pozzi molto profondi”; ma quando lo spirito degli abitanti era forte e fiero, temprato da un rapporto diretto con la natura: il confronto poteva anche essere aspro e rischioso ma sempre rispettoso e corretto.
“Lampedusa” è un romanzo sulla bellezza allo stato primigenio, quasi “selvaggia”: su quello spirito, quel richiamo ancestrale e arcaico che ci appartiene e ci connota nell’intimo. Quel brivido che ci coglie ogni volta che assistiamo alle più diverse manifestazioni della bellezza: da uno scorcio naturale alla scoperta di una passione al superamento di un limite. È questa la bellezza che connota tutte le altre, anche quelle più posate e all’apparenza tranquille, che giacciono nei musei, che si impolverano alle pareti, che si consumano alla furia degli elementi. La bellezza è un mare scintillante, un vento potente, un tramonto infuocato: è il richiamo di una vita pura, cristallina, che in alcuni luoghi della terra riesce a distinguersi dal ritmo soffocante e alienante delle scadenze, dei compiti, degli appuntamenti.
Qua, a Lampedusa, nel romanzo di Argullol, la terra si calpesta con la pianta dei piedi nudi, il mare diventa non più una tomba ma una culla che mette alla prova ma che tanto anche regala, l’aria diventa balsamo rinfrescante, le rocce non sono deserto ma fondamenta sicure sulle quali contare, l’orizzonte non è una gabbia ma si converte in opportunità, si scontorna nell’attesa di qualche fatidico evento che arriva, ci prende e ci cambia per sempre la vita.

LeggereManfredonia, libri, gusto e memoria fino a domenica

-leggere-manfredonia-2013FOGGIA – Si apre oggi, venerdì 12 luglio 2013, la seconda edizione di LeggereManfredonia, festa del libro al confine tra letteratura, gastronomia, arte e musica. Fino a domenica 14 luglio, la cittadina pugliese farà da cornice  a un evento culturale e imprenditoriale che investe in conoscenza, ponendo al centro dell’attenzione il libro, il primo e più importante veicolo di apprendimento, oggi affiancato da nuovi e più moderni mezzi di diffusione della cultura. LeggereManfredonia, che ambisce a diventare uno degli appuntamenti culturale più prestigiosi della Puglia e del Sud Italia, quest’anno avrà un ricco programma di eventi scandito da confronti, musica e reading, grazie anche alla collaborazione con Andrea Pacilli Editore e con la compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi.

 

Questo territorio – diviso tra i monti del Gargano e il mare Adriatico – è ricco di storia, tradizione e cultura e ha rappresentato, nei secoli, un luogo di arrivo e di partenza, un crocevia di etnie e spiritualità. Tutti questi elementi si fondono e rappresentano le basi da cui parte questa seconda edizione di LeggereManfredonia, un’edizione in cui si parlerà delle risorse e delle difficoltà di questi luoghi, della bellezza e del fascino dei racconti che questa terra ha ispirato attraverso un percorso dedicato alla lettura, al libro, al gusto e alla storia.
Sabato 13 luglio il programma darà spazio alla memoria con la presentazione del libro “Il pianto della miniera” (Edizioni Eduso&Co) di Salvatore Mangiacotti. Il libro è un omaggio storico e sociale alla miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo, una risorsa cruciale per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e per le sorti del territorio garganico per oltre quarant’anni. A LeggereManfredonia Salvatore Mangiacotti, il giornalista Maurizio Tardio, Gaetano Falcone, commissario Autorità Portuale di Manfredonia e Antonio Prencipe presidente dell’associazione Se.di.ci si confronteranno sulle politiche indistriali del Sud partendo dalla memoria. La memoria è una miniera che dal 1936 al 1973 diede lavoro a 800 persone, che negli anni vide morire nelle sue arterie 27 minatori e che rappresentò una sorta di rinascita e una scommessa per il futuro. A quarant’anni dalla chiusura della Montecatini (attuale Edison) i luoghi della miniera rappresentano un patrimonio archeologico industriale da non sottovalutare e dimenticare. Anche di questo, con la proiezione del documentario “Il Gargano raccontato da Giuseppe Sala”, le letture e il commento musicale a cura della Compagnia teatrale “Bottega degli Apocrifi” si parlerà a LeggereManfredonia.

 

QUI il programma della manifestazione

“I compagni del fuoco”: generazioni ai ferri corti

Compagni del fuocoMichael Dialley
AOSTA – Come reagiscono gli adulti, oggi, ai comportamenti e alle azioni delle nuove generazioni? Le risposte possono essere tante e svariate, alcune persino difficilmente indagabili. Nel romanzo “I compagni del fuoco”, edito da Laurana editore (2013), Ernesto Aloia vuole consegnarci la sua risposta, ponendosi l’obiettivo di raccontare la reazione di Valerio allo strano, e preoccupante, comportamento del figlio Seba.
L’indagine porta, però, a un inesorabile sgretolamento delle convinzioni e dei pilastri su cui il protagonista ha vissuto fino a quel momento, in ambito lavorativo, familiare e anche intimo.
È proprio questo il centro assoluto del romanzo: viene data importanza e visibilità al comportamento di Seba e al contesto nel quale vive Valerio, ma è la reazione di quest’ultimo a essere scandagliata e analizzata realmente, con grande attenzione e interesse.
“Compagni di fuoco” è un romanzo che da un lato contribuisce a dare risposte a interrogativi reali, ma può anche sconvolgere il lettore, mettendolo di fronte a una realtà che si tende a ignorare se non addirittura a fuggire. Proprio questo è in sostanza l’errore compiuto da Valerio nel suo percorso di vita: aveva e si era creato delle convinzioni, dei pensieri che poi nella realtà e soprattutto nel contesto dei primi anni del Terzo Millennio si sono rivelati sbagliati, antichi, vani.
Senza dubbio la generazione degli anni Sessanta e Settanta (per citare quella degli attuali genitori di adolescenti) ha una mentalità ben diversa, ma questo non significa certamente che tutti si sconvolgono di fronte a quella dei ragazzi del nostro nuovo millennio: credere nei propri valori e nelle proprie convinzioni è fondamentale, ma è necessario anche aprire la propria mente, abbattere le barriere, “uscire dagli schemi” per poter comprendere, e magari conciliare, il nuovo pensiero, la nuova società, le nuove idee.

“Ce l’ha un libro marrone?”: le poche idee (ma confuse) dei frequentatori di librerie.

ce_l_hai_un_libro_marroneGiulio Gasperini
AOSTA – Dà sempre un brivido di dispiacere il pensiero che la figura professionale del libraio stia scomparendo. Si intende, non quella del commesso che digita un titolo sul computer e va a scovarti il libro perso sugli scaffali della libreria vasta come un campo da calcio; si intende quel libraio che è, prima di tutto, un raffinato conoscitore della letteratura, che sa dare consigli e giudizi, e che è il primo critico del prodotto che si trova a vendere. Di questi librai ne sopravvivono pochissimi esemplari, spesso persi nei più remoti angoli di mondo, sempre in agguerrita lotta contro la comodità di internet e l’impersonalità delle grandi catene. Leonardo Oliva è uno di questi: a San Giovanni Valdarno gestisce un caffè letterario, il Fahrenheit 451 (un nome altisonante, che spesso viene equivocato: “Per via del profumo, immagino”), dove la letteratura è un punto di riferimento, prima che una voce di bilancio. E per Ouverture Edizioni ha pubblicato “Ce l’hai un libro marrone?”, un divertente campionario di strafalcioni e orrori quotidianamente pronunciati dai clienti della sua libreria. Il sottotitolo del volume riprende il fantastico romanzo di un altro toscano DOC, Luciano Bianciardi, non solo grande romanziere ma anche grande teorico del “lavoro culturale”: “L’agra vita di un librario”. Perché vivere a contatto con libri e pubblico non sempre è facile e può portare a fraintendimenti, crisi, arrabbiature e discussioni accese.
Come la signora che cercava l’11 settembre della Fallaci: “Con molta immaginazione c’è da credere che si trattasse de ‘La rabbia e l’orgoglio’, ma la signora è uscita stizzita perché del titolo era assolutamente certa”; o come chi cerca “un libro da 10 euro e 50” o uno “scritto da uno che si chiama Davide”. E c’è anche chi cerca i “libri bisex che vanno bene per tutti” o chi confonde la libreria per qualche altro negozio: “Avete un libro pressa per i fiori?”.
Al di là del campionario favolistico e persino grottesco delle richieste che il libraio si vede rivolte ogni giorno del suo lavoro, è gratificante – e persino un po’ tenera – l’immagine di un libraio che ancora dialoga coi suoi clienti, ne percepisce gli umori e ne dosa gli sfoghi convergendo sulla letteratura.

 

Non si tratta di ridicolizzare l’ignoranza o di prendere in giro l’incuria culturale: è un omaggio – un divertissement – per celebrare la libreria e le persone che ancora – è il caso di dirlo – hanno il coraggio e la costanza di frequentarle. E chi, soprattutto, ha il coraggio di resistere e cercare di tenerle aperte.

“C’era una volta una storia”

c'era una volta una storiaGiulia Siena
ROMA 
“C’era una volta una storia. La storia abitava in un libro. Il libro era di un bambino, ma il bambino non sapeva leggere. Però guardava le figure, così della storia sapeva già molte cose, tutte interessanti.” Negli Albi della casa editrice Topipittori arriva un nuovo libro, “C’era una volta una storia” di Giovanna Zoboli e Camilla Engman.

 

Prima di andare a nanna il libro si apre, la mamma inizia a leggere e il bambino segue affascinato quelle immagini che si creano davanti ai suoi occhi. Il libro si chiude, la luce si spegne e il bambino vuole che quella storia continui, vuole far conoscere la magnifica storia anche al suo amico orsetto. Allora comincia nuovamente il racconto: le parole scritte lasciano il posto alle immagini e la fantasia del piccolo protagonista accompagna questa storia tra omini neri, ciliegie, alberi in Giappone, calzini danzati, fino ad arrivare al sole. Quando il sole sorge e la mamma riapre le finestre il viaggio nella magia della notte finisce e il racconto può essere nuovamente riscritto.

 

“C’era una volta una storia” è un libro che gioca con le parole, lo fa spontaneamente così come la fantasia di un bambino associa le immagini e le lascia libere di creare un mondo astratto.
Per questo libro le autrici si sono spogliate delle sovrastrutture dei “grandi”, hanno messo da parte le logiche e i programmi e si sono avventurate in una magnifica storia, fatta di parole e immagini.

Pickwick: un nuovo marchio, tanti libri

PickwickROMA – Pickwick è un pesce di colore arancio e, vista anche la stagione, comincia oggi a nuotare sulle copertine di 80 nuovi libri. Nato da Sperling & Kupfer Editori ed Edizioni Piemme, Pickwick è un nuovo marchio editoriale che si pone l’obiettivo di conquistare una posizione di leadership nel mercato italiano dei tascabili con un’offerta completa che va dai romanzi ai self-help, passando per thriller, storici e young adult, fino ad arrivare ai saggi e alla spiritualità. Tra i primi Pickwick c’è “The Dome” di Stephen King (da cui la serie Under the dome in onda su Rai2 dal 14 luglio), “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa (con una nuova prefazione dell’autore) e molti altri successi di scrittori del calibro di  Khaled Hosseini, Stephen King , Jo Nesbo Lauren Weisberger, Nicholas Sparks, Michael Connelly, Pietro Grasso, Guillaume Musso, Danielle Steel, Yann Martel, Hernan H. Mamani, Barry Sears, Gigliola Braga, Anna Guglielmi, Deepak Chopra.

Riprendendo il nome del celebre romanzo di Charles Dickens del 1836, “Il circolo Pickwick” appunto, il nuovo marchio punta sulla varietà di generi, sui grandi autori e sul pratico formato, senza dimenticare il prezzo vantaggioso. Infatti, i primi libri in catalogo saranno venduti a un prezzo compreso tra gli €8,90 ai €10,90, a cui si aggiungerà uno sconto del 25% dal 12 luglio all’11 agosto.

 

 

 

“Walter Sickert: a conversation”. L’interessante riflessione di Virginia Woolf sul binomio arte-scrittura

imagesAlessia Sità

ROMA –Non è di questo nostro tempo uno scrittore in grado di scrivere una vita come Sickert la dipinge. Le parole sono un mezzo espressivo impuro; meglio esser nati nel regno silenzioso della pittura”.

Conosciuta come una delle principali scrittrici del Novecento, Virginia Woolf continua a sorprenderci anche nel ruolo di raffinata saggista. In “Walter Sickert: a conversation”, pubblicato da Damocle Edizioni nella collana “I Tascabili”, la scrittrice intraprende un’interessante riflessione sull’arte di uno dei più apprezzati pittori inglesi: Walter Richard Sickert.  Una conversazione immaginaria, svoltasi durante una fredda sera di dicembre, diventa il pretesto per iniziare ad argomentare su “i canovacci di Sickert” e sul binomio arte-scrittura.

Con grande maestria ed estrema eleganza, la Woolf estrapola  i personaggi dei quadri per dar loro un’interpretazione e una narrazione originale, al fine di indagare sulle ragioni del successo dell’artista. La figura enigmatica del pittore, noto per la sua passione a ritrarre persone per strada, ambienti urbani o maschere della società, diventa fondamentale anche per esprimere il ruolo talvolta vano della parola di fronte alla meraviglia dell’arte : “ […]   la pittura e la scrittura hanno molto da dirsi l’un l’altro, nonostante debbano alla fine separarsi”.

 

L’obbiettivo dell’immaginaria conversazione sembra essere quello di evidenziare il parallelismo fra i  dipinti di Sickert che si trasformano in narrazione e biografie e la bellezza della poesia, che molto spesso brilla di luce artistica.
Con uno stile elegante e accurato, la Woolf ci regala un inedito scritto che ha il merito di far evadere il lettore dalla canonica concezione artistica e “dalla volgarità della vita”.

Premio Strega 2013, chiedimi dove erano i libri.

strega1Giulia Siena
ROMA
  “Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro”. Spiazza una risposta così; spiazza perché siamo abituati a cercare del buono e del romantico in ogni cosa, soprattutto quando si parla di libri. Ma Walter Siti non è così e non lo è stato neanche durante la serata letteraria più mediatica dell’anno. Non lo è stato neanche quando, dopo essere stato proclamato il vincitore della 67esima edizione del Premio Strega con 160 preferenze su 412 votanti, ha aperto la sua bottiglia di Strega e ha sorseggiato un po’ di liquore per la gioia dei fotografi; mentre la platea era ancora troppo concentrata sul buffet. Di libri, poi, durante la serata non se ne son visti… la vera grande pecca di un Premio letterario.

 

“Resistere non serve a niente” (Rizzoli), il libro vincitore, è la storia di Tommaso, un ragazzo che non ha mai risolto il suo rapporto con l’infanzia, forse anche per questo ama giocare con i numeri e con la finanza. Per lui il possesso è una forma di piacere, l’unico valore in cui credere e la ragione per la quale il bene e il male si confondono. Un’attualità, quella che descrive lo scrittore modenese, che entra quasi con prepotenza al Premio Strega facendosi ascoltare perché Siti è l’autore che riesce ad “ammaestrare e far capire cose che giacciono nell’inconscio personale e collettivo”. E mentre Siti aveva il sostegno – anche solo morale – di Emanuele Trevi che dopo essere stato nella giuria del Premio per quasi venti anni lo scorso marzo si è ritirato dichiarando che avrebbe sostenuto comunque Siti, oggi Alessandro Perissinotto – il secondo classificato strega4(78 voti) di questa edizione 2013 – si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Per l’autore de “Le colpe dei padri” (Piemme) l’atteggiamento di Trevi è stato poco corretto, perché in qualche modo ha influenzato gli Amici della Domenica prima che questi arrivassero a leggere tutti i libri. Ma le polemiche, caro Perissinotto, fanno parte di questo Premio tanto amato, tanto chiacchierato e tanto criticato; le supposizioni, poi, sono lo sfondo su cui si muove, da oltre mezzo secolo, lo Strega. Ma le dichiarazioni odierne dell’autore de “Le colpe dei padri” non scalfiscono, comunque, l’immagine che ieri ci aveva dato di sé. Perissinotto ieri sera ci aveva conquistati – oltre che per l’intenso romanzo e la sua lettera ai lettori – anche per la sua affabilità. “Le colpe dei padri” è la storia di Guido Marchisio, uomo di successo e fascino. Ma una data, il 26 ottobre 2011, segna il cambiamento, il declino dentro e fuori la sua vita. Da semplice curiosità, l’esistenza di un sosia o di un doppio dimenticato, da questo momento diventano per Marchisio una vera e propria ossessione. Perissinotto fonde così in modo magistrale i sentimenti personali e i conflitti sociali, portando alla luce, strega3costantemente, il suo legame con la memoria e il suo nostalgico guardare alla ribellione. Al terzo posto (77 voti) della classifica del Premio Strega 2013 si piazza Paolo Di Paolo con “Mandami tanta vita” (Feltrinelli). La storia ideata da Di Paolo è ambientata negli anni Venti quando, durante i giorni del carnevale, Moraldo e Piero scambiano per sbaglio le valigie. Inizia così una storia di amicizia e di attese, illusioni, sogni e rivoluzioni che si dipanano in un Novecento che sempre affascina. E’ firmato Longanesi, invece, il quarto posto di questa cinquina: “Figli dello stesso padre” di Romana Petri (73 voti). Il romanzo è incentrato sulla vita di due fratelli, Germano ed Emilio, due protagonisti così diversi e così pieni di rancore. Figli dello stesso padre, Emilio e strega2Germano, hanno una rabbia e un amore frustrato verso il padre Giovanni, artefice del loro dolore passato e dei problemi presenti. Con 26 voti “Nessuno sa di noi” (Giunti) di Simona Sparaco arriva al quinto posto. Il duro e commovente romanzo dell’autrice romana racconta l’amara gioia della maternità: Luce e Pietro, a qualche settimana dalla nascita del loro bambino, vengono messi al cospetto di una scelta difficile, disumana. Cinque libri, cinque storie da cui lasciarsi coinvolgere, romanzi che meritano di essere letti – come gli altri selezionati e non più in gara – a prescindere dalla fascetta che indossano.

 

Il Ninfeo di Villa Giulia, la magnifica creazione voluta da Papa Giulio II e ormai simbolo del Premio ideato da Maria e Goffredo Bellonci, si è andato così svuotando. Dopo gli applausi, i sorrisi e le telecamere, ora si spengono i riflettori. Speriamo che non si spengano lasciando i libri nell’ombra.