“Beirut, I love you”: il canto d’amore per una terra (ri)trovata.

Beirut I love youGiulio Gasperini
AOSTA – Negli anni ’60 Beirut era considerata la Parigi del Medio Oriente: erano gli anni in cui i divi del cinema affollavano le passeggiate lungo mare e i banchieri e finanzieri controllavano i traffici bancari bivaccando tra palazzi, cocktail bar e languide spiagge. Poi dalla fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 Beirut si tramutò nel teatro di scontri e bombardamenti furiosi e feroci: “Ognuno aveva diritto alla sua bomba”. Una terra martoriata e perseguitata, bersaglio incolpevole di furie avverse e di scelte unilaterali.
L’artista Zena El Khalil, che ha vissuto in Nigeria, negli Stati Uniti e in Italia, decise un giorno di tornarsene ad abitare nella sua Beirut. E ha raccontato il suo rapporto conflittuale con la sua città in “Beirut, I love you” (Donzelli editore, 2009). Il libro è piuttosto un rivivere tramite flash, scene, inquadrature particolari, il suo legame mai estinto né consumato con Beirut, per diventare un incessante canto d’amore, struggente, alle sue radici, alla sua identità che si concretano nel destino crudele di Beirut stessa, nella sua predestinazione alla sofferenza. Prova a viverne lontana, Zena. Prova a cercare di essere sé stessa anche in altre metropoli, dedicandosi al lavoro, alla sua arte, ai rapporti, ai legami. Ma dopo l’11 Settembre ecco che si sente straniera dovunque: e decide che l’unico orizzonte da cui guardare il mondo è là da dove proviene.
Beirut è lo scenario ma si configura anche come protagonista della storia. Ne è la burattinaia e l’attante. È terra di abbandoni dolorosi, di ricordi feroci. Ma è proprio in questa terra arsa, bruciata, che pare più facile far germogliare anche la poesia, far ri-nascere le pulsioni vitali che ogni volta, bomba dopo bomba, vengono messi a dura prova ma covano pulsanti e forti sotto le macerie, sotto i cieli sporchi di incendi e di fumi, come una necessità sottopelle di rivalsa, come un coraggio perenne di risollevare la testa che non conosce domatori né dominatori e che punta sempre alla vittoria finale.
Perché su Beirut pare abbattersi un destino sempre avverso, crudele, rabbioso e feroce. Come Oriana Fallaci la dipinse nel suo “Insciallah”, nei primi anni ’90. Come un carnaio; pulsante vita e avventure, paure e tranelli. Beirut è dominata da pulsioni contrastanti e divergenti: la morte e la vita, lo splendore e la tenebra. A Beirut tutto è difficile; ma per questo, ancora più appassionante. Zena El Khalil, invece, confida che i venti e i destini avversi riescano a trionfare e a riconsegnare Beirut a un nuovo inizio, a una nuova storia che sia di felicità e di serenità; una nuova narrazione di fiducia e nuova consapevolezza, di arte e di cultura, di orizzonte larghi e di prospettive aperte come il cielo e il mare che la incorniciano. Ed è in questo contesto, in questa città che è nido e trappola, tana e prigione, che Zena compirà il suo percorso di consapevolezza fino alla rivelazione ultima: “Sono così lontana dalla morte”.

Novità: da fine agosto “Noi non dormiamo”

NOI-NON-DORMIAMO_MILANO – Si presenta come una delle uscite più attese dell’estate. E’ “Noi non dormiamo”, il libro di Kathrin Röggla,  pubblicato ISBN Edizioni e in tutte le librerie dal prossimo 29 agosto. “Noi non dormiamo” è un romanzo, un’inchiesta, un’opera teatrale. Dopo aver raccontato la Berlino alternativa della techno e dei lounge bar, Kathrin Röggla si dedica a indagare uno degli oggetti più misteriosi della moder­nità: il sonno di manager, web designer, consulenti aziendali, sta­gisti, accounter e programmatori, attraverso una storia ambientata in una fiera di settore alla quale partecipano tutti i protagonisti, interagendo tra loro.  L’autrice plasma un’avvincente narrazione polifonica, una sorta di flusso di coscienza a più voci, dove l’attuale rapporto fra persona e sistema emerge in tutta la sua complessità.

“Noi non dormiamo” è il ritratto di una società insonne e fondata sul concetto di efficienza, che ha ormai dimenticato la sacralità del riposo: stanchezza cronica, ansia da prestazione, gerarchie ferree e il lavoro che avvolge ogni cosa.
Tra crisi e precariato, ambizioni e arrivismi selvaggi, una generazione votata all’efficienza è disposta a tutto pur di non perdere il lavoro e scalare la gerarchia: persino a smettere di dormire.

 

“Lo slogan: “potrò dormire quando sarò morto”, non lo adatterebbe pari pari adesso, si usava piuttosto una volta, “verso la metà degli anni novanta questo era lo slogan per an­tonomasia”, almeno per la sua generazione. verso la metà degli anni novanta si pote­va ancora dire. certo, a tutt’oggi qualcosa di valido ci sarebbe, ma allora lo si metteva in pratica, appunto. e a pensarci bene, deve dire che era sorprendente, la sua generazione. bisogna immaginarsi quanto sapere veniva accumulato in pochissimo tempo e quanta esperienza. sì, quello che ragazzi poco più che ventenni non avevano raccolto come espe­rienza. adesso naturalmente erano a pezzi, ma una volta che si fossero ripresi avrebbero potuto ripartire da tutt’altro livello”.

“Cosa mi metto oggi? Segreti di stile di una coniglietta fashonista”: i preziosi consigli di Fifi Lapin

imagesAlessia Sità

ROMA – Se l’eterna lotta fra voi e il vostro guardaroba vi strema ogni giorno, sappiate che esiste una soluzione e una risposta a una delle grandi domande esistenziali: cosa mi metto oggi? Per imparare a scegliere capi irresistibili e adatti per ogni appuntamento, leggete l’illuminante guida di Fifi Lapin, “Cosa mi metto oggi? Segreti di stile di una coniglietta fashonista”, di Hop Edizioni. Tanti consigli pratici e glamour, ispirati alle grandi passerelle, vi aiuteranno a scoprire l’outfit giusto da indossare scongiurando pericolosi errori di stile, che potrebbero compromettere inevitabilmente il corso della vostra giornata. Pagina dopo pagina, questo straordinario diario vi svelerà tutti i segreti su come vestire casual senza sembrare trasandate, su come ravvivare vecchi capi abbandonati nell’armadio e su come scovare gli ultimi‘must-have’ dell’arte contemporanea. Ad arricchire il piccolo ‘vademecum’ non sono solo le imperdibili ‘chicche’ di Fifi, ma anche le interviste a stilisti e maestri di moda (Eley Kishimoto, Emma Hill, Barbara Hulanicki, Michael van der Ham, Erdem, Anna Sui, Paul Smith), le ricette detox, i consigli di make up e molto altro ancora.

Che si tratti di un red carpet o di un appuntamento romantico, la simpatica coniglietta ci insegnerà come essere fashion in qualsiasi situazione, imparando ad esprimere la nostra personalità e cercando di ottenere il massimo dal nostro aspetto.
Con grande senso dell’umorismo, Fifi condivide il suo patrimonio di conoscenze per aiutare tutte le sue ‘amiche fashioniste’ a diventare creative e a osare un po’ di più, rimanendo sempre fedeli a se stesse. Ricordate: “il più bel vestito è la pelle di una persona, ma di certo la società richiede qualcosa di più” (Mark Twain).

 

Leggi QUI l’intervista a Lorenza Tonani, direttore editoriale Hop Edizioni.

“La leggerezza perduta” e la lezione del superfluo

Leggerezza-copGiulia Siena
ROMA
“Dopo secoli e secoli di gloriosa tranquillità, il nostro glorioso borgo si trova oggi ad affrontare un problema di un certo peso. Il nostro glorioso castello è diventato troppo pesante e rischia di cadere dalla nostra gloriosa nuvola. Perciò ordino che ciascuno si liberi di ciò che è superfluo, buttandolo giù dalla torre più alta. Solo in questo modo riconquisteremo la gloriosa leggerezza che ci ha consentito di vivere qui per gloriosi secoli e gloriosissimi millenni”.

In “La leggerezza perduta”, il libro di Cristina Bellemo e Alicia Baladan pubblicato da Topipittori, Re Celeste Centoventitré (successore di centoventidue re Celeste) si trova ad affrontare questa strana problematica: il suo regno, appoggiato su una nuvola, sta perdendo la sua leggerezza. Come fare? Cosa fare affinché l’intero borgo con sudditi, case e castello non cada nel vuoto del cielo stellato? Il re Celeste deve reagire alla sua proverbiale sbadataggine e prendere una decisione. Il suo regno è in pericolo. Allora decide: il suo glorioso regno deve fronteggiare l’emergenza sbarazzandosi del superfluo perché è il superfluo che mina alla tranquillità e alla leggerezza della nuvola. Deve costruire, lontano, un Museo del Superfluo per trasportare e e allontanare tutto quello che grava sul suo glorioso regno. “Ma cosa è il superfluo?” Si chiedono i sudditi stupiti. Cercando sul vocabolario scoprono che il superfluo è tutto ciò che non è strettamente necessario. Allora, per alleggerire il proprio regno, possono rinunciare alle arrabbiature e agli oggetti strani, ai sensi di colpa e alla tristezza, ma possono tenere i sogni e le speranze, quelli non pesano!

 

Le parole di Cristina Bellemo e le illustrazioni di Alicia Baladan ci regalano un libro che non solo parla di sogni, decisioni e leggerezza con parole semplici e fatate, ma rende queste sensazioni palpabili. Attraverso questo magnifico albo illustrato riusciamo a respirare, a essere avvolti in questa nuvola che mano mano, con l’andare del racconto, si alleggerisce e ci porta con sé rendendo tutto più semplice.

 

 

Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica, a Roma fino a giovedì 25 luglio

letteratura_ebraica_rmROMA Un paese per giovani. E’ questo il tema della sesta edizione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica in programma a Roma fino a giovedì 25 luglio. Un paese per giovani perché sottolinea l’intenzione del festival di valorizzare le nuove energie e le nuove idee, la creatività, la capacità di accogliere le nuove sfide della modernità, pur nell’inquietudine e nella fragilità, sempre ricche di potenzialità, che caratterizzano la gioventù. E da questo tema si è partiti sabato 20 con un grande evento, La Notte della Cabbalà, manifestazione inaugurale che ha dato il via alla kermesse che prenderà vita nella zona del Vecchio Ghetto Demolito, tra il lungotevere De’ Cenci e via del portico D’Ottavia e tra via Arenula e il Teatro di Marcello. La Cabbalà – che nasce e si sviluppa intorno al XII secolo – non ha mai cessato di essere una risorsa fondamentale per la lettura e la comprensione della tradizione ebraica e del mondo in generale. Gli argomenti trattati dalla Cabbalà sono vastissimi: si parte dalla Creazione del mondo e dall’essenza stessa di Dio per arrivare ai rapporti sociali tra gli uomini e alla vita quotidiana di ognuno di noi. Per questo motivo, anche oggi, è uno degli ambiti dell’ebraismo che maggiormente affascina e attrae l’interesse di un pubblico non solamente religioso e non solamente di origine ebraica.
“Vogliamo che il medio oriente non sia visto solo come terra di conflitti – ha dichiarato Riccardo Pacifici, Presidente della comunità Ebraica di Roma, presentando il Festival – ma anche di dialogo tra i popoli, cui noi vorremmo dare il nostro piccolo contributo”

Il Festival, promosso e organizzato dalla Comunità Ebraica di Roma e curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann, ha un calendario ricco di appuntamenti, incontri letterari, proiezioni di film e documentari, concerti, mostre, visite guidate e degustazione di piatti kosher.

 

QUI il programma completo della manifestazione

“Certe strade semideserte” sono piene di vita

Marianna Abbate

ROMA – Sicilia. Una parola carica di emozioni, di sensazioni e di profumi. Un sottofondo leggero di musica dal vivo, colori accesi, arance, afa, silenzio. In “Certe strade semideserte” non succede nulla, eppure accade di tutto.

Prende spunto dal verso di Thomas Stearns Eliot, questa antologia di otto racconti pubblicata nella collana Le stanze di L.E.I.MA., la nuova casa editrice palermitana.

Racconti, tutti diversi nello stile, nel messaggio e nel significato. Accomunati da un unico e forte senso dell’immagine. Piccoli quadri, scorci, ritratti e paesaggi. Sogni materializzati e realtà illusorie sono il punto focale di questa curiosa ed elaborata raccolta.

Gli autori hanno un bagaglio culturale molto vario: ci sono i giornalisti/scrittori Giacomo Cacciatore e Valentina Gebbia, il libraio Alessandro Locatelli e Fabio Ceraulo scrittore/blogger che lavora nel campo del turismo, Marco Pomar impegnato tra sport e legalità. C’è anche un’eclettica artista che crede nella contaminazione dei linguaggi Elvira Seminara, Maria Grazia Sclafani presidente di un’associazione di volontariato e Alessandro Savona, di professione architetto, ma scrittore di successo per passione.

Autori molto diversi tra loro, accomunati da un forte talento per la scrittura e dalla passione per la propria terra d’origine.

Le storie sono molto brevi, quanto basta per affezionarsi al protagonista, per poi salutarlo in tutta fretta e innamorarsi di quello successivo.

 

Un libro costruito ad arte, adatto ad una lettura frammentaria, come anche ad essere divorato tutto insieme, come in un variegato menù di letture.

Novità: “Rubare la vita agli altri” è un po’ il mestiere dell’attore

rubare la vita agli altriROMA“Il cielo sopra Taranto è azzurro, come in quasi tutte le altre città del mondo.
Ma il nostro tramonto è molto più bello.
Il perché l’ho saputo da un direttore della fotografia: ‘Sai chi dovete ringraziare per quel tramonto? I fumi dell’ILVA, che filtrano le rifrazioni della luce del sole’.
Per questo c’è quel rosso fuoco unico al mondo”.

 
Michele Riondino smette per un attimo i panni di attore e scrive. Ma forse i panni non li toglie, usa la sua esperienza di attore per raccontare la passione, il teatro. In “Rubare la vita agli altri”, pubblicato da Fandango, Riondino racconta il suo viaggio.
Michele nasce nel quartiere operaio Paolo VI di Taranto, tra i caseggiati bianchi costruiti a due passi dal più grande complesso siderurgico del Mediterraneo. I ragazzi che vivono tra quelle larghe strade desolate e i grigi casermoni di cemento sono i protagonisti di un’educazione alla vita. Le avventure adolescenziali hanno un sapore epico, la strada sa insegnare mille cose ma non turba e corrompe mai i loro sogni. Perché quello che più importa a quell’età sono le passioni: la poesia, la musica, il teatro. “La setta dei poeti estinti” nasce così, ispirandosi all’Attimo fuggente di Peter Weir. Nel gruppo c’è Michele, che compone testi, che ha imparato a suonare la chitarra e partecipa ai primi laboratori teatrali che si tengono in città. Ma non basta, serve altro. Un giorno a tavola, con la famiglia presente, comunica a tutti la sua decisione. Il padre è sorpreso, sognava un figlio all’università e invece, se le cose andranno bene, se lo ritroverà attore. Michele pensa in grande, Taranto gli sta stretta, vuole provare a cambiare il corso degli eventi, e un provino per l’Accademia “Silvio D’Amico” sembra l’occasione che aspettava. Riprenderà a respirare, una volta a Roma, accelerando e frenando un po’ per stare dietro a questa nuova vita. E il teatro, non resterà solo un’aspirazione ma la sua diventa una missione. Michele Riondino racconta la sua storia, quella di un ragazzo che ha scommesso sulle passioni vere, ripercorrendo il viaggio dalla periferia al centro, dal buio alla luce, dalla indecisione al successo.

“Dio, come ti Olio!”, una sfrenata passione per l’extravergine

dio-come-ti-olioLECCE“Dio come ti Olio!”, secondo volume della collana Dove c’è Gusto de Il Raggio Verde Edizioni, è un libro che parla di ricette e racconti legati all’olio extravergine di oliva. Grande protagonista del volume curato da Leda Cesari e fotografato da Bruno Barillari è questo ingrediente antico e prezioso che per le sue proprietà e la sua prosperità nella regione, è stato soprannominato “l’oro giallo di Puglia”. Infatti il libro è un racconto e un viaggio nella Puglia, regione che fin dall’antichità è stata uno dei territori simboli della produzione olivicola nazionale.
“Dio, come ti Olio!” fa un’ampia presentazione storica e burocratica (con le normative recenti) sull’olio extravergine di oliva quale alimento ed elemento di un patrimonio paesaggistico da valorizzare e tutelare. Inoltre, vengono proposte una serie di ricette che accostano la tradizione del cucinare in casa (Dio, come ti Olio! a casa) alla tendenza di mangiare fuori dalle mura domestiche (Dio, come ti Olio! al ristorante). Nascono così 45 ricette proposte da alcuni dei più interessanti chef del panorama gastronomico pugliese:  Andrea Catalano, Giovanni Curri, Donato Episcopo, Mario Falco, Alessio Gubello, Gegè Mangano, Alessandra Moschettini, Emanuele Natalizio, Franco Tornese e Ippazio Turco.

Il “Social Zoo” di Aldo Putignano

putignano-social-zooGiorgia Sbuelz
ROMA – Lorenzo è il misterioso protagonista di “Social Zoo”, romanzo di satira sulla scrittura presentato in una forma epistolare inconsueta: il destinatario, lo stesso Lorenzo, non risponde mai alle lettere che riceve, anzi se ne sbarazza cestinandole! A raccoglierle con solerzia sarà un sedicente filologo che provvederà a riorganizzarle in ordine cronologico operando dei tagli qua e là a seconda del proprio gusto.
Il risultato sorprendente di questo romanzo di Aldo Putignano, mente creativa ed editore di Homo Scrivens, è un collage vivace dei generi narrativi adoperati dalla scrittura moderna.
Il campionario è vasto e ben rappresentato da ogni personaggio: si passa dal giallo, dove il buffo e troppo scrupoloso Maresciallo Biglioffo indaga su un omicidio che deve ancora avvenire, al fantascientifico, dove tale Jeffrey Consuet, al secolo Goffredo Consueto, vuole,attraverso un romanzo dal titolo sibillino “Terrore dallo spazio profondo”, mettere in allarme l’intera umanità sul rischio di una presenza venusiana sul pianeta Terra. C’è Lucilla perennemente in cerca dell’ anima gemella, con le sue frasi a metà e l’uso/abuso dei punti interrogativi ed esclamativi, e Alberto Sanchez, che vuole diventare un narratore neoverista, per questo insegue un ignaro Personaggio reale, per far sì che il suo romanzo “si scriva da solo”, semplicemente riportando quella che crede essere la vita scialba e prevedibile di uno studente fuori corso di Giurisprudenza.
Tutti si rivolgono a Lorenzo, ma chi sia in realtà non lo scopriremo mai veramente. Mano a mano che si procede con la lettura appaiono indizi, o meglio piccoli segnali sul suo carattere schivo e riservato. L’amico Cesarone lo invita inutilmente a far baldoria in improbabili feste e veglioni di Capodanno siberiani da lui organizzati (il 22 di novembre!) e lo chiama “mistico asceta”; Mariolina Dolcetti gli sottopone trame sanguinolente, omicidi a profusione e sparatorie, per poi finire a lamentarsi di suo marito e di sua figlia e chiudere in tutta fretta le missive con un: “baci baci baci, Mariolina tua”.
C’è quello che il filologo redattore ribattezza “magister anonimus” che racconta in toccanti versi la sua solitudine esistenziale, si percepisce come uomo a metà, fino a capire che, in fin dei conti, dell’altra metà aveva più basilarmente bisogno. Incontriamo poi tutta una serie di personaggi che si contendono la paternità di una poesia sul mare in tempesta, legata dunque ad un sentire corale… indubbiamente fin troppo corale.
Lorenzo è imparziale con le risposte, a tutti concede solo il suo silenzio, lasciando così ai suoi mittenti la facoltà di interpretarlo liberamente. Un’interpretazione che il più delle volte non arriva, perché non importa cosa potrà rispondere Lorenzo, l’importante è scaricare il proprio ego, liberarsi attraverso la scrittura e, più spesso, far finta di praticarla.
Ecco perché alla fine il tutto si presenta come un gigantesco Social Zoo… dove le tipologie umane, come quelle narrative, fanno bella mostra di sé in gabbie che ne limitano la comunicazione reale, e tutto rimane apparente in un autoreferenzialismo costante, che di sociale ha ben poco.
Il dubbio sollevato da un altro personaggio, Enrica Camilleri con la sua tesi di dottorato, è che la scrittura possa far male al fisico e alla psiche. A sostegno della sua intuizione riporta una serie di illustri esempi come Rimbaud, Salinger, Svevo, che decidono di abbandonare la scrittura per “liberarsi dal morbo”, poiché il prezzo da pagare in termini di libertà e dipendenza sarebbe stato troppo alto.
E poi c’è Armida. L’unica che si rivolge veramente a Lorenzo, perché forse è l’unica che lo conosce bene. Armida consegna a mano i suoi biglietti, gli chiede come sta, lo rimprovera perché non sa cosa sia un telefonino, gli fa gli auguri di buon compleanno…
Armida che non sopporta più i silenzi di Lorenzo, che evidentemente non si accontenta di una comunicazione egoriferita, ma vuole di più, vuole entrare in contatto col suo destinatario, raggiungerlo realmente. E’ questo forse lo scopo della comunicazione? E quale quello della scrittura?

 

Putignano non tira le somme, non risponde a quesiti, si diverte e ci diverte offrendoci con intelligenza e tanta ironia una panoramica reale sulle dinamiche comunicative dell’individuo moderno, che passa dal “parlarsi addosso” allo “scriversi addosso” come se fosse un percorso obbligato. Un giro in chat, una scorsa al social network, un frettoloso sms e un altro slalom passivo attorno alle gabbie di questo immenso, variegato ma irresistibile Social Zoo.

“Guida Blu 2013”, tutto il mare che cerchi

Guida-Blu-20131ROMA – Quindici splendidi territori che coniugano con successo buon turismo e qualità ambientale. Sono le località balneari italiane di Sardegna, Puglia, Toscana, Sicilia, Basilicata, Campania e Liguria, che conquistano le 5 vele della “Guida Blu 2013” di Legambiente e Touring Club, per aver saputo puntare sull’ecoturismo. Il merito è quello di riuscire ad offrire vacanze da sogno e di qualità, grazie alla gestione sostenibile di un territorio d’eccellenza, alla salvaguardia del paesaggio, ai servizi offerti nel pieno rispetto dell’ambiente e all’enogastronomia di alto livello. Quest’anno a guidare la classifica delle località balneari premiate con le 5 vele è Posada (Nu), la cittadina sarda è la regina dell’estate 2013, seguita da Santa Marina Salina (Me) e Pollica (Sa) rispettivamente al secondo e terzo posto. Tra le new entry del 2013 Vernazza (Sp) al 12esimo posto, Otranto (Le) 13esima e Nardò (Le) che chiude la classifica delle migliori località. La Sardegna anche quest’anno si conferma la regione con il maggior numero di località a 4 e 5 vele (ben 18), seguita dalla Puglia (11) e dalla Toscana (9). Si confermano al top anche la Sicilia, la Liguria e la Campania che piazzano tra le prime 15 ben 4 località: San Vito Lo Capo (Tp) e Santa Maria Salina (Me), Vernazza (Sp) e Pollica (Sa). Bene anche la Basilicata con Maratea (Pz). Le località premiate si dimostrano essere esempi modello nel settore dell’ecoturismo in grado di far conoscere la forza e la bellezza dei territori italiani riuscendo a rilanciare l’economia locale.

 

“La Guida Blu – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – è il risultato di una felice e longeva collaborazione con Legambiente. Lavorare insieme per fini e obiettivi comuni è, senza dubbio, il miglior modo per diffondere i valori condivisi e il prodotto che presentiamo oggi testimonia il desiderio di promuovere un turismo balneare sostenibile che tuteli il nostro paesaggio e le nostre coste. La Guida Blu, come ogni anno, non si limita a valutare le caratteristiche naturali ed ambientali delle spiagge italiane, ma vuole anche premiare quelle località che offrono un’accoglienza eccellente, combinando le bellezze del paesaggio con un’ottima gestione, la giusta accessibilità e i servizi accessori”.

La Guida Blu accontenta anche gli amanti dell’acqua dolce con la sezione dedicata alle località di lago e una classifica delle migliori località lacustri. Delle 75 località segnalate, sei hanno meritato le 5 vele. Capolista in questo caso è Tuoro sul Trasimeno (PG), sull’omonimo lago, che è riuscita negli anni a conciliare importanti flussi turistici con la tutela del paesaggio e di ambienti di grande valore naturalistico. In questo contesto ben si inserisce la scelta di favorire quelle pratiche sportive all’aria aperta che sono compatibili con l’ambiente e sono diventate occasioni di rinaturalizzazione di luoghi restituiti alla fruizione di abitanti e turisti. Secondo posto in classifica per Appiano sulla Strada del Vino (BZ) sul Lago di Monticolo, seguito da Fiè allo Sciliar (BZ) sul Lago di Fiè nell’Alto Adige, Massa Marittima (GR) sul Lago dell’Accesa, Molveno (TN) sull’omonimo Lago in Trentino e Bellagio (CO) sul lago di Como.